Grazie Maria Rosa Vittadini, sei stata la mia maestra. Mi hai insegnato la “strada” con generosità e passione civile

Maria Rosa Vittadini si è spenta nella sua casa alla Giudecca il 17 aprile, dopo una lunga malattia che l’aveva piegata nel corpo e nello spirito, a poche settimane dalla morte del suo amato compagno Armando Barp.
Ma questi ultimi anni difficili non devono oscurare la vita di Maria Rosa, una vita piena di talento, di amore per l’insegnamento, di empatia per i suoi studenti e studentesse, di rigore scientifico e tanto tanto impegno civile, per la difesa del territorio, dell’ambiente, delle città.
Architetta e Urbanista, ha dedicato le sue competenze alla pianificazione dei trasporti, ad intrecciare urbanistica e mobilità, a disegnare progetti ed interventi per ridisegnare lo spazio pubblico da restituire alle persone, a dimostrare sulla base dei numeri e valutazioni ambientali l’inutilità di grandi opere sbagliate.
Sempre curiosa di nuovi saperi, ha dedicato una vita ad insegnare allo IUAV di Venezia, allevando generazioni di ragazze e ragazzi, oggi professionisti/e che la piangono come me.
E’ stata responsabile di numerosi progetti di ricerca in materia di pianificazione dei trasporti e sostenibilità. Ha insegnato nell’ambito di numerosi Master e attività di formazione.
La responsabilità verso il bene pubblico
Ha anche accettato, durante il primo Governo Prodi la nomina a Direttore Generale del Servizio di Valutazione dell’impatto Ambientale del Ministero dell’ambiente. In questo ruolo ha coperto numerosi incarichi di rilevo: è stata Presidente della Commissione nazionale di VIA, Presidente della Commissione Nazionale per la Valutazione di impatto ambientale, perché prendersi delle responsabilità per affermare idee nuove e fare dell’Italia un posto migliore, le veniva naturale. Coordinatrice, tra il 1998 e il 2000, della partecipazione del Ministero dell’ambiente alla redazione del Piano nazionale dei trasporti e della logistica. Dal 2007 al 2008 è stata coordinatrice della sottocommissione VAS nell’ambito della Commissione tecnica VIA e VAS del Ministero dell’ambiente e della difesa del territorio italiano.
Non si risparmiava mai: questo ruolo così rilevante di valutazione ambientale le era costato molte critiche da chi difendeva progetti autostradali, il Mose, tratte inutili di alta velocità, il Ponte sullo Stretto di Messina, nuovi insediamenti ad alto consumo di suolo e cemento.
“C’era in Maria Rosa una fermezza gentile che disarmava gli interlocutori. Aveva sempre la curiosità di tornare ad approfondire tutte le questioni con un approccio multidisciplinare che corrispondeva alla complessità della sua visione del mondo. Chiedeva sempre, cercava di guardare ogni questione dai diversi punti di vista e solo al termine di un lungo percorso formulava il suo convincimento, decisa ma sempre aperta al dialogo. Ed era una docente straordinaria, capace di entrare immediatamente in sintonia con gli studenti, di catturarne l’attenzione e di seminare la sua passione. Una lezione di vita, prima che un metodo che oggi stenta persino ad essere riconosciuto.” Con queste bellissime parole Mario Sebastiani, presidente di Sipotrà, Società di Politica dei trasporti, con cui Maria Rosa collaborava, l’ha ricordata.
Quaranta anni di rigore scientifico e impegno per l’ambiente
Ho conosciuto Maria Rosa nel 1987, ad un forum dei Verdi in cui si ragionava di trasporti, di mobilità insostenibile nelle città, di infrastrutture sbagliate. i Verdi erano appena entrati in Parlamento, io ero una di queste elette, ero stata assegnata alla Commissione Trasporti e volevamo creare delle reti di figure esperte e competenti, che ci aiutassero ad affrontare i nuovi compiti in Parlamento e nei territori.
Lei arrivò insieme a Guglielmo Zambrini, il suo inseparabile maestro: da allora non ci siamo più lasciate. Era una donna generosa, che spiegava con dedizione, che ascoltava molto, che ragionava su cosa proporre e cosa fare in alternativa ai progetti sbagliati.
Fu grazie a Guglielmo Zambrini e Maria Rosa Vittadini se imparai che cosa fosse una concessionaria autostradale, per contrastare il sistema di proroghe, deroghe, investimenti sbagliati come la Variante di Valico Bologna Firenze, il raddoppio del tunnel del Monte Bianco l’Autostrada della Maremma. O ancora l’autostrada di Alemagna, la Bre.Be.Mi, Asti Cuneo, Mantova Cremona, Parma-Verona, tangenziale di Lucca, Passante di Bologna, Pedemontana Veneta e Lombarda, sono per elencarne alcune tra le principali di cui siamo occupate e che molte ancora fanno discutere.
Diede un contributo scientifico rilevante anche per contrastare la Legge Obiettivo del Governo Berlusconi, perché una lista di opere senza Piano dei Trasporti era davvero negativo ed inaccettabile per le sue competenze e formazione.
Allo stesso modo sostenne convintamente fin dagli anni 80, la battaglia contro il Ponte sullo Stretto di Messina e proponendo soluzioni alternative per gli spostamenti e l’attraversamento, per la sua inutilità ed impatto ambientale, nelle tre tornate in cui l’opera venne proposta, osteggiata dalle associazioni ambientaliste ed esperti, infine fermata da nuove decisioni politiche.
Anche di recente con la riproposizione del Ministro Salvini per la quarta volta del progetto di Ponte, pur già gravemente malata, chiedeva, si informava, contribuiva con idee e suggerimenti, per contrastare un progetto che continuava a ritenere inutile ed impattante, suggerendo di lavorare sulle soluzioni alternative.
Le sue innovazioni per città e trasporti sostenibili
Ma le sue competenze erano molto concentrate anche sulle città e la mobilità urbana, dove ha redatto negli anni ‘80 e ’90 numerosi Piani Urbani del Traffico di molte città italiane, con forti innovazioni, dove proponeva interventi di moderazione del traffico per restituire sicurezza e spazio alle persone, nuove reti tramviarie per rilanciare il trasporto pubblico, interventi di regolazione del traffico. Tutte proposte poi diventate oggi patrimonio comune ma che allora erano davvero sconosciute nel dibattito italiano.
Di recente aveva collaborato alla redazione di diversi Piani Urbani di Mobilità Sostenibile, con contributi teorici ed operativi, a progetti di rigenerazione urbana e di riqualificazione di spazi pubblici: per lei erano la naturale evoluzione dei PGTU degli anni 80.
Fu una protagonista negli anni ‘90 del dibattito sul progetto di Alta Velocità Ferroviaria, con analisi e studi per dimostrare che le nuove reti dovevano essere connesse alla rete ordinaria, che i nodi urbani erano essenziali per rendere efficiente ed efficace il servizio, che la rete veloce avrebbe dovuto essere accompagnata da un significativo sviluppo della rete e servizi locali, dove si svolge la maggior parte del traffico e degli spostamenti. Anche per le merci ed i nuovi progetti TAV come il terzo valico Milano Genova o la Torino Lione, dimostrò con numeri ed analisi che il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia si sarebbe ottenuto nel contesto di politiche dei trasporti complessive, con politiche di prezzo, con strategie ai valichi analoghe a quelle di Svizzera ed Austria.
Un dibattito e delle riflessioni di grande attualità, che hanno ancora molto da dire al Paese, al mondo della pianificazione, della progettazione e della politica.
La pianificazione “necessaria” dei trasporti e della logistica
Quando andremo a rileggere tutte le sue elaborazioni e produzioni, per ricordarla al meglio come dovremo fare e per imparare ancora tanto, troveremo decine di interventi nel corso di 40 anni di insegnamento e studi, sulla necessità di un Piano Generale dei trasporti e della Logistica.
Non si rassegnava, anche negli ultimi anni che – Governo, Parlamento e Istituzioni – avessero abbandonato completamente la pianificazione dei trasporti e della mobilità. Uno strumento necessario per integrare la pianificazione territoriale ed urbanistica, i diversi sistemi modali, gli spostamenti locali e gli spostamenti nazionali ed internazionali, con una forte attenzione ai nodi urbani e di scambio, dove la sfida della sostenibilità è ormai divenuta una missione necessaria e urgente.
Penso che se il mondo ambientalista ed i Verdi sono stati dei protagonisti ed interlocutori di questi temi – nei territori, nei comuni e in Parlamento – lo devono Guglielmo Zambrini e Maria Rosa Vittadini, ai loro studi e insegnamenti.
Una donna di grande impegno e passione civile
Maria Rosa è stata molto di più di quello che queste mie parole raccontano: il suo costante impegno civile con associazioni ambientaliste, comitati, verdi, candidature con la società civile, per la sua Venezia da salvare. Sempre generosa, senza calcolo, mettendo a disposizione il suo rigore scientifico e i suoi saperi, al servizio di buone cause pubbliche e collettive.
Di recente aveva anche dato una mano per costruire l’Alleanza Clima e Lavoro, promossa da Sbilanciamoci, le associazioni ambientaliste e la CGIL, perché farsi carico di coniugare il lavoro delle persone, la giusta transizione e la sostenibilità, erano esattamente il suo pensiero.
Oggi che ci ha lasciato, tutte queste associazioni, comitati, forze politiche a cui era vicina come Verdi ed AVS, amministrazioni locali, esperti e docenti, hanno scritto parole affettuose e di gratitudine per ricordarne la competenza, il rigore e la passione civile.
Io perdo anche una maestra impareggiabile, un’amica piena di umanità e tanta ironia, sempre pronta ad ascoltare e suggerire con dedizione.
Grazie Maria Rosa, per averci insegnato la “strada” con generosità e passione civile. Ci mancherai.
a cura di Anna Donati
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