Altro che CO2. A causa della guerra in Iran, il costo dell’elettricità in Italia è già aumentato del 55%

Mar 5, 2026 - 12:30
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Altro che CO2. A causa della guerra in Iran, il costo dell’elettricità in Italia è già aumentato del 55%

La dipendenza dal gas fossile, che rappresenta la reale causa strutturale per gli alti costi dell’energia elettrica pagati da famiglie e imprese italiane, è tornata a colpire duro dopo la guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, che per rappresaglia sta bombardando gli Stati alleati agli Stati uniti in Medio Oriente; ad esempio la compagnia statale QatarEnergy – la prima di un Paese che vale il 20% della produzione globale di Gnl, il gas naturale liquefatto che arriva (anche) ai rigassificatori italiani – ha interrotto la produzione, mentre lo stretto di Hormuz (dal quale transita il 20% circa del petrolio e del Gnl globali) è semi-paralizzato.

Si tratta di un dramma per le bollette italiane, dato che nel 2025 il 47% della produzione elettrica italiana proveniva dal gas, la quota più alta nell'Ue dopo Irlanda e Malta. Tutto questo mentre in Parlamento è in corso una tornata di audizioni nell’ambito dell’esame del disegno di legge C. 2809 di conversione del decreto-legge 20 febbraio 2026, il cosiddetto decreto Bollette, che all’articolo 6 prevede di rimborsare i costi della CO2 (pagato sul mercato europeo Eu Ets) a chi acquista gas fossile per bruciarlo nelle centrali dove si produce elettricità, scaricandoli sugli oneri generali pagati in bolletta da famiglie e imprese.   

«In pochi giorni, il costo della produzione di elettricità delle centrali termoelettriche a gas in Italia è salito da 93 euro/MWh venerdì scorso a 143 euro/MWh ieri (+55%) – spiega Beatriche Petrovich, analista Ember – L'impennata del prezzo del gas ha già aggiunto quasi il doppio del costo che le centrali a gas pagano per inquinare (circa 27 euro/MWh). Nel mezzo dei dibattiti sul costo del carbonio che aumenta i prezzi dell'elettricità, questo è un doloroso promemoria del fatto che la volatilità del costo del gas ha un impatto molto maggiore. Piani come quello italiano - di rimborsare il costo del carbonio alle centrali a gas - non proteggono i consumatori dai mercati delle materie prime altamente volatili e dai picchi di prezzo. Il sollievo a breve termine offerto dal “decreto bollette” è tutt'altro che garantito e non rappresenta certamente una soluzione a lungo termine al problema delle “caro bollette”. Rischia invece di essere controproduttivo aumentando incertezza e rallentando gli investimenti».

Il problema è che al momento l’Italia procede a passo di gambero.  Mentre la prestigiosa rivista Science ha premiato l’inarrestabile crescita delle energie rinnovabili nel mondo come “svolta scientifica” del 2025, nello stesso anno nel Belpaese è rallentata la crescita sia della potenza installata (-3,9%) sia dell’elettricità prodotta (-2,3%) da fonti pulite, col 2026 che è iniziato ancora peggio: a gennaio le installazioni segnano -31% rispetto all’anno scorso, strette nella morsa tra disinformazione e ostacoli normativi.

«Solo investendo nelle energie rinnovabili, nelle batterie, nella flessibilità della domanda e nell'elettrificazione – conclude Petrovich – è possibile costruire una resilienza duratura, diversificando il mix energetico italiano e riducendo la dipendenza dai costosi combustibili fossili».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia