Via libera del Parlamento con tempi da record: il lupo non è più specie «rigorosamente protetta»

Mar 13, 2026 - 03:30
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Via libera del Parlamento con tempi da record: il lupo non è più specie «rigorosamente protetta»

Mai come in questo caso è stata mostrata tanta solerzia e rapidità nel votare il recepimento di una direttiva europea. In questa legislatura a maggioranza di destra, il Parlamento si è sempre mosso come un pachiderma quando si è trattato di dare via libera a qualche norma comunitaria, anche incassando spesso e volentieri procedure d’infrazione da parte della Commissione europea per mancata ottemperanza rispetto quanto deciso a Bruxelles, com’è successo da ultimo ieri per i capitoli case verdi e plastica monouso (su questo fronte, la Commissione aveva già inviato una lettera di costituzione in mora all’Italia addirittura nel lontano maggio 2024). In questo caso no: i parlamentari di destra si sono mossi veloci come una lepre e con addirittura dieci mesi di anticipo rispetto alla scadenza fissata da Bruxelles per il gennaio 2027, hanno votato compatti il declassamento del lupo da specie «rigorosamente protetta» a specie «semplicemente» protetta.

Dopo il parere favorevole espresso a dicembre dalla Camera e dopo aver bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione, la maggioranza di governo ha fatto approvare anche in Senato, e dunque in via definitiva, la legge di delegazione europea riguardante la Direttiva Habitat e il declassamento di protezione per il lupo. La differenza introdotta con la soppressione di quel «rigorosamente» non è da poco: benché il minor status di protezione non autorizzi la caccia libera, permette alle Regioni di chiedere deroghe più facili per «prelievi selettivi» (ovvero abbattimenti mirati degli esemplari), per esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. È vero che sarà sempre necessario un parere tecnico da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili. Ma, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, il declassamento metterà nuovamente a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie in uno stato di conservazione soddisfacente.

Avere ora meno vincoli consentirà a Regioni e Province di autorizzare più facilmente i «prelievi» motivando tale decisione con il riferimento a rischi per la popolazione o per gli animali da allevamento. Per Legambiente siamo di fronte a «un grave errore» che tra l’altro «non andrà a risolvere i conflitti sociali in corso». Spiega il responsabile Biodiversità dell’associazione, Stefano Raimondi: «Basare il declassamento su una volontà politica, e non scientifica, non solo potrebbe compromettere gli sforzi di conservazione raggiunti fino ad oggi, ma potrebbe creare un precedente pericoloso per altre specie oggetto di tutela». L’Italia, secondo il Cigno verde, avrebbe fatto bene a seguire l’esempio di altri paesi europei che hanno mantenuto al momento lo status di protezione massima nei propri ordinamenti giuridici. Come spiega la presidente di Lndc Animal Protection, Piera Rosati, «il lupo non è un nemico, ma una specie protetta e fondamentale per gli ecosistemi italiani. Il declassamento della specie è un atto irresponsabile e pericoloso, che come già ampiamente dimostrato ignora la scienza, le buone pratiche e le esigenze reali degli allevatori. Uccidere i lupi non insegna nulla né al singolo animale né al branco: disperdere i gruppi aumenta le predazioni e favorisce il bracconaggio. Le conseguenze saranno drammatiche per la specie e per gli ecosistemi italiani». Annamaria Procacci, responsabile fauna selvatica dell'Enpa, sottolinea che «si colpisce la specie più preziosa, quella che esercita un ruolo fondamentale di bioregolatore degli equilibri ambientali, il primo predatore degli ungulati», con un voto che «non tiene conto delle posizioni di gran parte del mondo scientifico» e arrivato con una rapidità che non c'è stata negli altri paesi comunitari.

Tanta fretta s’è vista solo in da noi. E a sproposito. Per diverse ragioni. Prima tra tutte, il fatto che nel nostro Paese, anche in aree dove gli allevatori sollevano a gran voce il problema della presenza e delle aggressioni al bestiame da parte dei lupi, non si è lavorato a sufficienza sulla prevenzione e scarseggiano sistemi di protezione adeguati, come le reti elettrificate, che laddove ci sono si sono dimostrati efficaci nell’evitare le predazioni. E scarseggiano, per non dire che mancano totalmente, dati aggiornati circa l’effettiva dimensione della popolazione nazionale di lupi.  Secondo l’Ispra, se ne potrebbero abbattere massimo 160 l’anno (circa il 5% del numero totale). Ma questo calcolo è stato fatto sulla base di un dato – 3501 individui – che è datato e frutto di semplici stime (non tiene conto, solo per dirne una, di quanti esemplari siano rimasti vittime nel corso degli anni di bracconaggio o di investimenti stradali).

Il fatto che l’ultima valutazione risalga a un’indagine del 2020-2021 e che si basi su dati approssimativi avrebbe richiesto per ambientalisti e animalisti la necessità di congelare il via libera del declassamento del lupo in attesa di una più aggiornata e fattuale analisi. Ma tant’è, il Parlamento a trazione Fdi ha deciso di correre. E chissà se deputati e senatori di maggioranza hanno riflettuto sul fatto che il declassamento appena approvato mal si concilia con la legge quadro sulla caccia (157/92). Questo testo prevede infatti (articolo 2, comma 1) che la prima specie «particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio» è proprio quella del lupo. Rimarremo con due leggi in contraddizione tra loro? O la destra ora metterà mano anche alla legge quadro sulla caccia e in particolare alle parti riguardanti le specie protette? Il governo, da quanto già trapelato, è pronto a muoversi con il classico canale riservato ai «casi straordinari di necessità e urgenza» (articolo 77 della Costituzione): un decreto. Si va di fretta, di nuovo. C’è da temere che il lupo, come paventa Legambiente, sia solo il primo della lista di altre specie protette che finiranno nel mirino di questa destra?

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