La casa pilastro debole del welfare europeo

Aprile 11, 2026 - 01:30
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La casa pilastro debole del welfare europeo

L’allarme generale l’ha lanciata la Commissione europea lo scorso dicembre 2025 con il suo European Affordable Housing Plan. Abitare, per gli europei, è diventato un problema serio: il 10 % delle famiglie dell'Ue spende infatti oltre il 40 % del proprio reddito per l'alloggio e la soglia ragionevole sarebbe il 25/30%. I costi per le abitazioni in Europa sono cresciuti di oltre il 43 % negli ultimi dieci anni, con salari aumentati solo dell’1,5%. Per la prima volta la Commissione europea si dota di un Commissario specifico all’housing e definisce il suo Piano di interventi da qui al 2034. Insomma l’housing sociale passa da essere la Cenerentola al centro dell’Agenda politica. Per adesso a parole.

Il Governo italiano da anni annuncia un Piano Casa che non si è mai concretizzato. La premier Meloni ha sfornato ora il nuovo annuncio: 100.000 nuove case a canone calmierato nei prossimi 10 anni. Vediamo. Per adesso il Governo ha cancellato i fondi per il sostegno agli affitti da quanto si è insidiato e non finanzia più la legge per la ristrutturazione degli alloggi di risulta.

La Toscana ha provato a metterci una toppa, rimodulando i fondi strutturali 2021/27 con 58 milioni di euro aggiuntivi nel settore housing sociale, come si legge nel quattordicesimo rapporto sulla situazione abitativa appena presentato.

Ma come è la situazione? Il rapporto ci fornisce alcuni confronti europei, tutti disarmanti. In Italia solo l’8% della popolazione vive in una abitazione a canone agevolato o ridotto. Solo il 3,7 % degli alloggi totali è composto da patrimonio abitativo pubblico.

Ecco la percentuale di popolazione in affitto a canone ridotto:

Italia 8,1%

Media EU 27: 10,2 %

Francia: 20,9 %

Olanda: 26 %

Percentuale di patrimonio abitativo pubblico su totale alloggi

Italia: 3.7%

Media EU 27: 9.5%

Francia; 14%

Olanda : 34,1%

Si dirà: ma quasi tutti gli italiani hanno una casa di proprietà, perché investire in “case popolari”? Su questo punto occorre fare chiarezza con qualche numero (circolano infatti numeri molto diversi).

In Italia, le persone fisiche (famiglie e singoli individui) possiedono oltre 33 milioni di abitazioni. Questi immobili rappresentano circa il 93% del patrimonio residenziale totale italiano (quindi poco meno del 10% sono di proprietà di imprese o di altri soggetti giuridici) e sono così composti:

  • 19,8 milioni sono utilizzate come abitazione principale (dove risiede la famiglia proprietaria).
  • 13,2 milioni rientrano nella categoria delle "altre abitazioni". Queste comprendono:
    • 5,7 milioni di case "a disposizione" (principalmente seconde case per vacanze o immobili sfitti).
    • 3,6 milioni di case date in affitto.
    • Circa 3 milioni di immobili concessi in uso gratuito a familiari o altri.

Quindi a fine 2025, si stima che il 75,3% delle famiglie vive in case di proprietà (la media dell'Unione Europea si attesta intorno al 68,4%).  Poco meno del 20% di queste deve ancora finire di pagare un mutuo (3,8 milioni di famiglie).

Quindi un quarto della popolazione (6,5 milioni di famiglie) quindi vive in affitto o in comodato gratuito e molte di queste non riesce a sostenere i costi di un mercato con valori degli affitti e delle vendite in costante aumento.

In Toscana ci sono 1,7 milioni di famiglie, la percentuale di queste che vivono in case di proprietà è simile a quelle nazionale, circa il 75%. Le famiglie in affitto quindi sono un quarto, circa 450mila.

Da molti anni ormai la quantità di appartamenti di Edilizia residenziale pubblica sono circa 50.000. Accanto a questa offerta che rappresenta il grosso delle politiche di welfare abitativo, ci sono 1322 alloggi Ers (canone agevolato di edilizia sociale) e circa 5000 famiglie inserite in strutture di emergenza trattandosi di persone senza fissa dimora.

Per capire la  “domanda di abitazioni a prezzi calmierati” il rapporto riferisce due dati. Il primo è la stima delle famiglie in difficoltà economica, pari a 114mila, di cui 43mila in povertà assoluta. Le domande di accesso all’ERP presentate nel 2024 ai comuni toscani sono state 23.152 di cui ammesse 19.922. Quante di queste domande sono state soddisfatte? In tutto nel 2024 sono state 1448 con un tasso soddisfacimento pari al 5,3%. Il 95% dei richiedenti non ha ricevuto una risposta positiva, ci riprova l’anno successivo e spesso smette di provare.

Qualche altro dato. Le domande presentate nel 2024 ai comuni per il contributo per l’affitto agevolato sono state nel 2024 16.671, e sono sempre state intorno alle 20.000 (picco 25.000 nel 2014).  Le richieste di esecuzione di sfratto in Toscana nel 2024 sono state 6244, con 2454 provvedimenti emessi: 2454 e 1705 sfratti effettuati.

Quindi in sintesi l’offerta di welfare abitativo è molto lontana dalla domanda espressa di disagio abitativo, che è in costante aumento e si differenzia.

Ma lo stesso nucleo forte del welfare, gli alloggi Erp, sta subendo un costante deterioramento. Il 55% delle case popolati toscane sono state costruite prima del 1970, a Livorno questa percentuale arriva al 67%. Il canone medio pagato ai gestori è di 115 euro al mese, valore con cui non si copre nemmeno il costo della manutenzione minima. Gli alloggi che i gestori non riescono a ristrutturare per darli ad una nuova famiglia sono circa 4800 valore in crescita e vicino ormai al 10% del totale alloggi disponibili. Non ci sono i soldi per ristrutturarli. Erano poco più di 1600 nel 2015. Pur non esistendo in Toscana il fenomeno delle occupazioni abusive (meno di 200 ed in riduzione), ogni anno si riduce la quantità di alloggi davvero utilizzabili, anche se il totale degli alloggi nel 2024 è leggermente aumentato.

Una doppia crisi dunque: una offerta molto distante dalla domanda e che si  sta riducendo e deteriorando. Una crisi che non tarderà a manifestare i suoi effetti sui bilanci dei gestori Erp, in Toscana per legge regionale  società di capitali e quindi tenute a bilanci in ordine, ottenuti riducendo all’osso i costi, non facendo tutte le manutenzioni necessarie. Certo un comparto industrialmente asfittico non può certo sostenete investimenti propri in nuove abitazioni popolari. Quelli si fanno con risorse pubbliche ma queste da anni (dall’esaurimento del fondo Gescal) non ci sono più. Zero.

In attesa dei 100.000 alloggi in 10 anni promessi dalla premier Meloni e delle risorse del Piano europeo per l’housing sociale,  il welfare abitativo peggiora e la marginalità sociale aumenta.

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