Tecnologie energetiche, alert della Iea su catene di approvvigionamento e sicurezza economica

Mar 30, 2026 - 21:30
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Tecnologie energetiche, alert della Iea su catene di approvvigionamento e sicurezza economica

Ormai è chiaro che la nostra è, e sempre di più sarà, l’età dell’elettricità. Far fronte alla crescente necessità di energia però, incrementata ultimamente dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dalla diffusione di imponenti data center, è una sfida che mal si concilia con il fatto che le catene di approvvigionamento per molte delle tecnologie emergenti rimangono altamente concentrate in un piccolo numero di paesi. La questione è al centro del rapporto Energy Technology Perspectives 2026 realizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea). È un volume corposo, ora disponibile online, che in 387 pagine ricche di dati, grafici e tabelle racchiude soprattutto un paio di messaggi. Il primo: oggi più che mai è importante rafforzare la competitività industriale e la diversificazione delle catene di approvvigionamento delle tecnologie energetiche. Il secondo: in questa «age of electricity» che ha per protagoniste una serie catene di approvvigionamento per le tecnologie prodotte in serie, le economie occidentali più sviluppate devono accelerare sulla strada della transizione, fatta di auto elettriche, batterie e apparecchiature per l’energia rinnovabile. Il rapporto rileva infatti che è improbabile che il panorama geografico della produzione per queste tecnologie - di cui la Cina detiene di gran lunga la quota maggiore - cambi in modo significativo prima della fine del decennio, sulla base di progetti di produzione e estrazione e tendenze del mercato.

Per capire quale sia il panorama attuale, i ricercatori della Iea sottolineano che dopo gli ottimi risultati a livello mondiale registrati dalle rinnovabili, il 2024 è stato un altro anno da record per la diffusione del solare fotovoltaico e dell’eolico: «Le nuove installazioni di impianti solari fotovoltaici a livello globale sono aumentate di quasi il 30%, mentre quelle eoliche hanno leggermente superato i livelli del 2023, anch’esso un anno da record. Insieme, il solare e l’eolico hanno rappresentato quasi l’80% delle nuove installazioni di capacità elettrica totale e oltre il 95% della nuova capacità da fonti rinnovabili». In questo quadro complessivo, la Cina in particolare «ha fatto da apripista con il 60% delle nuove installazioni globali, grazie al forte sostegno politico ai sistemi su scala industriale e distribuiti, e alla produzione interna a basso costo che ha reso la generazione solare ed eolica competitiva rispetto al carbone in molte province». La stima della Iea riferisce che le nuove installazioni siano cresciute di circa il 10% per entrambe le tecnologie combinate nel 2025. Gli impianti su tetto e su piccola scala, sebbene più costosi dei sistemi su scala industriale in molti mercati, hanno registrato una rapida crescita, in particolare in Cina e in India (seppur partendo da una base più bassa in quest’ultima), sostenuta da incentivi locali e dalla crescente domanda di autoproduzione».

Sempre riguardo le politiche messe in campo da Pechino e i possibili scenari futuri, gli esperti della Iea scrivono che nel 2025 si stima che il solo mercato cinese è valutato a circa 510 miliardi di dollari e rappresenta quasi la metà del mercato globale delle tecnologie per l’energia pulita.

Ora in questo report, per la prima volta, i ricercatori della Iea includono un’analisi della sicurezza della catena di approvvigionamento “N-1”, valutando cosa accadrebbe se il principale fornitore di una determinata tecnologia venisse eliminato dal mercato. Da questa indagine emerge che la produzione al di fuori del principale paese esportatore – che per la maggior parte delle fasi delle catene di approvvigionamento analizzate è appunto la Cina – potrebbe, in linea di principio, soddisfare la maggior parte della domanda al di fuori della Cina nelle fasi finali della produzione. Tutto bene? No, perché, aggiungono i ricercatori Iea, ogni grande catena di approvvigionamento contiene almeno una fase in cui meno di un quarto della domanda potrebbe essere soddisfatta senza il principale produttore, il che significa che un’interruzione in un singolo anello debole potrebbe mettere a rischio l’intera catena di approvvigionamento.

Le implicazioni economiche delle interruzioni variano a seconda della tecnologia. Un’interruzione di un mese delle esportazioni della catena di approvvigionamento cinese delle batterie ridurrebbe la produzione delle fabbriche di auto elettriche altrove di circa 17 miliardi di dollari, con oltre la metà delle perdite registrate nell’Unione europea. Un’interruzione simile delle esportazioni della catena di approvvigionamento solare cinese ridurrebbe di circa 1 miliardo di dollari la produzione mensile delle fabbriche di moduli fotovoltaici al di fuori della Cina, con il Sud-Est asiatico e l’India che rappresenterebbero oltre il 40% della produzione interessata.

«Molte delle tecnologie fondamentali dell’Era dell’elettricità non sono più mercati di nicchia, ma costituiscono settori importanti e in crescita dell’economia globale. Il loro mercato potrebbe benissimo raddoppiare nel prossimo decennio», sottolinea Fatih Birol, direttore esecutivo della Iea. «Nel cercare di trarre vantaggio da questa crescita, i governi e l’industria devono rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e la competitività industriale per ridurre la concentrazione geografica e garantire che la crescente diffusione di queste tecnologie garantisca anche sicurezza energetica ed economica».

Secondo il rapporto, con le attuali politiche dei governi, il mercato globale delle tecnologie energetiche chiave potrebbe crescere dagli attuali quasi 1,2 trilioni di dollari a circa 2 trilioni entro il 2035, una cifra approssimativamente equivalente alle dimensioni del mercato petrolifero globale dello scorso anno. Con le politiche dichiarate dai governi, la crescita potrebbe essere ancora più forte, con il mercato di queste tecnologie che potrebbe raggiungere quasi 3 trilioni di dollari entro il 2035.

Tra l’altro, con le opportune politiche industriali, la crescita diventa evidente anche tra le tecnologie in fase iniziale. Nel 2025, si legge nel report, gli investimenti in progetti di produzione di idrogeno a basse emissioni sono aumentati dell’80% rispetto all’anno precedente, poiché i capitali si stanno orientando sempre più verso progetti che godono di un sostegno politico più chiaro e di strutture commerciali consolidate. Anche l’implementazione della cattura, dell’utilizzo e dello stoccaggio del carbonio sta procedendo, sebbene molti dei progetti annunciati non abbiano ancora raggiunto le decisioni finali di investimento.

Nel report viene sottolineato infine che il commercio rimane centrale nei mercati delle tecnologie energetiche. E, di nuovo, anche in tale contesto il ruolo che gioca Pechino è da protagonista. Dopo un calo nel 2024, il valore globale del commercio lordo delle principali tecnologie energetiche ha registrato un rimbalzo di circa il 10% nel 2025, nonostante il calo dei prezzi di alcuni prodotti. La Cina rimane la forza dominante nella produzione di tecnologie per l’energia pulita, rappresentando il 60-85% della capacità produttiva in diverse fasi della catena di approvvigionamento. Le esportazioni lorde cinesi di tecnologie per l’energia pulita hanno superato i 165 miliardi di dollari nel 2025, pari a circa il 15% dell’avanzo commerciale complessivo del Paese.

Il rapporto pubblicato dalla Iea sottolinea che il miglioramento della competitività industriale è essenziale per rafforzare la sicurezza della catena di approvvigionamento e che i divari di costo variano a seconda delle tecnologie. Per quanto riguarda le batterie, l’efficienza produttiva e l’automazione spiegano oltre il 40% del vantaggio in termini di costi della Cina rispetto all’Europa. Nella produzione di pale eoliche, i costi energetici e della manodopera rappresentano il 75% del divario nei costi di produzione, mentre nella produzione di wafer fotovoltaici e polisilicio tale percentuale è del 65%.

Nei settori a monte ad alta intensità energetica, come quelli dell’acciaio e dell’alluminio, i costi energetici possono rappresentare più di due terzi dei costi totali di produzione. L’accesso a energie rinnovabili a basso costo potrebbe, a determinate condizioni, consentire alla produzione di acciaio a base di idrogeno di competere in futuro con la produzione convenzionale nei principali paesi produttori di acciaio, tra cui Stati Uniti, Cina e India.

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