Grazie alla guerra in Iran le aziende americane del gas possono incassare un miliardo a settimana di profitti extra

Mar 5, 2026 - 12:30
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Grazie alla guerra in Iran le aziende americane del gas possono incassare un miliardo a settimana di profitti extra

Da quando sono iniziati i bombardamenti sull’Iran, le compagnie statunitensi del gas hanno registrato a Wall Street rialzi a botte del 20% giornaliero e toccato livelli record. E ora che a causa del perdurante blocco dello Stretto di Hormuz e degli attacchi iraniani contro i depositi di gas naturale liquefatto del Qatar a Doha è stato deciso di chiudere l’enorme impianto di Ras Laffan e quello di Mesaieed, al di là dell’Atlantico i guadagni s’impennano: con la chiusura totale della produzione del Gnl del Qatar, che rappresenta il 20% della fornitura mondiale di questo combustibile fossile, le compagnie statunitensi del gas possono realizzare più di 1 miliardo di dollari a settimana in profitti straordinari.

Come mostrano i dati di EnergyFlux - sito specializzato che pubblica periodicamente report sui mercati globali del gas naturale e analisi riguardanti l’economia energetica e la geopolitica - l’aumento dei prezzi del gas registrato dall’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran ha fatto raddoppiare la redditività nominale di un singolo carico di Gnl: il margine di profitto per ogni nave consegnata in Europa è infatti raddoppiato in pochi giorni, passando da circa 25 milioni a oltre 50 milioni di dollari. E già ora che qualche nave dal Medio Oriente è comunque passata dallo Stretto di Hormuz prima del blocco e sta navigando verso i mercati europei e asiatici, gli esportatori americani di Gnl stanno accumulando circa 870 milioni di dollari a settimana di extra-profitti rispetto alla base pre-crisi, con previsioni al rialzo già nei prossimi giorni.

«L’entità del potenziale guadagno dipende quasi interamente da una sola variabile: la durata», si legge nell’analisi. Secondo una nuova modellizzazione dei dati effettuata da Energy Flux, le esportazioni americane di Gnl potrebbero generare fino a 4 miliardi di dollari di profitti straordinari se lo stop per motivi di «forza maggiore» dichiarato dalla QatarEnergy rimanesse in vigore per un mese. E questa cifra potrebbe salire fino a 20 miliardi di dollari al mese se il mercato fosse privato delle forniture del Qatar fino all’estate. Una durata poco probabile? Tutt’altro, ad ascoltare esperti di strategie militari e generali anche statunitensi, senza contare il fatto che lo stesso Donald Trump è passato nell’arco di quarantott’ore dal dire che la guerra in Iran «durerà quattro o cinque settimane» al dire che gli Usa andranno avanti «qualunque tempo serva» e «finché sarà necessario per schiacciare la minaccia».

In ogni caso, anche senza prestare ascolto alle altalenanti dichiarazioni del presidente Usa, gli esperti del settore e le stesse informazioni che filtrano da Doha (QatarEnergy è una società interamente statale il cui presidente è il ministro per gli Affari energetici del paese) dicono che anche in caso di una tregua immediata, ci vorrebbero almeno 4 settimane solo per riavviare tecnicamente la produzione degli impianti chiusi e lavorare poi per tornare ai livelli registrati prima dell’inizio della guerra.

Una tregua a breve è comunque inverosimile, e stando all’analisi di Energy Flux i guadagni extra per le compagnie del gas americane possono toccare via via livelli sempre maggiori. «Cumulativamente, i profitti della guerra del Gnl statunitense aumentano notevolmente quanto più si protrae il conflitto in Medio Oriente, poiché i prezzi salgono vertiginosamente a causa dell’inasprimento fisico degli equilibri globali», si legge. Nei primi quattro mesi, la redditività del Gnl statunitense potrebbe superare di oltre 33 miliardi di dollari la media precedente all’attacco all’Iran. In otto mesi, tale cifra sale a 108 miliardi di dollari. «E se, in uno scenario estremo, il Gnl del Qatar venisse bloccato per un anno intero, i profitti in eccesso che pioverebbero sui trader di Gnl statunitensi potrebbero accumularsi fino a quasi 170 miliardi di dollari, una cifra che rappresenterebbe una delle plusvalenze più concentrate nel settore delle materie prime dell’era post-2000. Per contestualizzare, il guadagno straordinario derivante dalla guerra in Ucraina per le esportazioni di Gnl statunitensi, da agosto 2021 ad agosto 2022, è stimato in 84 miliardi di dollari. L’Iran potrebbe, in determinate circostanze, superare tale totale in poco più di sei mesi».

E allora si spiega perché una compagnia americana come la Venture Global si balzata a Wall Strett dai 9,65 dollari della chiusura di venerdì sera agli 11,25 dollari della seduta di riapertura dei mercati lunedì per poi toccare il giorno dopo 13,25 dollari. O perché un’altra compagnia a stelle e strisce come la Cheniere Energy abbia ritoccato in questi giorni i livelli record (a quota 254 dollari) che non si vedevano dal gennaio 2025.

La vicenda non ha ovviamente a che fare soltanto con gli interessi privati di qualche azienda. Come sottolinea la direttrice Strategia Mediterraneo e globale del think tank Ecco Giulia Giordano, «l’intervento militare statunitense in Iran può essere interpretato come un tentativo di ristabilire la supremazia degli Stati Uniti su Cina e Russia, non attraverso uno scontro diretto ma isolandole da un alleato internazionale chiave e fornitore energetico, nonché come un modo per ottenere un controllo diretto o indiretto sulle risorse globali di combustibili fossili, in linea con la cosiddetta dottrina della “energy dominance”. Ciò che è certo è che, in questo gioco geopolitico, l’Europa e l’Italia rischiano di perdere a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia, con i prezzi del gas naturale già in forte impennata. Per l’Europa, ripensare la sicurezza energetica ancorandola allo sviluppo delle energie rinnovabili, delle reti, dei sistemi di accumulo e delle interconnessioni, nonché all’efficienza e al risparmio energetico, rappresenta ormai un imperativo di sicurezza e di autonomia strategica, oltre che una scelta coerente con gli impegni internazionali sul clima».

Tutto vero. Come pure, alla luce di questi guadagni extra delle aziende americane, si faticherebbe a sostenere che non sia vero quello che dice il premier spagnolo Pedro Sánchez, che dopo aver risposto no all’uso delle basi militari statunitensi per gli attacchi all’Iran spiegando che «non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone», ha aggiunto: «I governi esistono per migliorare la vita delle persone, per fornire soluzioni ai problemi, non per peggiorare la vita delle persone. Ed è assolutamente inaccettabile che quei leader incapaci di adempiere a tale missione utilizzino il fumo della guerra per nascondere il proprio fallimento. E, per inciso, per riempire le tasche di pochi, i soliti». Ci sono quelli che «vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili». Ma non solo, guardando ai profitti record delle aziende americane del gas che ovviamente, come rovescio della medaglia, determinano corrispondenti rincari per le bollette degli europei.

C’è solo da sperare che dalle parti di Washington non stiano brindando per questi miliardari profitti extra determinati dalla guerra all’Iran. Anche se, a guardare il video pubblicato in rete dalla Casa Bianca che mostra le immagini dei bombardamenti col sottofondo gioioso della Macarena, c’è di che disperare. Non foss’altro, perché quando è stato montato e diffuso già si era saputo che sotto quegli stessi bombardamenti erano morte 175 persone, tra cui molte bambine, colpite mentre si trovavano all’interno della scuola femminile di Minab. 

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia