Il surreale dibattito aperto dall’Eni con Cruciani e vannacciani

Le parole di Claudio Descalzi sulla necessità di sospendere il divieto europeo all’acquisto di gas liquefatto russo, pronunciate domenica alla scuola di formazione politica della Lega, hanno raccolto nei giorni successivi un certo consenso, e non solo, com’era prevedibile, da parte del partito che in quella sede lo aveva gentilmente invitato, ma da un ampio schieramento che va dal Fatto quotidiano a Giuseppe Cruciani, fino ai patrioti del generale Roberto Vannacci.
Esaltato dall’idea che Giorgia Meloni abbia seguito i suoi consigli circa l’esigenza di smarcarsi da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, martedì il conduttore della Zanzara ha voluto superarsi, e rivolgendosi alla presidente del Consiglio ha scandito: «Questa è la cosa più popolare da fare, questa: ci siamo rotti il cazzo di dare soldi all’Ucraina, questa è la cosa più popolare, ci siamo rotti il cazzo di riempire di quattrini l’Ucraina per non fare un cazzo. Altra cosa che (Meloni, ndr) dovrebbe fare: riapriamo al gas russo. Cominciamo a ricomprare gas russo». Con David Parenzo che in sottofondo chiosa: «Cos’è, sei diventato Descalzi adesso?».
A mio parere, la domanda giusta è semmai se Descalzi sia diventato Cruciani – del resto stiamo parlando pur sempre del conduttore di punta della radio della Confindustria – ma non perdiamo il filo. Perché martedì Meloni replica a Descalzi che capisce il suo punto di vista, ma «la pressione economica che abbiamo esercitato sulla Russia in questi anni è l’arma più efficace che abbiamo per costruire pace», mentre il giorno dopo, contrariamente alle indicazioni del suo inanellato Mazzarino radiofonico, riceve Volodymyr Zelensky con tutti gli onori, confermando l’impegno dell’Italia a sostegno dell’Ucraina. Di qui l’intervento, ieri, del deputato vannacciano (eletto con Fratelli d’Italia) Emanuele Pozzolo, più noto come il pistolero di capodanno, che ha postato sui suoi canali social una foto dell’incontro e così lo ha commentato: «Mentre la Meloni fa fare l’ennesima bella passerella romana a Zelensky, gli italiani strabuzzano gli occhi ogni volta che aprono una bolletta. Come ha detto anche l’ad dell’Eni Descalzi è ora di tornare a rifornirci di gas dalla Russia. L’interesse nazionale si difende così!».
Il tenore dei contributi mi pare coerente con la sede scelta per aprire la discussione, la scuola di formazione della Lega, dall’amministratore delegato dell’Eni, appena riconfermato per il quinto mandato consecutivo (quello che non è riuscito a ottenere nemmeno Viktor Orbán). Ma questo, presumibilmente, è solo l’inizio. Come scrive sul Foglio Nona Mikhelidze, quando un personaggio di quel calibro prenda una posizione così netta, nel pieno della crisi di Hormuz, non sta solo esprimendo un’opinione, sta aprendo una breccia. E adesso sta all’Europa fare del suo meglio per chiuderla: «L’alternativa al gas russo è più difficile, più costosa nel breve periodo e richiede un coordinamento europeo che finora è mancato. Richiede di spiegare ai cittadini perché le bollette più alte di oggi sono il prezzo della sicurezza di domani. Ma è l’unica strada che non ci riconsegna, all’ennesima crisi, nelle mani di chi ha già dimostrato nel 2006, nel 2009, nel 2014, nel 2021 di usare il gas come arma». E di comprare con quei soldi anche un sacco di armi vere e proprie, con cui bombarda case, scuole e ospedali ucraini e minaccia apertamente tutti noi.
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