La scappatoia di Trump per non riconoscere di aver perso la guerra in Iran

Nel mondo magico della post-falsità trumpiana, Donald Trump può rivendicare di aver concluso un accordo temporaneo, di due settimane, per riaprire lo Stretto di Hormuz, che però era perfettamente aperto prima che Trump cominciasse la guerra all’Iran.
La Repubblica islamica, per quanto decapitata ai suoi vertici, ha dimostrato invece di saper resistere alla potenza di fuoco israelo-americana e di avere tenuto il controllo dello Stretto dimostrando di poter far male a tutto il mercato globale dell’energia. Gli ayatollah superstiti escono rafforzati dalla guerra e si portano a casa anche un allentamento delle sanzioni petrolifere.
Siamo tornati dunque al punto di partenza pre bellico, e vai a sapere per quale motivo nel frattempo siano stati uccisi migliaia di iraniani, e per cosa siano morti o rimasti feriti numerosi soldati americani. Senza considerare le centinaia di miliardi di dollari americani bruciati in una guerra che due cronisti del New York Times proprio ieri hanno raccontato essere cominciata senza che nessuno all’interno dell’Amministrazione, tranne l’isolazionista JD Vance, avesse avuto il coraggio di dire a Trump quello che invece diceva nei corridoi, e cioè che il progetto delineato da Netanyahu a uso e consumo del credulone Trump era una «farsa» (come ha ha detto il capo della Cia John Ratcliffe) o, peggio, una «stronzata» (parola di Marco Rubio).
Tra gli altri risultati della guerra per riaprire lo stretto che era già aperto ma che è stato chiuso dalla guerra, l’ex consigliere di Obama Ben Rhodes ha ricordato che le ambasciate e le basi statunitensi in Medio Oriente sono state gravemente danneggiate, e che la posizione degli Stati Uniti nel mondo è stata ulteriormente compromessa. I prezzi dell’energia sono aumentati ovunque, le Borse hanno perso, Putin si è rafforzato e si è arricchito, mentre gli ucraini sono stati abbandonati al loro destino, un destino di resistenza, coraggio e orgoglio al punto che sono riusciti a non capitolare nonostante l’abbandono americano.
Insomma, Trump ha perso la guerra in ogni modo possibile, come ha scritto Timothy Snyder, moralmente, legalmente, politicamente, economicamente, reputazionalmente e anche strategicamente.
A parte questo, la campagna iraniana di Trump è stata un successo. In ogni caso tra due settimane si ricomincerà con bombardamenti, ultimatum e richieste di tregua, oppure mister Taco (Trump always chicken out) scapperà ancora una volta come un coniglio dalle sue bravate da bullo per dedicarsi alla prossima «farsa» e a una qualche nuova «stronzata».
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