Trump ha scelto di accelerare ma non ha deciso verso dove

Mar 6, 2026 - 01:30
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Trump ha scelto di accelerare ma non ha deciso verso dove

Gli Stati Uniti annunciano un’accelerazione nelle operazioni militari in Iran e quando in Italia è già notte addirittura l’inizio dell’offensiva di terra, da parte delle milizie curdo-irachene, che però smentiscono. Un po’ come la collaborazione della Spagna, annunciata ieri dalla portavoce della Casa Bianca e subito smentita dal governo di Madrid. Il conflitto intanto continua ad allargarsi, con esiti imprevedibili. Un missile – si dice diretto verso Cipro – ha sorvolato il Mediterraneo ed è stato abbattuto nello spazio aereo turco, spingendo gli Stati Uniti a escludere immediatamente la possibile attivazione dell’articolo 5 della Nato (quello che ormai abbiamo tutti imparato a memoria, secondo cui un attacco a un paese membro sarà considerato come un attacco a tutti i paesi dell’alleanza). Dalla guerra lampo siamo passati insomma alla guerra random, in cui tanto gli obiettivi quanto i mezzi e i tempi necessari per raggiungerli cambiano costantemente, senza apparente motivo. È una guerra per impedire all’Iran di ottenere l’atomica, per cambiare regime, per cambiare i vertici del regime, per portare la democrazia?

Nessuna di queste opzioni sarebbe una passeggiata per qualunque presidente degli Stati Uniti, anche il più intelligente e preparato, figuriamoci per uno ridotto così. Anche ieri, ad esempio, Donald Trump è tornato sul suo argomento favorito, a proposito dell’Iran. «La loro leadership sta rapidamente scomparendo», ha dichiarato. «Tutti quelli che sembrano voler essere leader finiscono per morire. È una cosa incredibile, incredibile, quella che sta accadendo davanti ai nostri occhi». La mia impressione è che il gran finale alla «Troppo forte» della sua presidenza si stia avvicinando a grandi passi. Ma se per un momento smettiamo di seguire le continue e contraddittorie dichiarazioni di Trump e stiamo ai fatti, vediamo che nel comportamento del presidente americano ci sono alcune costanti, che consentono forse di azzardare qualche previsione.

Una certezza, ad esempio, è che dall’eventuale accordo, qualsiasi accordo sia raggiunto con Teheran, Trump e la sua famiglia usciranno più ricchi o troveranno comunque il modo di arricchirsi ulteriormente. La seconda certezza è che della democrazia e dei diritti umani gli importa meno di zero. Scrive in proposito Martin Wolf sul Financial Times: «Che Trump lo avesse pianificato o meno, potrebbe aver creato le condizioni per un accordo con coloro che controllano le leve del potere in Iran. Un accordo del genere sarebbe accettabile per i paesi vicini, che non vogliono un Iran democratico. La potenza degli Stati Uniti sarebbe stata dimostrata. L’Europa e la Cina sarebbero state messe in imbarazzo. I governanti iraniani (e la famiglia Trump) sarebbero diventati più ricchi. Cosa ci sarebbe da non apprezzare in tutto questo, almeno per Trump?». Alla fine dei conti, sarebbe quell’esito venezuelano che sin dall’inizio Trump ha detto apertamente di considerare come modello. Ma anche nell’ipotesi che un simile accordo fosse rapidamente raggiunto, è difficile immaginare che un minuto dopo tutto tornerebbe come ai vecchi tempi, in Medio Oriente e non solo.

Leggi anche l’articolo di Massimo Arcidiacono su questo tema.

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