Iran, pre-vertice UE sull’immigrazione: l’Italia e i partner si preparano per eventuali crisi
Bruxelles – Evitare il ripetersi di un crisi migratoria come quella del 2015, ed essere pronti a rispondere, in modo ordinato e condiviso, quale che sia la situazione. La guerra di Israele e Stati Uniti in Iran, insieme alle manovre militari israeliane in Libano, preoccupano i capi di Stato e di governo dell’UE, a cominciare dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che prima dei lavori del vertice dei leader UE ha voluto ospitare una riunione specifica sul dossier immigrazione con altri 15 partner.
Il summit prima del summit è stato ospitato dall’Italia insieme a Danimarca e Paesi Bassi, e ha visto la partecipazione di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Germania, Grecia, Polonia, Lettonia, Malta, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, a cui si è aggiunta anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Il formato non è nuovo, né nella convocazione né nei partecipanti. E’ ormai una consuetudine approfittare del vertice del Consiglio europeo per fare il punto della situazione in materia di politiche di gestione dei fenomeni migratori, ma ciò che cambia è il contesto, e l’attenzione inevitabilmente si sposta.
Meloni e i primi ministri Mette Frederiksen (Danimarca) e Rob Jettenper (Paesi Bassi) hanno voluto insistere sulla necessità di “rafforzare il sostegno europeo alle popolazioni colpite dal conflitto in Medio Oriente“, fanno sapere fonti UE. Questo si traduce in appoggio in varie forme – finanziario, logistico, infrastrutturale – ai Paesi al centro di attacchi e operazioni militari. Per questo come per una eventuale crisi migratoria la parola d’ordine è “coordinamento”. Un concetto su cui Meloni ha battuto il tasto, per evitare di muoversi in ordine sparso e garantire una risposta efficace alla situazione in atto.
La riunione a margine del Consiglio europeo di oggi (19 marzo) conferma dunque i timori per le ricadute non solo economiche di una guerra in cui, anche per questo motivo, i capi di Stato e di governo non vogliono entrare. La paura di ondate di nuovi richiedenti asilo serve a spiegare le ragioni per cui gli europei prediligono la via diplomatica.
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