Accademia Symposium tra formazione e sostenibilità: il modello Its che funziona

Obiettivo dell’accademia è quello di individuare giovani realmente interessati a un percorso professionalizzante, basato sull’esperienza diretta e sul confronto continuo con le imprese del territorio
In un contesto in cui innovazione, competitività e responsabilità ambientale devono convivere, abbiamo visto che gli Its Academy si configurano come uno dei principali strumenti per costruire competenze immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.
In questo scenario si inserisce l’esperienza dell’Accademia Symposium, con sede a Rodengo-Saiano, in provincia di Brescia, che interpreta la sostenibilità come elemento trasversale della propria offerta formativa, integrando sapere tecnico, pratica e visione sistemica.
Elemento distintivo di questo modello è il forte legame con il mondo del lavoro e con un territorio caratterizzato da una forte vocazione produttiva. La vicinanza alle imprese consente di costruire percorsi formativi coerenti con le reali esigenze del mercato del lavoro, rafforzando il legame tra formazione e occupabilità.
Dall’aula all’impresa: l’intervista al direttore
Per approfondire il modello formativo e il ruolo della sostenibilità, abbiamo chiesto a Giovanni Finotto, direttore dei corsi Its dell’Accademia Symposium, di raccontarci approccio, corsi, progetti e risultati.
Finotto parte dall’offerta formativa, spiegando che “si sviluppa attorno ai principali ambiti dell’agroalimentare contemporaneo: dal marketing e turismo del vino all’enologia e viticoltura sostenibili, dal food quality management ai sistemi zootecnici, fino alle applicazioni più avanzate del precision farming e dell’agritech. Non si tratta di percorsi teorici, ma di esperienze immersive costruite a stretto contatto con il settore“.
Con un metodo operativo chiaro: “Il modello segue quello degli Its, ma in forma particolarmente intensiva: circa duemila ore complessive, di cui la metà svolta direttamente in azienda. Le classi, composte da circa 25 studenti, permettono un accompagnamento personalizzato, anche grazie alla presenza di tutor dedicati“.
Poi aggiunge un elemento chiave: “l’accesso avviene attraverso un processo di selezione che valuta non solo le competenze, ma anche la motivazione dei candidati. L’obiettivo è individuare giovani realmente interessati a un percorso professionalizzante, basato sull’esperienza diretta e sul confronto continuo con le imprese“.
Un percorso formativo basato sulla sostenibilità
Quando portiamo la sua attenzione sulla sulla sostenibilità, la risposta di Finotto è netta: “all’Accademia Symposium, la sostenibilità è una chiave di lettura trasversale. Non è un tema isolato, ma un equilibrio tra dimensione ambientale, sociale ed economica – per entrare nel concreto, spiega il direttore – gli studenti imparano a ragionare in modo sistemico: dalle pratiche di viticoltura biologica alla gestione energetica, fino alla valutazione della sostenibilità economica delle scelte. Il principio è chiaro: la sostenibilità non è un costo, ma un investimento strategico“.
A questa attenzione si affianca la dimensione tecnologica: “parallelamente, integriamo competenze digitali avanzate, come l’analisi dei dati e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Questo consente ai ragazzi di interpretare territorio e mercato con strumenti innovativi, mantenendo un forte legame con la tradizione” spiega.
L’attività svolta nell’accademia ci entusiasma sempre più e, quando gli chiediamo un esempio concreto, Finotto non ha dubbi: “tra le esperienze più significative c’è il laboratorio di micro-vinificazione, realizzato in collaborazione con il Consorzio Franciacorta. Qui il learning by doing trova piena applicazione“.
Infatti, “gli studenti seguono l’intero ciclo produttivo del vino, affrontando scelte tecniche, valutazioni qualitative e gestione degli imprevisti. Non esistono soluzioni predefinite: sono chiamati ad analizzare i problemi e a individuare risposte autonome“.
È in questo contesto che la sostenibilità prende forma perché “ogni decisione incide sull’uso delle risorse, sulla qualità del prodotto e sull’impatto ambientale“.
Il legame con il territorio, sottolinea Finotto, è altrettanto centrale: “le aziende svolgono un ruolo fondamentale. Non si tratta di semplici partnership, ma di una collaborazione attiva nella progettazione dei percorsi formativi. Portano in aula casi reali, tecnologie avanzate e contribuiscono a mantenere i corsi aggiornati rispetto alle evoluzioni del mercato – aggiunge il direttore – Lo stage rappresenta poi il momento in cui tutto questo si traduce in esperienza diretta: è lì che la sostenibilità diventa una competenza concreta“.
Il bilancio sui risultati ottenuti dall’esperienza Symposium
Infine, quando affrontiamo con Giovanni Finotto il tema dei risultati ottenuti da questo progetto formativo, la risposta è chiara. “I cambiamenti più evidenti riguardano gli studenti: maggiore autonomia, capacità di analisi e flessibilità. Le aziende cercano persone capaci di affrontare problemi complessi e di lavorare in team, ed è su queste competenze che insistiamo maggiormente“.
Importante anche il fatto che attorno al progetto si sia sviluppato un vero e proprio ecosistema; conclude Finotto: “molti diplomati continuano a mantenere un legame con l’Accademia, contribuendo a un network dinamico“.
Un modello formativo di questo tipo richiede inevitabilmente risorse economiche importanti e il ruolo dei finanziamenti diventa quindi centrale: “i fondi europei rappresentano un elemento strutturale del nostro modello: permettono di mantenere alta la qualità della formazione, sviluppare laboratori avanzati e coinvolgere professionisti. Come il programma Erasmus+, che offre opportunità di mobilità internazionale e amplia l’orizzonte degli studenti“.
L’Accademia Symposium mostra come formazione, innovazione e sostenibilità possano convivere in modo concreto. Grazie al legame diretto con le imprese e a percorsi esperienziali intensivi, gli studenti acquisiscono competenze immediatamente spendibili, imparando a interpretare ogni scelta professionale attraverso la lente della sostenibilità.
Qui, la sostenibilità non è un ideale astratto, ma una competenza concreta: dall’aula al laboratorio fino all’impresa, diventa il filo conduttore che prepara professionisti consapevoli, flessibili e pronti a guidare le trasformazioni del futuro.
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