Insediato il Comitato di indirizzo dell’Osservatorio per l’adattamento alla crisi climatica. Con appena due anni di ritardo

Senza troppo clamore, a fine febbraio si è svolta presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la riunione di insediamento del Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Ne dà ora notizia lo stesso dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin, con una nota in cui specifica che l’organismo è stato istituito con decreto ministeriale varato a metà dicembre e che è composto da 16 membri, rappresentanti di dieci ministeri, del Dipartimento della protezione civile, dell’Agenzia nazionale ItaliaMeteo, della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dell’Associazione nazionale comuni italiani, nonché dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l’Ispra, con il ruolo di supporto tecnico-scientifico. Tutto molto dettagliato. Manca solo un particolare, tutt’altro che piccolo: questo Comitato di indirizzo e coordinamento dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici arriva con quasi due anni di ritardo. E ora i soggetti che ne fanno parte dovranno davvero correre se vorranno almeno in parte recuperare il tempo perso.
Come il nostro giornale segnalava già nell’autunno del 2024, dopo aver approvato nel dicembre 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), il governo Meloni non ha fatto nulla per fornirlo delle gambe su cui si sarebbe dovuto muovere. Le 361 azioni settoriali in cui s’articola il Pnacc sono in larga parte positive – sottolineavamo – ma senza risorse e governance restano una scatola vuota. E, a ben guardare, sono le 4 azioni sistemiche previste dal Pnacc che dovrebbero colmare il gap, e in particolare la prima della lista, ovvero la prevista istituzione di un Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici «composto dai rappresentanti delle Regioni e delle rappresentanze locali, per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento», col non trascurabile compito di «individuare le specifiche fonti di finanziamento per l’attuazione delle azioni individuate dal Pnacc».
La versione varata dal governo Meloni recita che «a seguito dell’approvazione del Pnacc si procederà con l’istituzione del Comitato e della Segreteria dell’Osservatorio, che sarà effettuata con decreto del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase), da emanare entro tre mesi dal decreto ministeriale di approvazione del Pnacc», pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 febbraio 2024. A novembre di quell’anno, quando pubblicammo l’articolo per denunciare il ritardo di sei mesi, non potevamo sapere quanto ancora l’Italia avrebbe dovuto aspettare prima di veder arrivare qualche segnale concreto. Segnali che tra l’altro si sono rivelati tanto più necessari e urgenti alla luce degli eventi meteo estremi che nel corso dei mesi hanno drammaticamente colpito il nostro Paese, essendo l’ l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici, composto appunto dai rappresentanti delle Regioni e degli Enti locali, fondamentale per l’individuazione delle priorità territoriali e settoriali e per il monitoraggio dell’efficacia delle azioni di adattamento, come ricordavamo ancora un paio di mesi fa.
Ora, con quasi due anni di ritardo, dal Mase battono un colpo. Il Comitato dell’Osservatorio si è insediato. Dal ministero guidato da Pichetto Fratin ricordano che «l’obiettivo dell’Osservatorio è il rafforzamento coordinato dell’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici del sistema Paese, indirizzando la pianificazione e l’attuazione di adeguate azioni di adattamento, il monitoraggio della loro efficacia, la messa a sistema delle fonti di finanziamento, oltre che individuando i potenziali ostacoli di carattere normativo, regolamentare e procedurale». E fanno sapere che in occasione della riunione di insediamento del Comitato sono stati approvati i Regolamenti di funzionamento e organizzazione del Comitato e del Forum» e anche che «i prossimi passi previsti nell’ambito delle attività dell’Osservatorio riguardano l’emanazione di un avviso pubblico per la manifestazione di interesse a partecipare al Forum e la sua successiva istituzione, nonché la costituzione dei Gruppi di lavoro del Comitato, come previsto dal Pnacc». Ciò, concludono dal Mase, «consentirà la piena operatività della struttura, che rappresenta una condizione propedeutica indispensabile per far fronte alla necessità di coordinamento tra diversi livelli e settori, per affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici in maniera efficace». Ed eccoci qua: «una condizione propedeutica indispensabile» tanto propedeutica e tanto indispensabile che è arrivata con mesi e mesi di ritardo. È il caso di dire meglio tardi che mai?
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