Cala l’inquinamento atmosferico in Italia, ma fa ancora più di 43mila morti l’anno

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha pubblicato oggi l’aggiornamento dell’Italian Emission Inventory, che fa il punto sulla qualità dell’aria che respiriamo.
Nel periodo 1990-2024, le emissioni di quasi tutti gli inquinanti descritti in questo rapporto mostrano una tendenza al ribasso. Le riduzioni sono particolarmente rilevanti per i principali inquinanti (SOX -96%; NOX -75%; CO -77%; NMVOC -58%), per BC (-67%), cadmio (-64%), mercurio (-65%), piombo (-96%) ed esaclorobenzene (-93%). I principali driver del trend sono costituiti dalle riduzioni nei settori industriale e del trasporto su strada, dovute all’implementazione di diverse Direttive Europee che hanno introdotto nuove tecnologie, più stringenti limiti di emissione degli impianti, limitazioni del contenuto di zolfo nei combustibili liquidi e quindi il passaggio a combustibili più puliti. Altri fattori determinanti per la riduzione delle emissioni sono stati «il miglioramento dell’efficienza energetica e la promozione delle energie rinnovabili».
Il settore energetico – che comprende anche i comparti dei trasporti e del riscaldamento degli edifici – è la principale fonte di emissioni in Italia con una quota superiore all’80%, comprese le emissioni fuggitive, per molti inquinanti (SOX 90%; NOX 90%; CO 91%; BC 87%; PAH 85%, HCB 91% e per il PM2.5 poco al di sotto con il 79%). Il settore dei processi industriali è un’importante fonte di emissioni specificamente legate alla produzione siderurgica, almeno per particolato, metalli pesanti e POP, mentre significative emissioni di SOX derivano dalla produzione di nerofumo e acido solforico; il settore dell’uso di solventi e altri prodotti è invece caratterizzato da emissioni di COVNM. Il settore agricolo è la principale fonte di emissioni di NH3 in Italia con una quota del 91% sul totale nazionale. Infine, il settore dei rifiuti, in particolare l’incenerimento dei rifiuti, è una fonte rilevante di BC (12%), Cd (10%), HCB (9%) e diossine (19%).
Nonostante la qualità dell’aria stia migliorando negli ultimi decenni, l’Italia resta il Paese Ue dove si contano più morti per inquinamento atmosferico: in base ai dati più aggiornati messi in fila dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea), da solo l’inquinante più pericoloso – ovvero le polveri sottili Pm2,5 – miete ogni anno 182.399 vite nell’Ue; all’ozono troposferico (O3) sono attribuiti invece 62.676 morti, mentre al biossido di azoto (NO2) 34.179 decessi.
Per guardare al bicchiere mezzo pieno, dal 2005 al 2023, mentre il Pil cresceva del 32%, i decessi prematuri attribuibili al Pm2.5 sono scesi del 57% nell’Ue e pure in Italia, anche se molto meno (il dato si ferma a -43,4% nello stesso periodo), restando lontanissima dai limiti tracciati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Risultato? L’Italia conquista ancora il triste primato del Paese Ue con più morti l’anno da inquinamento atmosferico: 43.083 da Pm2.5, 11.230 da O3, 9.064 da NO2.
Anche se non ce ne accorgiamo, l’inquinamento atmosferico uccide infatti in molti modi: cardiopatie ischemiche in primis, ma anche cancro al polmone, ictus, diabete mellito, broncopneumopatia cronica ostruttiva. Oppure introduce a malattie invalidanti, come la demenza.
«Investire nell’aria pulita significa investire nella nostra resilienza e competitività. Le politiche volte a ridurre l’inquinamento atmosferico hanno generato benefici che superano di gran lunga i loro costi. Ogni euro speso per l’aria pulita genera almeno quattro volte i benefici», spiega la commissaria Ue per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva, Jessika Roswall.
I settori dove sarebbe più urgente intervenire, per lenire gli impatti sulla salute, sono già chiari. Sappiamo infatti da dove arriva l’inquinamento atmosferico: le principali fonti di provenienza per le polveri sottili sono riscaldamento degli edifici, allevamenti e trasporti stradali; per il biossido d’azoto, il traffico veicolare; per l’ozono, trasporto su strada, riscaldamento e produzione di energia. E sappiamo anche dove agire: l’area più inquinata – e tra le più inquinate d’Europa – è la Pianura Padana. Cosa manca? La volontà politica di agire, e salvare vite.
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