Leonardo: aggiornato il piano al 2030, attesi ordini per 32 miliardi. Cingolani:” Superati i target”
Leonardo prevede entro il 2030 una crescita “significativa” delle attivita’. Gli ordini sono attesi a 32 miliardi di euro, rispetto ai 23,8 miliardi registrati nel 2025, mentre i ricavi dovrebbero raggiungere i 30 miliardi di euro, rispetto ai 19,5 miliardi del 2025. Questi i numeri principali emersi in occasione dell’aggiornamento del piano al 2030 presentato a marzo dello scorso anno della società guidata dall’Amministratore delegato, Roberto Cingolani. “Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo pianificato nel primo piano industriale, oltre ogni previsione” ha sottolineato l’Ad. “Disponiamo di tutte le piattaforme, dal dominio terrestre a quello spaziale, navale, aereo. Abbiamo investito molto sul digitale, l’AI e la cybersecurity. Oggi possiamo contare su un vantaggio competitivo che vantano in pochi e siamo in grado di sviluppare prodotti e soluzioni per rispondere alle minacce future”, ha poi aggiunto.
L’aggiornamento del Piano al 2030 intende rispondere a un nuovo contesto in cui le minacce sono “cambiate” per natura, velocita’ e scala. Missili ipersonici, vettori balistici, droni e attacchi cyber per Leonardo aumentano incertezza e complessita’ operativa, e tutto ciò impone un cambio di paradigma: la sicurezza non riguarda piu’ soltanto il perimetro tradizionale della difesa, ma investe direttamente la continuita’ economica e sociale dei Paesi. Tra le stime, l’Ebita e’ previsto a 3,59 miliardi di euro, a fronte di 1,75 miliardi nel 2025, e il Free Operating Cash Flow dovrebbe arrivare a 2,06 miliardi di euro, rispetto a 1,01 miliardi nel 2025. Nel periodo compreso tra il 2026 e il 2030 sono attesi ordini cumulati per 142 miliardi di euro, con un tasso medio annuo di crescita del 6,1 per cento rispetto al periodo 2025-2030, e ricavi cumulati pari a 126 miliardi di euro, con una crescita media annua del 9 per cento. Il portfolio di Leonardo “è il più completo del settore, possiamo offrire soluzioni di tecnologia elevata e multidominio: oggi abbiamo bisogno di nuove piattaforme e questa è la sfida del futuro”. Lo ha detto l’Amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani, aprendo la presentazione dell’aggiornamento del Piano Industriale per il periodo 2026-2030, in corso a Roma, ribadendo la possibilita’ di offrire prodotti “molto competitivi”.
Al centro della presentazione lo “scudo” Michelangelo Dome, una “concreta” applicazione della nuova visione multidominio di Leonardo. “Stiamo realizzando il primo componente del Michelangelo Dome per i nostri amici in Ucraina, sara’ testato e consegnato entro la fine dell’anno”, ha annunciato Cingolani. La piattaforma non è un singolo prodotto, ma un’architettura aperta, modulare, scalabile che crea una “cupola” dinamica di protezione. Con Michelangelo Dome ogni Paese “è individualmente protetto con diverse piattaforme: trasformiamo kill chain in web chain”, ha spiegato l’Ad. Il sistema, infatti, e’ rappresentato da un modulo plugin denominato MC5 che consente integrazione sulle varie piattaforme con tempo di latenza ridotto e capacita’ di distribuzione e sincronizzazione dati assistito da intelligenza artificiale per velocizzare il processo di decision making. Il modulo consente il passaggio da “kill chain” a “kill web”, quindi, da un approccio basato sul “one sensor, one shooter” ad uno “one sensor, best or any shooter”.
Aggiornamenti anche per quanto riguarda la joint venture che vede al centro la divisione Aerostrutture: “Sarà molto conveniente sia per Leonardo, che per il partner” ha sottolineato l’Ad. Aerostrutture, “sta effettivamente recuperando un tasso di consegna, il che è molto interessante. Quindi faremo la nuova joint venture” ha aggiunto. I numeri “stanno migliorando anche nella nostra struttura, tanto che potremmo persino dire che entro il 2028 raggiungeremo il punto massimo previsto” ha continuato. L’ipotesi ventilata negli scorsi giorni, infatti, è di finalizzare entro la fine di giugno un accordo di joint venture per la divisione aerostrutture di Leonardo. Sebbene l’identità del partner industriale e finanziario sia rimasta protetta da accordi di riservatezza, l’ipotesi trapelata è che l’investimento sarà guidato dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita. L’aggiornamento del piano al 2030 conferma il raggiungimento del break even del margine operativo lordo (ebita) al 2028 per la business unit Aerostrutture. Leonardo mira a “essere il supplier di riferimento degli Original Equipment Manufacturer principali del settore, grazie all’eccellenza operativa e alla capacità di crescere ulteriormente attraverso diversificazione e partnership strategiche”.
Per quanto riguarda i risultati finanziari, Leonardo chiude il 2025 con l’utile netto a 1,3 miliardi, in rialzo del 15 per cento sul 2024 e ricavi a quota 19,5 miliardi, in crescita dell’11 per cento rispetto all’anno precedente. Gli ordini si attestano a 23,8 miliardi, con un progresso del 15 per cento su base annua. Il Cda proporrà all’assemblea un dividendo di 0,63 euro per azione, in aumento del 21 per cento. La guidance di Leonardo per il 2026 vede, in crescita, gli ordini a circa 25 miliardi, i ricavi a circa 21 miliardi, l’Ebita a circa 2,03 miliardi, il flusso di cassa operativo a circa 1,11 miliardi; l’indebitamento netto di gruppo in calo a circa 0,8 miliardi.
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