Il Milan e l'impresa "impossibile" del 1999: dalla Lazio all'Inter, i rossoneri sognano un'altra rimonta Scudetto dal -7

Mar 10, 2026 - 17:00
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Il Milan e l'impresa "impossibile" del 1999: dalla Lazio all'Inter, i rossoneri sognano un'altra rimonta Scudetto dal -7

La squadra di Allegri ha ora 7 punti di ritardo dall'Inter e sogna di emulare quella di Zaccheroni, che 27 anni fa portò a casa un incredibile titolo. La ricetta di Bierhoff: "Niente tabelle".

Il grande ex Kaká aveva avvertito tutti alla vigilia di Milan-Inter: "Credo ancora nello Scudetto, 10 punti sono 4 partite e la strada è lunga". E Strahinja Pavlovic, che non è un ex ma gioca nel Milan di oggi, gli aveva fatto eco: “Nulla è ancora finito, mancano 11 giornate”.

Ebbene, il Milan ha iniziato a (ri)crederci. Ha battuto l'Inter per la terza volta consecutiva, si è ripetuto dopo l'1-0 dell'andata con un altro 1-0, ha trovato in Estupinan l'eroe a sorpresa. E ora i punti di distacco dalla capolista non sono più 10 come alla vigilia del derby: sono diventati 7. Sempre parecchi, vero, ma la cifra doppia intanto è diventata singola. E un po' tutti sono tornati a crederci.

Non sarebbe la prima rimonta del Milan fino al primo posto finale. Anzi, uno degli Scudetti più incredibili della storia della Serie A è stato vinto proprio così dai rossoneri: scalando la vetta gradino dopo gradino. E sempre partendo da un ritardo di 7 punti rispetto a chi comandava: oggi l'Inter, ai tempi la Lazio.

MAX COME ZAC

Max come Zac, ovvero Massimiliano Allegri come Alberto Zaccheroni. Nel senso che il Milan di oggi e quel Milan, quello del 1998/1999 e della rimonta impossibile sulla Lazio, sono simili in tutto e per tutto ai nastri di partenza.

Anche quella squadra è reduce da un'annata disastrosa: nel torneo precedente ha chiuso addirittura al decimo posto, rimanendo fuori da tutte le coppe europee e abbandonandosi a un iniziale clima di pessimismo e disfattismo. Proprio come oggi.

Altra coincidenza? L'eliminazione precoce dalla Coppa Italia. Sempre agli ottavi di finale e sempre per mano della stessa avversaria: la Lazio.

IL -7 DAL PRIMO POSTO

Eppure quel Milan, così poco accreditato dopo i disastri dell'anno precedente e di quello prima ancora, in qualche modo ingrana. Parte con due vittorie su due, poi perde malamente in casa contro la Fiorentina di Batistuta (ricordate la punizione a due che quasi stacca la testa di Ambrosini?). In qualche modo rimane agganciato alle prime posizioni, nonostante qualche batosta come lo 0-4 di Parma.

L'obiettivo è lo stesso che oggi Allegri ripete come un mantra: tornare in Champions League. Di Scudetto non parla nessuno, o quasi. Anche perché la Lazio di Vieri, Salas, Veron, Nedved e tanti altri pare fare un campionato a sé, dopo un girone d'andata conquistato dalla Fiorentina di Trapattoni. E nel mezzo c'è pure il Parma, che proprio in quella stagione farà il bis alzando sia la Coppa Italia che la Coppa UEFA.

Però tutto cambia tra la ventisettesima e la ventinovesima, dunque quasi agli sgoccioli (ai tempi il campionato è a 18 squadre e le giornate sono 34, non 38). Alla vigilia del turno numero 27, la Lazio ha 7 punti di vantaggio sul Milan, terzo dietro alla Fiorentina. E 7 rimangono dopo lo 0-0 nello scontro diretto dell'Olimpico tra biancocelesti e rossoneri. Come nell'anno di grazia 2026, mese di marzo, ma con l'Inter al primo posto.

Nelle due settimane successive, ecco l'avvicinamento decisivo: la Lazio perde il derby e perde anche contro la Juventus, mentre il Milan batte Parma e Udinese. La squadra di Zaccheroni si porta a un solo punto di distanza da quella di Eriksson, che comincia seriamente e concretamente a temere la beffa. A 5 turni dalla fine, tutto è tornato in gioco quasi dal nulla.

IL SORPASSO E PERUGIA

Da lì fino alla fine, Lazio e Milan le vincono quasi tutte. E quel "quasi" è determinante affinché lo Scudetto 1998/1999 prenda a sorpresa la via di Milano.

La rimonta si concretizza alla penultima giornata: la Lazio si fa ingabbiare dalla Fiorentina e non va oltre l'1-1 del Franchi, e nel frattempo il Milan travolge un Empoli già retrocesso seppellendolo di reti a San Siro (4-0).

Il resto è storia del nostro campionato: il 2-1 milanista di Perugia che vale il titolo, l'intervento con le unghie di Abbiati sul destro del possibile pareggio di Bucchi, la gioia sfrenata di Adriano Galliani in tribuna. Il tutto mentre la Lazio supera il Parma all'Olimpico, con un altro 2-1 che sa solo di beffa e amarezza.

 

BIERHOFF: "NON SERVE FARE TABELLE"

BIERHOFF:

27 anni dopo, tirar fuori quell'impresa è diventato quasi inevitabile. Lo ha fatto anche la Gazzetta dello Sport, che ha intervistato un grande ex rossonero come Oliver Bierhoff, terzo miglior marcatore di quel torneo con 19 centri.

"Qual è stata la chiave? Semplice: ci abbiamo creduto e abbiamo messo insieme un filotto clamoroso di vittorie - ha detto il tedesco - Nessuno faceva calcoli, ma eravamo concentrati solo su noi stessi, sul conquistare più punti possibili, sull'aiutare i compagni. Eravamo convinti che, facendo il massimo, la Lazio avrebbe commesso qualche passo falso".

"Quando sei dietro non serve fare calcoli - ha proseguito Bierhoff - prima di tutto bisogna vincere il più possibile, senza sprecare energie nervose, pensando a dove i diretti concorrenti possono inciampare".

Una mossa che, secondo l'ex centravanti, il Milan di oggi sta attuando in particolare grazie al basso profilo tenuto da Allegri.

"Secondo me non serve fare tabelle e ha ragione Allegri che continua a parlare di obiettivo Champions da raggiungere. Prima il Milan deve tornare nell'Europa che conta, poi pensare al resto. È un modo giusto per tenere la squadra concentrata su un traguardo a breve termine".

RIMONTA (IM)POSSIBILE?

L'Inter si è dimostrata la squadra chiaramente più attrezzata per vincere lo Scudetto. Proprio come la Lazio ai tempi. E fin qui non ci piove. Però ha peccato negli scontri diretti: ne ha persi tanti, a eccezione del derby d'Italia di ritorno, del 2-2 contro il Napoli e del colpo in casa della Roma.

Occhio, dunque: le prossime tre giornate potrebbero anche definire in maniera molto chiara, o in un senso o nell'altro, quel che sarà il finale del campionato. L'Inter ospiterà Atalanta e Roma e nel mezzo andrà in casa di una Fiorentina assolutamente bisognosa i punti salvezza. Però il Milan sfiderà la Lazio fuori casa, il Torino in casa e poi soprattutto il Napoli, di nuovo fuori casa. A proposito di grandi notti.

La differenza con quel 1998/1999 è che le giornate a disposizione sono di più: ne mancano 10, il doppio rispetto a quella volta. Teoricamente si può fare. Senza tabelle, come dice Bierhoff. Dipenderà anche e soprattutto dall'Inter, da come la capolista reggerà alla pressione: 27 anni fa, la Lazio non lo fece nel migliore dei modi. E il Milan riuscì ad approfittarne.

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Redazione Redazione Eventi e News