La guerra è arrivata nel Mediterraneo e mette a repentaglio anche i fragili ecosistemi marini del Mare Nostrum

Mar 5, 2026 - 12:30
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La guerra è arrivata nel Mediterraneo e mette a repentaglio anche i fragili ecosistemi marini del Mare Nostrum

Erano già nell’aria segnali preoccupanti per i rischi d’inquinamento marino nel Mediterraneo, rimarcati dall’assalto portato a compimento contro tre petroliere della così chiamata “flotta ombra” russa, riportate ampiamente da agenzie di stampa di respiro internazionale, verificatesi nell’arco temporale di pochi mesi. Ricordiamo, infatti, che la prima petroliera ad essere colpita e rivendicata da Kiev che la qualificò “una nuova operazione senza precedenti" è stata la petroliera Qendil, una nave da trasporto ritenuta appartenere alla "flotta ombra", che venne colpita nel Mediterraneo a oltre duemila chilometri di distanza dal territorio ucraino. Da allora altre operazioni simili si sono susseguite nel Mare Nostrum ma, fortunatamente, senza apparenti gravi danni ambientali perché fino ad ora sono state individuate e attaccate soltanto petroliere che navigavano in “ballast”, vale a dire senza carico e con la sola zavorra a bordo.

L’attacco di ieri, invece, è stato condotto deliberatamente su una nave gasiera carica, effettuato in piena notte a circa sessanta miglia (circa 110 Km) a Sud delle coste della Sicilia sudorientale. Le agenzie stampa dell’isola di Malta hanno lanciato la notizia che alle 04:00 a.m. (del mattino di ieri) a Est di Malta, è stato sferrato un attacco mirato attraverso l’utilizzo di droni e rivolto sulla nave gasiera “Arctic Metgaz”, battente bandiera russa; la sua lunghezza complessiva (LOA) è di 277 metri mentre la sua larghezza è di 43,44 metri, con a bordo circa 180.000 metri cubi di Gnl (gas naturale liquefatto) diretta verso una destinazione rimasta ancora sconosciuta.

Fonti maltesi hanno, inoltre, riferito che l’unità in questione navigava con rotta Sud e diretta, probabilmente, verso la Libia; rileva segnalare che il sistema obbligatorio di rilevamento satellitare AIS (Automatic Identification System) al momento dell’attacco risultava essere spento. Per dovere di cronaca, ricordiamo che la gasiera in parola è risultata essere già sotto sanzioni britanniche e americane in quanto ritenuta utilizzata per aggirare ed evitare blocchi commerciali imposti alla Federazione Russa.

Agenzie di stampa maltesi oltre al quotidiano “Times of Malta” hanno raccolto testimonianze secondo cui non si è trattato di un incidente ma di un attacco deliberato che ha provocato un’esplosione. Le immagini raccolte dalle navi in transito e dalle unità di soccorso della Cost Guard maltese mostrano la gasiera in fiamme ed un rogo impressionante che avvolge il ponte di coperta dell’unità. L’equipaggio, fortunatamente, ha avuto il tempo di calare in acqua una scialuppa di salvataggio ed è stato recuperato poco dopo dalle unità SAR (search and rescue) maltesi. Riportiamo, per completezza d’informazione, quanto asserito dalla “Eos Risk Group”, una società britannica che fornisce servizi globali di “Security Risk e Crisis Management”, la gasiera risulta essere stata attaccata da droni la cui provenienza resta ancora sconosciuta e di cui finora non sono state fatte rivendicazioni di sorta.

La “Arctic Metgaz” risulta essere partita dal porto russo di Murmansk, il 24 febbraio ed era diretta, con molte probabilmente, verso il Canale di Suez. Si evidenzia il fatto che dalla gasiera colpita non risultano essere state inviate – come giusto attendersi in casi del genere – richieste di aiuto: i soccorsi, infatti, sono stati attivati grazie alle segnalazioni fatte alle autorità maltesi da altre unità in navigazione che, lungo una rotta ben trafficata, con mancano certamente ed hanno provveduto richiedere i soccorsi. In considerazione della natura del carico trasportato non risultano esserci particolari preoccupazioni per l’ambiente marino.

L’attacco alla gasiera non risulta essere stato ancora rivendicato ma, certamente, non mancano indizi sul contesto in cui si è sviluppato e non dobbiamo nemmeno fare troppi sforzi di fantasia per attribuirne ragionevolmente la paternità. L’agenzia Reuters ha osservato che in poco più di un mese e mezzo ci sono già stati tre attacchi deliberati alle unità mercantili della sospetta “flotta ombra” russa, che gravitavano nel Mediterraneo; in ultimo - come abbiamo già richiamato - nel dicembre scorso l’Ucraina ha colpito con i suoi droni la petroliera “Qendil” mentre era in navigazione nel Mediterraneo, in quello che è stato il primo attacco effettuato dall’Ucraina e indirizzato alla flotta ombra al di fuori del bacino del Mar Nero.

Ricordiamo che l’attacco di ieri è avvenuto in acque internazionali, in spregio al diritto internazionale marittimo, alle consuetudini e alla prassi che disciplinano la sicurezza della navigazione. Violare l’UNCLOS (United Nations Convention of the Low of Sea) sta diventando una pericolosissima abitudine, che trasforma la libertà dei mari in un qualcosa che richiama i tempi della guerra di corsa senza, tuttavia, ci siano più teste coronate a poter attribuire patenti del genere.

Ad onore del vero, va detto, che l’Ucraina ha più volte richiesto alla comunità internazionale di adottare una linea più dura per contrastare il sistematico aggiramento delle sanzioni energetiche messo in atto dalla Russia che, come sappiamo, usa i ricavati per alimentare la guerra oramai quadriennale contro l’Ucraina.

Fin qui i fatti di cronaca riportati, ricostruiti secondo le informazioni rilanciate dalle agenzie stampa; ora tentiamo di aggiungere una breve analisi per poi arrivare ad una plausibile sintesi.

Se per mera ipotesi (sciagurata) invece di una nave gasiera fosse stato scelto di colpire una petroliera carica di greggio, quale scenario di disastro ambientale ci saremmo trovati di fronte? La breve distanza dalle coste nazionali e le correnti marine prevalenti in questa stagione avrebbero potuto fare arrivare la marea nera in pochi giorni sulle coste siciliane, a partire da Capo Passero e, per effetto dell’amplificazione dovuta alle onde marine (magnitudo), fino a lambire la costa di Licata con conseguenze devastanti sotto il profilo ambientale, provocando pesantissime ripercussioni sull’economia turistica e marinara di mezza Sicilia.

Auguriamoci ci sia consapevolezza nel capire i potenziali rischi cui si espone il Mediterraneo e le popolazioni rivierasche; riteniamo necessario che ci si prepari ad horas a realizzare un sistema capace di poter rispondere alla necessità di contenere e contrastare l’inquinamento da idrocarburi marino nel più breve tempo possibile.

L’Italia ha una capacità tecnica-operativa in grado di poter intervenire ma da sola forse non basterebbe. A nostro avviso, reputiamo possa dare maggior garanzia di efficacia mettere insieme un sistema di risposta alla marine pollution da idrocarburi a carattere internazionale; occorrerebbe, in definitiva, predisporre una task force d’intervento antinquinamento da poter dispiegare, già pronta e ben esercitata, nei teatri in cui sarebbe necessario ed urgente contenere e contrastare l’inquinamento da idrocarburi, sia in mare sia sulle coste.

Se le riflessioni fatte sull’argomento da queste stesse colonne (qualche tempo fa), potevano limitarsi a scenari probabili ma non immediati, adesso il mutato scenario provocato dall’attacco israelo-americano all’Iran ci induce a ritenere queste ipotesi molto più prossimi alla realtà di quanto potevamo ritenere.

Il Mediterraneo resta un mare principalmente latino, tocca all’Italia rivendicare la guida alla sua tutela.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia