Le buone samare dell’olmo. Piccole ali verdi che si possono cucinare

Mar 19, 2026 - 22:00
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Le buone samare dell’olmo. Piccole ali verdi che si possono cucinare
olmo

Negli ultimi anni, sempre più persone si stanno avvicinando al mondo del foraging, cioè la raccolta di piante spontanee commestibili. Le samare dell’olmo sono perfette per iniziare: facili da riconoscere, delicate nel gusto e molto versatili in cucina

Se in primavera vi capita di camminare sotto un albero e vedere tanti piccoli dischetti verdi svolazzare nell’aria, potreste essere davanti a una sorpresa: sono le samare dell’olmo.

Per molti sono solo semi portati dal vento, ma in realtà rappresentano uno dei tesori nascosti della natura. Ed è bene sapere che si possono anche mangiare.

Cosa sono le samare

Le samare sono i frutti dell’olmo, un albero molto diffuso nei paesaggi europei, presente sia in città che in campagna. Hanno una forma molto particolare, quasi perfetta, con un piccolo seme al centro circondato da una membrana sottile e tondeggiante che funziona come un’ala.

Questa struttura permette loro di essere trasportate dal vento ed è proprio questo movimento leggero che spesso le rende invisibili agli occhi distratti. Quando però le si osserva meglio, soprattutto nel periodo giusto, si scopre che sono tenere, verdi e commestibili.

Il momento ideale per raccoglierle è la primavera, tra marzo e aprile, quando sono ancora giovani. È proprio in questa fase che danno il meglio di sé, perché risultano morbide, sottili e piacevoli al gusto.

Il colore è un ottimo indicatore: devono essere di un verde brillante e uniforme. Se iniziano a ingiallire o diventano secche e rigide, significa che hanno superato il loro momento migliore e non sono più adatte al consumo.

Toccarle aiuta molto a capire: se sono flessibili e delicate, sono perfette, se invece risultano dure o cartacee, è meglio lasciarle sull’albero.

Dove trovare le samare e come raccoglierle

Uno degli aspetti più affascinanti delle samare è la loro accessibilità. Gli olmi crescono un po’ ovunque, nei parchi, lungo i viali, ai margini dei campi o nei boschi. Tuttavia, non tutti i luoghi sono adatti alla raccolta.

È importante scegliere ambienti puliti, lontani da traffico intenso, industrie o trattamenti chimici. Le piante, infatti, assorbono ciò che le circonda e questo influisce direttamente sulla qualità di ciò che si raccoglie.

Cercare olmi in zone naturali o poco contaminate è sempre la scelta migliore. La raccolta in sé è semplice e quasi intuitiva. Le samare si staccano facilmente con le dita e non richiedono strumenti particolari.

È però importante farlo con attenzione, senza danneggiare i rami e soprattutto senza prendere tutto. Lasciare una buona parte dei frutti sull’albero è fondamentale per il ciclo naturale della pianta e per mantenere l’equilibrio dell’ambiente.

Anche la scelta del contenitore ha la sua importanza: un cestino o un sacchetto di stoffa permette alle samare di respirare e di non accumulare umidità.

Quando si raccolgono semi, frutti e piante spontanee, è importante sapere che esiste sempre un margine di errore. Anche nel caso delle samare dell’olmo, che hanno una forma abbastanza riconoscibile, chi è alle prime armi potrebbe confonderle con altri semi alati prodotti da alberi diversi.

samare dell'olmo

Non tutte le specie sono commestibili e alcune possono risultare indigeste o, in rari casi, causare disturbi. Per questo motivo è fondamentale non basarsi su un solo elemento, ma osservare attentamente più caratteristiche insieme e confrontarle con fonti affidabili.

L’ideale è iniziare affiancati da qualcuno esperto o utilizzare guide botaniche ben illustrate. Nel foraging vale sempre una regola semplice ma essenziale: nel dubbio, meglio non raccogliere e non consumare.

Come usare le samare dell’olmo in cucina

Una volta raccolte, le samare possono essere utilizzate in modi molto diversi e questa è forse la loro qualità più interessante. Possono essere mangiate crude, direttamente in insalata, dove aggiungono una nota fresca e leggermente vegetale che ricorda i legumi giovani.

Oppure possono essere cotte velocemente: in padella, con un filo d’olio e magari un po’ di aglio, diventano ancora più morbide e sviluppano un gusto più pieno.

Si prestano bene anche a essere aggiunte a zuppe, frittate o ripieni, sempre con cotture brevi per non perdere la loro consistenza delicata.

Dal punto di vista nutrizionale, le samare non sono un alimento calorico rilevante, ma restano interessanti. Contengono fibre, vitamine e sali minerali, soprattutto quando sono raccolte nel momento giusto.

Più che un ingrediente principale, sono un complemento che arricchisce i piatti e li rende più vari e naturali.

Non tutte le samare sono uguali

Le samare non sono una caratteristica esclusiva dell’olmo, ma rappresentano un tipo di frutto diffuso in diverse specie arboree. Si tratta infatti di semi dotati di una struttura alata che ne facilita la dispersione attraverso il vento e, proprio per questo, possono assumere forme molto diverse.

Le più note, oltre a quelle dell’olmo, sono le samare dell’acero, che si presentano in coppia e ruotano come piccole eliche e quelle del frassino, più allungate e riunite in grappoli.

Anche l’ailanto produce samare facilmente riconoscibili per il colore rossastro. Tuttavia, è importante ricordare che il fatto che siano tutte samare non significa che siano commestibili: ogni specie ha caratteristiche proprie e, nel contesto del foraging, è fondamentale distinguere con precisione prima di raccogliere e consumare.

Forse il vero valore delle samare non è solo nel loro sapore o nelle loro proprietà, quanto nell’esperienza che rappresentano. Raccoglierle significa rallentare, osservare meglio ciò che ci circonda, riscoprire un rapporto più diretto con l’ambiente.

Un tempo queste pratiche erano comuni, soprattutto nelle campagne, dove le persone conoscevano bene le risorse spontanee del territorio. Oggi stanno tornando, non per necessità ma per scelta, come modo per vivere in maniera più consapevole.

Un invito a provare

Avvicinarsi alle samare dell’olmo può essere un primo passo semplice e accessibile nel mondo del foraging. Non richiedono grandi competenze per iniziare, ma insegnano subito qualcosa di importante: che la natura offre molto più di quanto siamo abituati a vedere.

Basta fermarsi un attimo, guardare meglio e, con un po’ di attenzione, anche assaggiare. La prossima volta che vedrete quei piccoli dischi verdi muoversi nell’aria, forse li guarderete con occhi diversi.

Non saranno più solo semi trasportati dal vento, ma un invito a scoprire, raccogliere e portare in tavola un pezzetto di primavera.

Crediti immagine: Depositphotos

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Domenico PrisaDomenico Prisa: sono primo ricercatore del Crea e mi occupo dello studio e della protezione mondiale di cactus e succulente, di coltivazione e difesa delle piante con metodi sostenibili e a basso impatto ambientale | Linkedin

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