Aumenta il deficit dell’area euro a gennaio, crolla l’export verso gli USA

Mar 20, 2026 - 20:30
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Aumenta il deficit dell’area euro a gennaio, crolla l’export verso gli USA

Bruxelles – Si allarga la battuta d’arresto dei flussi commerciali europei: dai dati di Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, emerge che, a gennaio 2026, l’area euro ha registrato un disavanzo di 1,9 miliardi di euro nel commercio di beni con il resto del mondo, mezzo miliardo in più rispetto a gennaio 2025. Nel primo mese dell’anno, le esportazioni di beni europei sono state pari a 215,3 miliardi di euro, mentre le importazioni 217,2 miliardi di euro: si tratta di un aumento del disavanzo nella bilancia commerciale dell’UE rispetto a gennaio 2025, in cui si attestava a 1,4 miliardi di euro. Questo aumento di 0,5 miliardi di euro è imputato a forti fluttuazioni settoriali: l’avanzo dei prodotti chimici è sceso da 24,6 a 16,7 miliardi, mentre il settore energetico ha mostrato un miglioramento, riducendo il proprio disavanzo da 26,2 a 19,2 miliardi di euro. Il dato di gennaio 2026 è un’inversione significativa rispetto all’avanzo di 11,2 miliardi registrato nel dicembre 2025. Per Eurostat, questo scostamento è da ricondurre principalmente alla contrazione del surplus nel settore dei macchinari e dei veicoli, che è passato dai 13,2 miliardi di euro di fine anno ai soli 1,6 miliardi di euro rilevati a gennaio.

Per quanto riguarda l’Unione europea – che comprende anche 6 Paesi che non hanno adottato l’euro come moneta: Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria il saldo di gennaio 2026 ha mostrato un disavanzo di 5,9 miliardi di euro, in leggero peggioramento rispetto ai 5,4 miliardi di gennaio 2025: le esportazioni extra-UE sono scese a 189,2 miliardi (-10 per cento rispetto a gennaio 2025), mentre le importazioni si sono attestate a 195,1 miliardi (-9,5 per cento). Anche in questo caso, il dato segue un surplus di 12,3 miliardi registrato a dicembre 2025, con il settore dei macchinari e veicoli che ha visto il proprio saldo positivo precipitare da 16,2 a 1,7 miliardi di euro. Analizzando i prodotti principali, i beni manifatturieri hanno visto il proprio vantaggio cadere da 23,5 a 13,2 miliardi di euro tra gennaio 2025 e gennaio 2026, con i prodotti chimici in calo da 23,0 a 15,4 miliardi. Di contro, il disavanzo energetico dell’UE è sceso da 29,3 a 21,5 miliardi di euro.

Tuttavia, se si considerano i dati destagionalizzati – serie storiche statistiche ripulite dalle fluttuazioni prevedibili che si ripetono regolarmente ogni anno come vendite natalizie, calo estivo del turismo – la situazione appare leggermente meno drastica: il mese di gennaio 2026 dell’area euro non si è chiuso in rosso, ma con un avanzo di 12,1 miliardi di euro, in crescita dai 10,3 miliardi registrati a dicembre. Anche per l’intera UE la tendenza è simile, con un saldo attivo che sale a 10,3 miliardi di euro (erano 8,7 il mese precedente). Tuttavia, nonostante la tenuta del saldo, emerge un segnale di cautela per quanto riguarda la domanda estera. Guardando all’ultimo trimestre (novembre-gennaio 2026), le esportazioni della zona euro verso il resto del mondo hanno mostrato una flessione dello 0,7 per cento, mentre le importazioni sono aumentate dello 0,3 per cento.

Nel quadro dei rapporti con i principali partner globali, i dati di gennaio 2026 evidenziano tendenze diversificate per l’economia europea. Con la Cina, il disavanzo commerciale dell’Unione è salito a 32,5 miliardi di euro, riflettendo una flessione delle esportazioni a 14,2 miliardi (-4,7 per cento) a fronte di importazioni per 46,7 miliardi (+1,0 per cento). In particolare, Eurostat registra un sensibile ridimensionamento del surplus commerciale verso gli Stati Uniti sceso a 9,2 miliardi dai 18,1 dell’anno precedente: un calo condizionato soprattutto dalla forte diminuzione dell’export verso il mercato americano, diminuito del 27,8 per cento e attestatosi a 34,8 miliardi, mentre le importazioni scese del 14,8 per cento si sono attestate a 25,6 miliardi. Al contrario, migliora il saldo attivo con il Regno Unito, che sale a 16,4 miliardi di euro nonostante una riduzione generalizzata dei volumi scambiati: il commercio verso Londra è sceso a 27,9 miliardi (-1,5 per cento), mentre l’import è calato in modo più marcato (-12,2 per cento), fermandosi a 11,5 miliardi.

Dunque, nonostante la tenuta di fondo evidenziata dai dati destagionalizzati, la lieve flessione delle vendite all’estero registrato nell’ultimo trimestre segnala un possibile rallentamento della domanda internazionale. L’Europa si trova oggi ad affrontare una fase di transizione economica, in bilico tra la contrazione dei propri settori industriali d’eccellenza e i mutamenti degli equilibri commerciali globali.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia