Intelligenza artificiale ed etica nella PA futura: il confronto internazionale tra Italia e Stati Uniti

Mar 12, 2026 - 18:30
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Intelligenza artificiale ed etica nella PA futura: il confronto internazionale tra Italia e Stati Uniti

lentepubblica.it

Intelligenza artificiale nella PA, etica e valore pubblico: il confronto internazionale entra nel vivo. A Roma, nella sede della Pontificia Università Antonianum, esperti istituzionali, accademici e rappresentanti della pubblica amministrazione si sono incontrati per discutere come governare la trasformazione dell’IA nel lavoro pubblico e nella società.

Al centro del dibattito il ruolo dell’Osservatorio internazionale per l’Intelligenza Integrale, l’Etica e il Valore Pubblico, avviato lo scorso dicembre grazie alla collaborazione tra Formez PA, la Pontificia Università Antonianum (PUA) e il CSI Piemonte, in collaborazione con il Data Science Academic Institute – Mississippi State University per promuovere un dialogo permanente tra ricerca, istituzioni e professioni.

“Il nostro Osservatorio nasce con una vocazione universale – ha spiegato Giovanni Anastasi, Presidente di Formez PA –. Il principio del ‘fare per imparare’ si sposa perfettamente con le nuove tecnologie: non si parte da modelli teorici ma dalla sperimentazione, dalla capacità di confrontarsi con ciò che ancora non conosciamo”. Da qui la necessità di promuovere un’Intelligenza Integrale.

Secondo Anastasi, l’intelligenza artificiale nella PA rappresenta una trasformazione che richiede apertura e confronto internazionale per evitare l’autoreferenzialità dei sistemi istituzionali e favorire una visione realmente globale dell’innovazione.

IA, etica e valore pubblico: confronto internazionale tra istituzioni e università sul futuro del lavoro pubblico

Il convegno “Fare per imparare. Etica e formazione nell’era dell’intelligenza artificiale”, ospitato il 10 marzo nella sede romana della Pontificia Università Antonianum, ha rappresentato il primo momento di confronto internazionale promosso dall’Osservatorio.

L’iniziativa ha riunito istituzioni, accademici e rappresentanti del mondo professionale per discutere come governare una trasformazione tecnologica destinata a incidere profondamente su società, lavoro pubblico e formazione.

Ad aprire i lavori è stato Agustín Hernández Vidales, Magnifico Rettore dell’Antonianum, che ha sottolineato il valore simbolico della scelta dell’università come luogo dell’incontro: uno spazio dedicato alla conoscenza, alla ricerca e alla formazione delle nuove generazioni, elementi indispensabili per comprendere e orientare le trasformazioni in atto.

Il confronto è entrato subito nel vivo con il contributo dei rappresentanti della Mississippi State University, coinvolti nel dialogo internazionale avviato dall’Osservatorio. Per i docenti dell’ateneo statunitense, le università hanno oggi una responsabilità particolare: contribuire con la ricerca e il pensiero critico alla definizione delle politiche pubbliche e alla comprensione degli impatti dell’intelligenza artificiale sulla società. La collaborazione con l’Osservatorio – è stato sottolineato – rappresenta l’inizio di un percorso di lungo periodo che mira a mettere insieme accademici, ingegneri e pubblica amministrazione per affrontare in modo condiviso le sfide dell’innovazione.

Dati, tecnologia e pubblica amministrazione

Nel corso del dibattito è emersa con forza anche la dimensione tecnologica e infrastrutturale della trasformazione digitale.

Giovanni Rubino, direttore del personale, organizzazione e Digital Campus del CSI Piemonte, ha ricordato come il consorzio nasca oltre cinquant’anni fa con l’obiettivo di sostenere l’informatizzazione della Regione Piemonte. Oggi il CSI rappresenta una realtà con una lunga esperienza nella gestione dei sistemi informativi pubblici e nello sviluppo di piattaforme cloud. Proprio per questo – ha osservato – l’Osservatorio può diventare un luogo di connessione tra ricerca, tecnologia e bisogni concreti della pubblica amministrazione, che deve affrontare sfide importanti, tra cui il ricambio generazionale e la crescita delle competenze digitali.

Un contributo è arrivato anche da Patrizia Ravaioli, Direttrice generale di Formez PA, intervenuta in collegamento video. Ravaioli ha sottolineato come l’uso dell’intelligenza artificiale sia già entrato nelle attività dell’istituto, ad esempio attraverso lo sviluppo di strumenti di assistenza virtuale disponibili sulla piattaforma della pubblica amministrazione. IA, etica e formazione – ha spiegato – devono procedere insieme, perché l’innovazione tecnologica non può essere separata dalla responsabilità sociale e istituzionale.

L’etica dell’intelligenza artificiale nella PA

Una parte significativa del dibattito ha riguardato la dimensione etica della trasformazione tecnologica.

Per Andrea Bizzozero, decano della Facoltà di Filosofia dell’Antonianum, l’umanità si trova di fronte a una fase storica paragonabile a grandi rivoluzioni tecnologiche del passato, come l’invenzione della stampa o del motore a scoppio. Proprio per questo diventa fondamentale interrogarsi sul modello di razionalità che guiderà università e istituzioni nel tempo dell’intelligenza artificiale. Secondo Bizzozero il rischio di una tecnocrazia guidata esclusivamente da logiche economiche richiede un approccio capace di integrare conoscenza scientifica, riflessione filosofica e attenzione al bene comune.

Anche dal punto di vista accademico internazionale è emersa la necessità di affrontare il tema dell’etica dell’IA con grande attenzione. I docenti della Mississippi State University hanno evidenziato come esistano posizioni diverse sul rapporto tra intelligenza artificiale ed etica: da una parte chi ritiene che i sistemi tecnologici possano essere considerati moralmente responsabili, dall’altra chi sostiene che l’intelligenza artificiale resti uno strumento privo di autonomia morale, il cui uso dipende interamente dalle scelte umane.

L’incertezza come terreno di ricerca

Un contributo particolarmente significativo è arrivato da Mimmo Parisi, professore e direttore del Data Science Academic Institute della Mississippi State University. Parisi ha osservato come il termine “intelligenza artificiale” venga spesso utilizzato in modo semplificato per indicare un insieme di realtà  diverse tra loro.

Proprio per questo, ha spiegato, la ricerca dovrebbe concentrarsi soprattutto su ciò che ancora non conosciamo. L’attenzione sull’incertezza permette di comprendere meglio gli effetti futuri delle tecnologie e di preparare sistemi educativi e istituzionali più resilienti.

Parisi ha inoltre sottolineato l’importanza strategica dei dati, considerati la base della trasformazione digitale. La vera sfida – ha spiegato – non riguarda soltanto la raccolta e l’elaborazione delle informazioni, ma la capacità di trasformare i dati in conoscenza utile per l’esperienza umana.

IA nella Pubblica Amministrazione: regole chiare

Il confronto ha dedicato ampio spazio anche alle implicazioni dell’intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione.

Per Antonio Naddeo, Presidente dell’ARAN, l’IA viene già utilizzata in alcune attività legate alla gestione delle risorse umane e alla valutazione della performance. Questo rende necessario informare adeguatamente i dipendenti pubblici sugli algoritmi e sui dati utilizzati, mantenendo però fermo un principio: la responsabilità delle decisioni resta sempre in capo ai dirigenti.

Secondo Naddeo, la pubblica amministrazione deve superare l’approccio puramente teorico all’innovazione e adottare una logica di sperimentazione concreta. Solo attraverso l’esperienza diretta sarà possibile capire davvero come utilizzare l’intelligenza artificiale nei processi amministrativi.

Sicurezza, dati e trasformazione antropologica

Nel dibattito è intervenuto anche Julian Colamedici, rappresentante dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN), che ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni della rivoluzione digitale per la sicurezza informatica, in particolare per quanto riguarda gli impatti dell’intelligenza artificiale nella PA. L’IA, ha spiegato, se da una parte abbassa la soglia di accesso alla cybercriminalità, dall’altra offre strumenti avanzati per la difesa e la prevenzione degli attacchi informatici.

Un esempio è rappresentato dai nuovi centri di analisi dei dati capaci di rafforzare le capacità predittive dei sistemi di sicurezza. In questo contesto – ha osservato – l’intelligenza artificiale deve essere affrontata non solo come tecnologia ma come trasformazione antropologica che richiede una visione etica e interdisciplinare.

Intelligenza Artificiale nella PA: le Linee guida dell’AgID

Sul fronte istituzionale è intervenuto anche Giovanni Melardi dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che ha richiamato l’attenzione sull’importanza della formazione e della consapevolezza nell’adozione delle tecnologie di intelligenza artificiale.

L’Intelligenza Artificiale non è più una tecnologia emergente ma una infrastruttura destinata a incidere profondamente nella vita quotidiana e nei servizi pubblici. Proprio per questo le linee guida per l’utilizzo dell’IA nella pubblica amministrazione sono ancora in fase di definizione e consultazione. I nuovi documenti – ha spiegato – riguarderanno in particolare lo sviluppo e il procurement delle soluzioni di intelligenza artificiale, con l’obiettivo di garantire sostenibilità economica, sicurezza e valore pubblico.

Il ruolo delle professioni e della comunicazione

Il dialogo ha coinvolto anche il mondo delle professioni. Giampaolo Di Marco, Direttore generale di DLP Confprofessioni, ha ricordato come nella storia delle professioni intellettuali l’errore sia sempre stato una condizione del progresso. Studiare, sperimentare e correggere gli errori – ha spiegato – è parte del percorso necessario per sviluppare conoscenza e innovazione.

Tra gli interventi conclusivi anche quello di Sergio Talamo, Direttore Comunicazione, Relazioni istituzionali e Innovazione digitale di Formez PA, che ha posto l’accento sulla dimensione relazionale dell’intelligenza artificiale. L’innovazione tecnologica, ha osservato, non riguarda soltanto l’efficienza dei processi ma anche il modo in cui gli esseri umani comunicano e costruiscono relazioni. Per questo la sfida sarà gestire in modo etico il rapporto tra uomo e macchina, sviluppando modelli di comunicazione capaci di integrare tecnologia ed empatia.

Un dialogo destinato a crescere

Il confronto ha confermato l’importanza di arricchire il dibattito su Intelligenza Artificiale nella PA del futuro e ampliare la cooperazione tra università, istituzioni e professioni per affrontare le implicazioni dell’intelligenza artificiale nella PA.

L’Osservatorio internazionale continuerà a sviluppare questo dialogo interdisciplinare e internazionale, coinvolgendo nuove realtà accademiche e istituzionali. Tra le prossime adesioni, è stato anticipato, potrebbe entrare anche la Regione Abruzzo.

L’obiettivo è costruire un laboratorio permanente di confronto capace di orientare lo sviluppo dell’IA verso una prospettiva che integri innovazione tecnologica, responsabilità etica e valore pubblico.

Guarda il video con le dichiarazioni di Anastasi, Naddeo, Talamo e Di Marco

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