L’Aie sblocca 400 milioni di barili delle riserve petrolifere, ma i mercati temono una guerra lunga e il prezzo del greggio sale

Mar 13, 2026 - 03:30
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L’Aie sblocca 400 milioni di barili delle riserve petrolifere, ma i mercati temono una guerra lunga e il prezzo del greggio sale

Superando le ultime indecisioni emerse anche al vertice del G7 di tre giorni fa, i 32 paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea) hanno concordato all’unanimità di immettere sul mercato 400 milioni di barili di petrolio attingendo dalle proprie riserve di emergenza. Si tratta del più grande rilascio coordinato nella storia dell’Agenzia, deciso per far fronte alle ormai pesanti interruzioni delle forniture causate dal conflitto in Medio Oriente innescato il 28 febbraio con i bombardamenti statunitensi e israeliani sull’Iran. Come risposta all’attacco, Teheran ha paralizzato il transito delle navi container nello Stretto di Hormuz. In questi giorni i volumi di esportazione di greggio e prodotti raffinati attraverso questa rotta sono scesi a meno del 10% rispetto ai livelli pre-conflitto ed è facilmente intuibile quale sia il danno per le economie mondiali, considerando che nel 2025 attraverso questo stretto è passato circa il 25% del commercio globale di petrolio via mare.

«Le sfide che stiamo affrontando sul mercato petrolifero sono di portata senza precedenti, pertanto sono molto lieto che i paesi membri dell’Agenzia internazionale dell’energia abbiano risposto con un’azione collettiva di emergenza di dimensioni senza precedenti», ha spiegato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie. «I mercati petroliferi sono globali, quindi anche la risposta alle principali perturbazioni deve essere globale. La sicurezza energetica è il mandato fondante dell’Aie e sono lieto che i membri dell’Agenzia stiano dimostrando una forte solidarietà nell’intraprendere insieme azioni decisive».

In verità, non si tratta tanto di solidarietà, quanto di necessità. Una necessità che, qualcuno in misura maggiore, qualcuno minore, riguarda tutti. In seguito al blocco dello Stretto di Hormuz, il petrolio ha toccato nei giorni scorsi 120 dollari al barile (era a 72 dollari prima dei bombardamenti), per scendere poi sotto quota 90 dopo l’annuncio che il G7 era pronto a usare le riserve, ma non a dare immediato via libera all’operazione per evitare una partenza troppo accelerata col rischio di rimanere senza scorte in caso di un protrarsi del conflitto. Il prezzo del petrolio è presto tornato a salire e l’Aie ieri ha deciso di rompere gli indugi.

Il problema è che nonostante questa mossa senza precedenti, il prezzo del greggio questa mattina è tornato a toccare e in alcuni momenti anche a superare i 100 dollari al barile. I mercati, insomma, non credono che la guerra sia già alle battute finali, come in qualche occasione è andato dicendo il presidente statunitense Donald Trump. E un blocco delle forniture petrolifere mediorientali può mettere in ginocchio l’economia dei principali paesi importatori.

Alla questione dedica un focus Montel news, che è un’agenzia di stampa internazionale specializzata esclusivamente nei mercati energetici. Nel testo si evidenzia tra l’altro che il problema non è solo Hormuz: guardando all’Oman, le autorità hanno evacuato preventivamente il terminal di Mina-al Fahal, e ciò costituisce un ulteriore problema perché il porto si trova fuori dallo Stretto controllato da Teheran ed era considerato uno degli ultimi sbocchi sicuri per il greggio mediorientale. Rischia di chiudersi insomma un’altra possibile porta e questo avviene dopo che già ieri erano stati colpiti depositi di carburante a Salalah (vicino al confine con lo Yemen) e mentre sono state bloccate operazioni portuali in Iraq a causa degli attacchi con droni a due petroliere.

Il problema dell’approvvigionamento di petrolio, con il passare dei giorni, rischia insomma di acuirsi piuttosto che arrivare a soluzione. Checché ne dica Trump, che ieri aveva fatto sapere che aveva dato via libera allo sblocco di una parte delle riserve statunitensi con queste parole: «Rilascerò un po’ di petrolio dalle nostre riserve, aiuterà a far scendere i prezz»i, salvo aggiungere oggi: «Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo del petrolio sale, noi facciamo un sacco di soldi». In ogni caso, sbloccare le riserve non è servito a far abbassare i prezzi. Sui mercati si è continuato a comprare il greggio a quota 100 dollari e più perché, evidentemente, c’è il timore che nelle prossime settimane o mesi si avveri la minaccia lanciata da Teheran: «Il petrolio arriverà a 200 dollari al barile»

I membri dell’Agenzia internazionale per l’energia detengono scorte di emergenza per oltre 1,2 miliardi di barili, con ulteriori 600 milioni di barili di scorte industriali detenute per obbligo governativo. Il rilascio coordinato delle scorte deciso ieri è il sesto nella storia dell’Aie (è stata creata nel 1974), dopo quelli (soprattutto in concomitanza con conflitti armati) nel 1991, 2005, 2011 e due volte nel 2022. Mai però era stata toccata una cifra come quella decisa ora. E mai, dopo un simile massiccio rilascio, il prezzo del greggio sui mercati internazionali era rimasto tanto insensibile alle decisioni dei governi nazionali e degli organismi internazionali.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia