Ripescaggio Italia ai Mondiali, il tentativo della disperazione
La Gazzetta dello Sport dice la sua su quello che in molti hanno definito il tentativo della disperazione. Sempre che sia stato operato veramente. “Pablito Rossi, 6 gol per farci re nell’82. Totò Schillaci, gli occhi di fuoco delle Notti Magiche. Roby Baggio ci tirò giù dall’aereo a Usa ’94. Gli uomini della provvidenza nei nostri Mondiali. Ora ci tocca aggrapparci a tale Paolo Zampolli che si agita tra Donald Trump e Gianni Infantino, il signor Fifa, per scaricare l’Iran dal carrozzone Usa-Messico-Canada ’26 e farci salire l’Italia” si legge tra l’altro.
E ancora… “Ma chi è? Milanese, figlio di commercianti di giocattoli, ha trattato Boeing veri per milioni di dollari. Lontano parente di Paolo VI, senza vocazione alla santità, Zampolli è stato in affari con Jeffrey Epstein e ha fondato un’agenzia di modelle. Aver presentato Melanie a Trump gli ha spalancato il potere. Per l’amico Donald tesse relazioni e mediazioni. Un trequartista tra le linee, un maneggione. Fate voi”.
La vicenda ha origine da un’indiscrezione del Financial Times, secondo cui l’iniziativa di Zampolli rappresenterebbe anche uno “sforzo per riparare i legami fra Trump e la premier Giorgia Meloni” dopo i recenti attacchi del presidente degli Stati Uniti al Papa. Lo stesso Zampolli ha confermato personalmente il pressing sulla Federazione internazionale: “Confermo di aver suggerito a Trump e Infantino di sostituire l’Iran con l’Italia ai Mondiali. Sono italiano, sarebbe un sogno vedere gli Azzurri ai Mondiali negli Stati Uniti. Con quattro titoli, gli Azzurri hanno il pedigree per giustificare l’inclusione”.
Non è peraltro la prima volta che emerge una proposta simile: già nel 2022, in occasione dei Mondiali in Qatar, l’ambasciatore statunitense aveva scritto a Infantino chiedendo l’esclusione dell’Iran e l’inserimento dell’Italia. La partecipazione della nazionale iraniana è in bilico a causa del conflitto con Stati Uniti e Israele: Teheran aveva chiesto alla FIFA di spostare le proprie partite di girone in Messico, ricevendo però un netto rifiuto dalla Federazione.
In Italia, tuttavia, la proposta ha suscitato più imbarazzo che entusiasmo. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato netto: “Oggi ho letto che l’inviato di Trump vuole ripescare l’Italia ai mondiali: la trovo una cosa vergognosa. Io mi vergognerei”. Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del CONI Luciano Buonfiglio: “Innanzitutto non credo sia possibile. Seconda cosa, mi sentirei offeso: la partecipazione a un Mondiale va meritata”. Anche il giornalista Enrico Mentana ha affidato ai social il proprio disappunto, parlando di una prospettiva “squallida e ingiusta, e offensiva per la nostra storia sportiva”.
Dall’altra parte, l’Ambasciata iraniana in Italia ha risposto con fermezza attraverso un post su X: “Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici. L’Italia ha conquistato la grandezza del calcio sul campo, non grazie a rendite politiche. Il tentativo di escludere l’Iran dalla Coppa del Mondo mostra soltanto la ‘bancarotta morale’ degli Stati Uniti, che temono perfino la presenza di undici giovani iraniani sul terreno di gioco”. L’Iran, del resto, si è qualificato regolarmente chiudendo al primo posto il proprio girone nella Zona asiatica.
La FIFA dovrà sciogliere la riserva entro fine aprile o i primi di maggio. Tra le ipotesi sul tavolo figura un mini-torneo di qualificazione che coinvolgerebbe Italia e Danimarca tra le europee, oltre a rappresentanti asiatiche, africane e sudamericane, per assegnare l’unico posto eventualmente rimasto vacante. In pole position per una sostituzione diretta dell’Iran resterebbe comunque una selezione asiatica, con gli Emirati Arabi Uniti in prima fila.
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