Le spie tedesche si aggiornano, in attesa della politica

Nell’atrio della sede centrale del Bundesnachrichtendienst (Bnd), a Berlino-Mitte, è appeso un quadro. Una superficie giallo ocra, quasi monocroma. Si chiama «Victor», il nome in codice di Leonid Kutergin, colonnello del KGB che nel 1970 si presentò spontaneamente al consolato tedesco di Salisburgo e per quindici anni consegnò al servizio tedesco i segreti di Mosca. Quando negli anni Ottanta rischiò di essere scoperto, fu evacuato e visse il resto della vita sotto falsa identità.
Martin Jäger, 61 anni, ex ambasciatore in Iraq e in Ucraina, presidente del Bnd da settembre 2025, conosce bene quel quadro. E sa cosa significa. Il messaggio che sta mandando – ai suoi 6.500 dipendenti, al governo, al parlamento, all’opinione pubblica – è che quell’epoca deve tornare. «Prenderemo rischi più alti, in modo mirato e sistematico», ha detto davanti al Bundestag. Non è retorica: Jäger ha già cominciato. Secondo quanto rivelato da WDR, NDR e Süddeutsche Zeitung, il servizio è in piena ristrutturazione. I sei grandi reparti dell’agenzia scendono a cinque. Il reparto F, quello responsabile delle «capacità di intelligence» e dei contatti con le altre agenzie, tedesche e straniere, viene sciolto. Al suo posto nascono dei Mission Center sullo stile di quanto già avviene nell’americana Central Intelligence Agency (Cia) e nella francese Direction générale de la Sécurité extérieure (Dgse): sono organizzati per area geografica, con i centri nelle ambasciate tedesche chiamati a raccogliere informazioni in modo più diretto e aggressivo. I briefing interni passano da cadenza settimanale a quotidiana. E il Bnd inizia a comunicare con il pubblico sui social media: una novità quasi rivoluzionaria per un servizio che tradizionalmente non commenta nulla.
La cosa notevole è che tutto questo avviene prima che arrivi una nuova legge. Il governo di Friedrich Merz sta lavorando a una riforma normativa che potrebbe allargare i poteri del Bnd, ma Jäger non aspetta. Sta creando fatti compiuti. La ristrutturazione è già in corso.
Per capire perché, bisogna tornare a gennaio. L’8 gennaio 2026, Bild, il tabloid più letto di Germania, pubblicava un’esclusiva con i dati sull’autonomia informativa del Bnd nel campo del contrasto al terrorismo. I numeri erano impietosi: solo il 2 per cento degli avvisi di allerta terroristica ricevuti dal servizio tedesco viene prodotto autonomamente, attraverso spie tedesche, fonti umane e intercettazioni proprie. L’80 per cento arriva dai Five Eyes, ovvero l’alleanza anglofona tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda; e di questa quota il 90 per cento proviene direttamente da Langley. Il restante 14 arriva da Medio Oriente e Golfo; il 4 da Europa e Balcani.
Il giornale inquadrava la cosa come un’emergenza nazionale nell’era Trump: cosa succede se Washington decide di smettere di condividere le sue informazioni? La risposta implicita era che la Germania sarebbe cieca. Come esempio, il pezzo citava il caso del cosiddetto “bombarolo al ricino” di Colonia, un tunisino arrestato nel 2018 mentre preparava un ordigno con palline d’acciaio e ricina da far esplodere in mezzo alla folla: l’allarme era arrivato dalla Cia, non dal Bnd.
Letto insieme alla ristrutturazione, l’articolo di Bild assume una forma diversa. Non è solo un allarme: è il primo tempo di una sequenza. Dal problema (gennaio) alla soluzione (marzo). La struttura narrativa è quella classica della pressione istituzionale mediata dai giornali: si costruisce l’urgenza, poi si mostra che qualcuno sta già provvedendo.
Chi conosce dall’interno i meccanismi dei servizi di intelligence europei tende a leggere questa operazione su più livelli. Il primo è quello delle risorse: più autonomia informativa significa più budget. Ma il secondo livello, quello che a Jäger probabilmente interessa di più, è quello normativo. Il Bnd opera sotto vincoli che i suoi omologhi anglosassoni non conoscono. Non può usare strumenti di intelligenza artificiale per analizzare le intercettazioni se quei sistemi sono sviluppati all’estero – il rischio, formalmente, è che servizi stranieri possano origliare attraverso di essi. Deve eliminare immediatamente qualsiasi numero telefonico tedesco (prefisso +49) o indirizzo email con dominio .de che compaiano nelle sue attività di sorveglianza, anche se il soggetto si trova all’estero. Non può reclutare fonti nei modi creativi che i colleghi statunitensi e britannici usano abitualmente, come video di recruitment cifrati rivolti a funzionari russi e cinesi, moduli di contatto anonimi sul dark web.
Il risultato, negli anni, è stato una deriva verso la sorveglianza tecnica. Si è scommesso su hacking, intercettazione di telefonate e monitoraggio di internet come sostituti del vecchio mestiere: trovare un Kutergin, coltivarlo per anni, fargli rischiare la vita in cambio di informazioni che nessuna tecnologia può comprare. L’ex presidente del Bnd, Gerhard Schindler, ha ammesso che quella scommessa non ha pagato: una fonte umana ben posizionata in un apparato governativo straniero vale più di qualunque intercettazione.
Sullo sfondo c’è la politica. Merz ha vinto le elezioni di febbraio 2025 su un programma che includeva il rilancio della capacità difensiva tedesca. Ma si è trovato subito a fare i conti con un’America che sotto Donald Trump non sembra più un alleato troppo affidabile. La retorica sull’autonomia strategica europea, che per anni è stata materia da convegni, è diventata improvvisamente urgente. Il Bnd che mostra i suoi limiti, e poi annuncia che sta correndo ai ripari, è esattamente la storia che serve al governo per convincere i tedeschi – notoriamente scettici sulla spesa militare e sull’espansione dei poteri dei servizi segreti – che qualcosa deve cambiare.
Il contrasto al terrorismo è la cornice più digeribile. Meno divisiva del riarmo, meno astratta della deterrenza nucleare. Un tunisino con la ricina a Colonia è una storia concreta. La dipendenza da Langley è uno shock comprensibile. Jäger che vuole più poteri per proteggere i cittadini tedeschi suona ragionevole anche a chi diffida dei servizi segreti.
Che Jäger abbia ragione nel merito è un’altra questione. Il Bnd ha bisogno di modernizzarsi, i suoi vincoli normativi sono in alcuni casi anacronistici, e la dipendenza da Washington è un problema reale che Trump ha reso più visibile ma non ha creato. La domanda è chi controllerà il Bnd più aggressivo che Jäger vuole costruire, e con quali garanzie democratiche. Su questo, né Bild né Tagesschau hanno molto da dire.
Il quadro giallo ocra nell’atrio è moderno, quasi astratto. Ma il lavoro che rappresenta – trovare un Kutergin, convincerlo a tradire il suo Paese, tenerlo in vita abbastanza a lungo da fargli consegnare i segreti – non lo è per niente.
L'articolo Le spie tedesche si aggiornano, in attesa della politica proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




