Intervista con Ivana Lotito, protagonista di “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”: “In questo momento storico è fondamentale stare dalla parte di chi subisce e non può difendersi”
“E’ una donna funzionale, razionale, capace di muoversi con grande lucidità nei territori complessi della giustizia”. Ivana Lotito è la protagonista femminile di “Guerrieri la regola dell’equilibrio”, in onda da lunedì 9 marzo alle 21.30 in prima visione su Rai 1, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli, liberamente tratta dai romanzi “Ragionevoli dubbi”, “Le perfezioni provvisorie” e “La regola dell’equilibrio”di Gianrico Carofiglio, coprodotta da Rai Fiction, Rai Com, Combo International, Bartlebyfilm.
Attrice di grande spessore interpretativo e umano, nella serie veste i panni di Annapaola, ex giornalista di cronaca nera, ora audace investigatrice privata, che aiuta l’avvocato Guido Guerrieri (Alessandro Gassmann) a risolvere i casi. Imprevedibile, coraggiosa e determinata, discendente di una dinastia circense, ama il rischio e non si separa mai dalla sua moto.
Ivana Lotito con Alessandro Gassmann in “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” – credit foto Giuseppe Di Viesto
Ivana, nella serie interpreta Annapaola, ex giornalista d’inchiesta, ora detective di fiducia di Guerrieri, al quale è legata da un rapporto di amicizia e supporto reciproco …
“Inizialmente vediamo Guido Guerrieri difendere Annapaola durante il processo, in cui è accusata di aver preso delle prove in maniera illegale, e convincere il giudice che ha agito per finalità di indagini giornalistiche. Dopo la vittoria, Annapaola propone a Guerrieri di aiutarlo, in qualità di detective, a risolvere i casi più difficili. E così avviene. Diventano estremamente solidali, complici. Il tono del loro rapporto è coerente con quello della serie perché è adulto, ironico, mai melodrammatico. Sono due professionisti, sono amici, non dichiarano di volersi bene ma con la loro presenza mai invasiva e la cura reciproca dimostrano di esserci l’uno per l’altra. Sono una coppia efficace a livello lavorativo, si prendono anche in giro, la loro amicizia è uno spazio sicuro perché è il luogo dove possono liberamente confessarsi senza essere giudicati, possono permettersi di essere fallibili, di avere delle miserie tipiche degli esseri umani, invece nel contesto pubblico devono essere perfetti. Guerrieri è un personaggio molto contemporaneo perché non ha la pretesa di essere eroico in nulla, però sta dalla parte dei giusti e su questo aspetto è incorruttibile”.
Come descriverebbe il suo personaggio?
“Annapaola è una donna funzionale, razionale, capace di muoversi con grande lucidità nei territori complessi della giustizia. Costruisce una solida immagine pubblica basata sulla competenza, sul controllo emotivo, sull’attenzione per i dettagli, ma ha anche un’identità privata molto intima e fragile. Vive un amore tossico con un uomo sposato, Stefano, interpretato da un bravissimo Francesco Colella, che ha anche una moralità dubbia e questo comporta una crepa nel concetto di giustizia di Annapaola, che condivide con Guerrieri, anche se poi non è così rigida, infatti a volte tende a sovvertire le regole formali, ha una buona capacità mimetica e riesce a intrufolarsi negli spazi, a recuperare delle prove laddove non lo potrebbe fare. Guido, al contrario, è più ligio al dovere. Il mio personaggio ritiene che si possa essere integri pur avendo delle zone d’ombra, dei chiaroscuri, in quanto la verità non è mai completamente una linea retta ma passa attraverso delle zigzagature, delle curve ripide e profonde, proprio come le indagini. Annapaola inoltre guida la moto e con Guido si introducono nei bar per inseguire dei soggetti loschi e con un fare molto teatrale, attoriale, cercano di smascherarli”.
Per Annapaola, come ha detto poco fa, la giustizia non è rigida, infatti a volte tende a sovvertire le regole, qual è invece il suo concetto di giustizia?
“Annapaola conosce molto bene quali sono i confini del diritto e del dovere, però per scoperchiare la giustizia, per metterla a nudo, tante volte è costretta a sovvertire le regole. La sua visione della correttezza, della verità, in realtà è molto integra e io ritengo che in questo momento storico sia fondamentale recuperare un concetto di giustizia ancestrale, che preveda di stare dalla parte di chi subisce, dei deboli, di coloro che non hanno gli strumenti per difendere un’identità, una natura, una provenienza, i diritti umani. Per questo penso che Guerrieri possa essere un riferimento positivo”.
Su Instagram lei si è esposta su questioni sociali come ad esempio il genocidio di Gaza. Quanto è importante, indipendentemente dal fatto di essere una persona conosciuta o meno, mettere la faccia per difendere i diritti e provare ad aiutare chi ne ha più bisogno?
“Secondo me è fondamentale, indipendentemente da chi tu sia. Purtroppo individualmente si può fare poco, ma da qualche parte bisogna pur iniziare. Una piccola goccia è quella che poi riempie l’oceano. Non credo di avere un grande potere sinceramente, però unisco la mia voce ad altre voci affinché possa crearsi un coro. Oggi è molto difficile distinguere la verità, anche le informazioni che riceviamo possono venire deviate per finalità diverse e offuscare la vista delle persone. Una fotografia invece non deve essere interpretata ma rimanere quella che è: una bomba è una bomba, un bambino trucidato è un bambino trucidato, non c’è una spiegazione altra. Dare un nome diverso agli eventi e alle cose non aiuta l’umanità a far sì che certe tragedie non avvengano mai più, ma ci rende tutti quanti complici e io non potrei mai perdonarmelo. Sono la prima responsabile dell’educazione dei miei figli e della comunicazione con loro, ed è bene che sappiano quello che sta succedendo, per me è un’urgenza clamorosa, di fondamentale importanza, dalla quale non ci si può esimere. Non importa chi sei e che cosa fai nella vita, è necessario stare dalla parte di chi sta subendo”.
Nella società odierna si è persa anche un po’ l’empatia, la solidarietà verso gli altri…
“Quando rischi di perdere dei privilegi in una maniera così ricattoriale e minacciosa, entra in gioco anche un discorso di convenienza, ma in questo modo si rischia di perdere l’umanità. Io sinceramente in quella schiera non vorrei finire, a costo di perdere tutto vorrei rimanere una persona umana e stare dalla parte degli esseri umani”.
Ivana Lotito in “Guerrieri – La regola dell’equilibrio” – credit foto Giuseppe Di Viesto
Ha trovato dei punti di contatto con il personaggio di Annapaola?
“Annapaola viene ritratta come una donna sfrontata, che non ha paura di affrontare gli altri, io non sono esattamente così e non vado in moto. Però rispecchia quel cliché contemporaneo, al quale sinceramente appartengo anche io, di chi ha un grande controllo sulle cose, sa osservare bene gli altri, professionalmente è impeccabile, competente, fortissima, ma poi cova dentro di sé una tempesta emotiva abbastanza implacabile. Annapaola investiga sugli esseri umani così come io indago i personaggi che interpreto, anche se magari svelo poco di me. Lei si concentra molto sugli altri e poco su se stessa per paura di intravvedere un vuoto. Questa è una caratteristica che accomuna investigatori e attori”.
Il titolo della serie è “Guerrieri, la regola dell’equilibrio”, rifacendosi al titolo del libro di Carofiglio. Qual è la sua regola dell’equilibrio per far quadrare tutto?
“Non ho una regola vera e propria, però ho imparato con il tempo a dirmi che si può sbagliare, che non bisogna fare le cose alla perfezione, ma provarci, perché nel momento in cui provi stai già ambendo alla perfezione, a migliorare te stesso. Non bisogna sfuggire le situazioni ma viverle, questo secondo me è un passo fondamentale. Io poi prendo le distanze dalle definizioni, in quanto credo nell’unicità delle persone, nelle competenze specifiche, nei talenti e quindi non voglio mai paragonarmi a qualcun altro. Penso che si possa cambiare facilmente per poi magari ritornare a quello che si era, dato che c’è un’evoluzione continua e dobbiamo farci i conti. Quando devo partire per impegni lavorativi sono molto brava ad organizzare la gestione dei miei figli e della casa, ho imparato a farlo per ritagliarmi una certa libertà. La mia identità non è solo quella di una mamma, di una donna precisa, che riesce a far quadrare le cose, ma è anche quella di una persona che ad un certo punto perde la bussola, è completamente disorientata, a volte spenta, stanca, con un’infinità di distrazioni. I miei figli devono sapere che possono accadere degli imprevisti, che si può inciampare e poi rimettersi in riga, ma che ci vogliamo bene e che domani e dopodomani ci rivediamo, che c’è una solidità affettiva”.
E’ indubbiamente importante il concetto del cadere per poi riuscire a rialzarsi e ripartire, imparando dai propri errori …
“E’ un concetto veramente importante, soprattutto per i bambini, per evitare che abbiano ansia da prestazione, così come l’ho avuta io. Adesso ho capito che, anche nella recitazione per esempio, ciò che ti rende distintivo rispetto agli altri è proprio la tua miserabilità, quindi far trasparire i propri limiti è un valore aggiunto, perché ti rende un essere umano diverso”.
Ha affermato che il lavoro di attrice è simile a quello di un’investigatrice in quanto indaga i personaggi che interpreta e quindi un po’ anche se stessa. Tra le tante donne differenti, per caratteristiche e storie, che ha impersonato, quali sono le tre che le hanno permesso di scoprire qualcosa in più di sè?
“Tutte le donne che ho impersonato sono state delle fonti di ispirazione, in quanto a modo loro sono state lontane dalla subordinazione, bastavano a se stesse, e questo per me è motivo di grande orgoglio. Dovendone scegliere tre direi innanzitutto Azzurra di “Gomorra”, perché è stata la mia compagna di avventure, con cui ho condiviso la vita e delle bellissime cose che sono accadute. Sono rimasta incinta e ho partorito nella realtà esattamente insieme ad Azzurra nella finzione, e per quanto lei vivesse in un terreno molto rigido, affissiante e controllante, per quanto il contesto la potesse facilmente rendere schiava anche del potere, ha saputo prendere le distanze e alla fine ha dato precedenza e priorità ai sentimenti di madre, di donna che amava un uomo, si è concentrata molto sull’aspetto sentimentale e umano, e si è allontanata dal contesto mafioso nel quale è nata. Sono rimasta molto legata anche a Ciccilla di “Briganti”, che aveva un aspetto da soldatessa, era una brigantessa efferata, cruenta, violenta, però nella sua solitudine diventava una bambina, e questa ambivalenza dell’essere è molto contemporanea perché bisogna saper difendere se stessi, i propri diritti, le proprie ragioni, la propria umanità, indipendenza, autonomia, ma il prezzo da pagare è altissimo. A volte si è costretti a crescere, a diventare adulti molto prima del tempo, e quindi è come se questi personaggi volessero esprimere il bisogno di essere bambini, di rivelare le paure, di chiedere l’aiuto degli adulti, di essere visti, di richiamare l’attenzione, che è una cosa infantile ma è anche una qualità che li rende teneri. Sono donne fortissime ma anche sensibili, nelle quali mi rispecchio. La terza è Annapaola di “Guerrieri – La regola dell’equilibrio”, un personaggio che mi piace molto. Sono tre donne che mi sono rimaste impresse perché hanno una grande potenza ed efficacia esteriore e una sgretolabilità interiore”.
credit foto Erica Fava
La serie è ambientata in Puglia, lei è nata a Manfredonia e cresciuta a Corato, qual è il legame con la sua terra? Qual è il suo luogo del cuore?
“Le radici sono qualcosa che non puoi cancellare, parlano di te ancora prima che provi a definirti. Porto dentro di me delle caratteristiche di mia madre e di mia nonna, della Puglia in cui sono cresciuta, nel senso che replico degli schemi, dei comportamenti, ma anche i sapori, i profumi della mia terra, che ritengo essere anche la parte più pura di me. Quando cerco di trovare una sorta di calma interiore mi vengono in mente i paesaggi della Puglia, gli alberi di ulivo. Il mio luogo del cuore è la Murgia, un territorio selvaggio, incontaminato, infinito, fiorito, ma allo stesso tempo molto raffinato, sofisticato, da cui si vedono dei tramonti e delle albe fantastici. E poi c’è una masseria meravigliosa in cui mi sono anche sposata. Mi piace ritornarci perché guardando quel panorama sconfinato sento la potenza della mia terra”.
In quali progetti sarà prossimamente impegnata?
“Il 9 aprile arriva al cinema Lo chiamava Rock and Roll, opera prima di Saverio Smeriglio, un regista marchigiano che ha diretto questo film bellissimo ed estremamente inclusivo, che parla di disabilità, ma anche di amicizia. Nel cast insieme a me ci sono Federico Richard Villa (attore che convive con la diagnosi di Atassia di Friedrich, ndr), Nicola Nocella, Andrea Montovoli. E’ la storia di quattro amici che intraprendono un lungo viaggio che farà respirare loro una libertà diversa, scoprendo chi sono e chi vogliono essere. Sarà distribuito da Medusa. Io interpreto una ragazza argentina immigrata, che grazie a questo rapporto d’amicizia molto forte con Oronzo (Nicola Nocella) riuscirà a trovare la sua strada. Abbiamo girato questo film con tanto amore, voglia di stare insieme e di conoscerci, abbiamo condiviso molte cose e non vedo l’ora che esca nelle sale. Ho poi preso parte a Mi batte il corazon di Francesco Prisco, che vede protagonista Peppe Iodice, al suo esordio cinematografico. E’ un film comico, leggero, divertente. Entro la fine del 2026 arriverà poi su Canale 5 anche “Erica”, con la regia di Ciro D’Emilio, ispirata ad una serie franco-belga tratta dai libri di Camilla Läckberg, che ha come protagonisti Vanessa Incontrada e Francesco Scianna. Infine ho recitato nella commedia “Non è la fine del mondo”, con la regia di Valentina Zanella, in cui vesto i panni della sorella di Emma, interpretata da Fotinì Peluso. Nel cast ci sono anche Paolo Rossi, Andrea Bosca e Paolo Ruffini”.
di Francesca Monti
Si ringraziano Giulia Vespoli e Viviana Ronzitti
credit foto copertina Erica Fava
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