Con “Lunedì”, Tutti Fenomeni supera l’ironia per fare spazio ai sentimenti

Mar 6, 2026 - 01:30
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Con “Lunedì”, Tutti Fenomeni supera l’ironia per fare spazio ai sentimenti

Nato con il mito di Battiato nell’era della trap, Tutti Fenomeni – pseudonimo di Giorgio Quarzo Guarascio (classe 1996) – è una delle figure più atipiche e brillanti del panorama musicale italiano contemporaneo. Romano di Monteverde, è emerso inizialmente nella scena “post-trap” capitolina con i Tauro Boys, per poi evolversi in un cantautore solista, colto e provocatorio, capace di mescolare citazioni di Battiato con l’estetica dei meme, conditi con un malsano cinismo generazionale.

Definito spesso come un “trapper per intellettuali” o un “cantautore post-moderno”, Guarascio ha costruito la sua identità sui contrasti. Nei suoi testi convivono pacificamente riferimenti a Mozart, Elon Musk, alla filosofia classica e al “trash” nazionalpopolare. Una voce da call-center, quasi distaccata, che recita versi spiazzanti e ironici su basi che spaziano dall’indie-pop all’elettronica d’avanguardia. Dopo l’esordio con Merce Funebre (2020) e il successivo Privilegio Raro (2022) — entrambi prodotti da Niccolò Contessa (I Cani) — si è preso una pausa anche per debuttare come attore nel film Enea di Pietro Castellitto, nel ruolo di Valentino.

Il nuovo album Lunedì è stato rilasciato venerdì 23 gennaio 2026 dall’etichetta discografica 42 Records, e segna una svolta importante nella sua carriera: rappresenta il capitolo della maturità. Un disco che risulta più accogliente: il suono è più caldo e accessibile rispetto ai lavori precedenti, anche per la collaborazione con Giorgio Poi. Il lunedì è descritto dall’artista come il giorno più borghese della settimana, ma anche come quello più terreno: non promette rivoluzioni, ma esalta la routine, la ripartenza dopo il weekend, e smaschera la vulnerabilità di chi ha smesso di mentirsi. Tra l’amore artificiale di La ragazza di Vittorio, la critica all’ego di Vanagloria e l’intimismo di Col tuo nome, il disco si chiude con l’orchestrazione di Love is not enough. Un album in cui la maschera del provocatore si abbassa, per lasciare spazio ai sentimenti.

Tutti Fenomeni. Foto di Lorenzo Castore
Tutti Fenomeni. Foto di Lorenzo Castore

Il nuovo album che esce dopo tre anni di silenzio, in cui hai anche esplorato altre forme d’arte. Lunedì è un disco di ripartenza?
Sì, diciamo dopo un lungo weekend. Devo dire che, molto onestamente – non che interessi veramente a qualcuno –, ma i titoli nascono sempre dopo. Però per una volta c’era questo desiderio di dire che c’era una sorta di ripartenza, di rinascita,  una piccola rivoluzione settimanale. È emblematico anche il fatto che nella copertina per la prima volta in copertina ho messo il mio volto, la mia faccia. Volevo dare un’immagine diversa e anche sonoramente, grazie al lavoro insieme a Giorgio Poi. Secondo me ci siamo riusciti abbastanza bene. Però volevo che questa ripartenza, questa rinascita, anche a volte fosse un’illusione di ripartire. Mi piace quella poeticità e quell’illusorietà del lunedì, che è un giorno in cui prometti, prometti, ma poi alla fine forse farai sempre gli stessi errori. 

Quanto ha influito questa pausa sul tuo lavoro artistico?
Sì, di sicuro sono cambiato, sicuramente anche anagraficamente sia perché ho vissuto questa esperienza al cinema. Mentre i primi due dischi erano i dischi di un ragazzo di vent’anni, questo è quasi di un ragazzo di trent’anni, quindi forse è un uomo. È un chiedersi se sto diventando un uomo, se sto diventando realmente un cantante, se mi sto destreggiando realmente in questa cosa. Quindi questo disco prova a toglierci un pochino questi interrogativi. 

Che cosa è cambiato rispetto a prima?
Diciamo che l’humus, il sottotesto culturale che mi colpisce e che mi affascina resta sempre lo stesso, ma in questo disco metto un pochino di più la prima e la seconda persona del modo indicativo. L’altro era più un disco in terza persona, un album in cui io davo opinioni sul mondo, ma lo facevo da dietro una maschera. Qui c’è di più una sorta di autoanalisi, di psicanalisi, e quindi è per questo che mi sembra un disco più maturo, diciamo. E si nota a livello di testi ma anche di suoni.

Quella di raccontarti in prima persona è stata una scelta ben pensata o è avvenuta fisiologicamente, con la crescita?
Entrambe le cose. Fare dei dischi in maniera libera è proprio questo: lasciarsi guidare da quello che viene dal tuo sottotesto ed inconscio emotivo. Quindi devo dire che è stato connaturato alle mie scelte di vita e ovviamente ogni volta ritrovare l’energia, la forza, l’originalità, l’ispirazione per fare un disco non è facile, ma insomma è un disco che proprio mi sentivo di dover fare, e sono molto contento.

Tutti Fenomeni. Foto di Lorenzo Castore

Merce Funebre e Privilegio Raro sono dei dischi molto sarcastici e ironici. In questo album si parla più di amore e di tenerezza. Che rapporto hai con il sarcasmo e con l’ironia?
La componente ironica, sarcastica, cinica è meno presente perché poi il primo ascoltatore, il primo destinatario della mia musica, sono io. Ho smesso anche di farmi ridere. Sono una persona abbastanza piacevole come amico, però sono anche esagerato, e quindi così come nella musica sto cercando di esagerare un pochino meno ,e far prevalere emozioni vere. Insomma, in questo disco manifesto proprio una necessità che ho io di tenerezza e di amore nei miei confronti, perché ho mortificato, deluso troppe volte le persone che mi hanno amato. È un grande disco di scuse e di ripartenza anche da quel punto di vista. Insomma, il mio rapporto con l’ironia, con il sarcasmo, e con la satira rimane sempre grande: sono delle cose che mi ispirano sempre e nel sottotesto rimarranno sempre. Però poi credo che fare musica sia anche cercare di realizzare un disco un pochino più elegante: non volevo soltanto stupire l’altro, ma volevo anche rispettare la musica, il mezzo stesso che stavo usando.

Questo cambio di interlocutore artistico che cosa ha cambiato del tuo modo di vedere la tua musica?
Con Giorgio abbiamo fatto un lavoro proprio di rispetto innanzitutto delle melodie, delle tonalità, abbiamo scoperto insieme i miei limiti. Mentre con Niccolò ero il bambino che sognava di fare tutto e lui era lo strumento per darmi tutto quello che io volevo, anche di irrazionale; questo è un disco che prova a essere più razionale, a riconoscere i propri limiti ma anche a esaltare le proprie virtù. Di sicuro è cambiato il mio approccio di relazionarmi con l’altro: sono stato io più rispettoso anche nei confronti di un nuovo interlocutore artistico. Sarei curioso di vedere che disco farei con Contessa oggi, dopo queste esperienze che ho fatto. Però sono contento del percorso, del disco, e soprattutto di come è cantato perché Giorgio Poi ha fatto un bel lavoro per sfruttare al meglio le mie poche doti vocali, ma che comunque un minimo ci sono. 

Striscione Piazzale Degli Eroi, Roma. Courtesy of the artist

I tuoi brani sono pieni di citazioni e di riferimenti culturali. Che cosa ti stimola e da che cosa trai ispirazione?
Mi stimola tantissimo la paura di perdere, la paura di perdermi qualsiasi cosa. Vivo  una sorta di “fomo della citazione”, del riferimento culturale. Una delle mie peculiarità è che sono sempre pronto a rubare, a prendere tutto quanto quello che mi colpisce. In questo disco in particolar modo ho cercato di non avere delle fonti precise, mentre negli altri dischi se mi piaceva Chopin volevo metterci Chopin, se mi piaceva Proust volevo metterci Proust. Qui ho cercato più di andare a memoria con tutte le cose che mi sono segnato negli anni, e collegarle all’emozione. 

Questa “fomo della citazione” è dettata dal voler impressionare chi ascolta o è una tua ossessione?
È una ricerca mia. Una frase mi potrebbe cambiare la vita, perché le frasi sono mantra: qualcosa tra il sacro e il pubblicitario. Siccome le frasi e certe parole hanno dei valori quasi ipnotici, salvifici su di me, io cerco di collezionarle e poi di ridarle agli altri. Per me certe cose sono così fondamentali da cambiarti la vita, ed è da lì che poi nasce tutto il mio trip di fare le canzoni.

Perchè il nome Tutti Fenomeni?
A Roma “tutti fenomeni” è una battuta per dire che sono tutti bravi, però in realtà mi sono reso conto che mi piaceva questa pluralità, mi piaceva questo antinome, questo nome plurale. Quindi alla fine questo è il vero motivo.

Dopo i tre concerti primaverili in programma il 9 aprile (sold out) e il 10 aprile all’Atlantico a Roma e il 22 maggio al MI AMI a Milano, Tutti Fenomeni porterà il suo nuovo album Lunedì per tutta l’estate nei migliori festival italiani. Il tour, organizzato da DNA concerti, comincerà il 1° giugno al Meeting del Mare a Marina di Camerota (SA) per poi proseguire il 2 luglio al Flowers Festival a Collegno (TO), il 23 a Miralteatro d’Estate a Pesaro, il 10 agosto al Mish Mash Festival a Milazzo (ME), il 12 al Color Festival a Lamezia Terme (CZ).

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