Il governo ha rinviato la “tassa sui pacchi” che si era rivelata un boomerang

Il Consiglio dei ministri ha rinviato l’entrata in vigore della tassa di due euro su tutti i pacchi dal valore inferiore a 150 euro, in ingresso in Italia da Paesi fuori dall’Unione Europea. La tassa adesso si applicherà a partire dal 1° luglio, quando analogo provvedimento sarà adottato a livello europeo.
La tassa era stata pensata per permettere al governo di incassare più soldi, e anche per disincentivare gli acquisti online di prodotti a basso prezzo dalla Cina, in ottica di limitare la concorrenza ai danni delle imprese italiane e anche l’impatto negativo sull’ambiente. Il varo al 1° gennaio aveva causato però una serie di storture, con una flessione delle spedizioni (in arrivo in particolare a Malpensa, principale scalo cargo aereo italiano) e aveva generato ulteriore traffico stradale, perché le spedizioni arrivavano all’estero e venivano poi trasferite in Italia, dopo regolare sdoganamento in ingresso in Ue.
La tassa era stata inizialmente approvata a dicembre, nell’ambito della legge di bilancio, ed era appunto entrata in vigore il 1° gennaio, vale a dire sette mesi prima dell’avvio del provvedimento simile a livello europeo. Questo aveva appunto consentito alle grandi aziende come Shein, Temu o AliExpres di spedire i pacchi in altri Paesi europei, prima di consegnarli in Italia. Per questo aveva creato preoccupazioni su più fronti.
La decisione del rinvio era già stata presa ma è stata approvata appunto in questi giorni. A questo punto entrerà in vigore a luglio, con il valore di 3 euro fissato a livello europeo in modo omogeneo.
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