L’Italia ha usato solo il 9% dei 18 miliardi derivanti dalle aste Ets per spese legate alla lotta ai cambiamenti climatici

Mar 18, 2026 - 04:00
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L’Italia ha usato solo il 9% dei 18 miliardi derivanti dalle aste Ets per spese legate alla lotta ai cambiamenti climatici

Il think tank italiano per il clima Ecco ha realizzato uno studio riguardante un aspetto specifico dell’Eu Ets (European union Emission trading system), ovvero quanti sono e come vengono usati in Italia i proventi di questo sistema europeo di scambio delle quote di emissione di CO₂. Ebbene, il primo dato che emerge con evidenza è che dalle rendicontazioni pubbliche presentate alla Commissione europea risulta che tra il 2012 e il 2024 le aste Ets hanno generato 18,2 miliardi di euro di entrate e però, stando alle sole rendicontazioni disponibili, viene fuori che solo 1,6 miliardi di euro, pari a circa il 9% dei proventi complessivi, sono stati spesi in misure legate alla lotta ai cambiamenti climatici, «ben al di sotto delle previsioni di spesa attualmente previste ex legem del 50% dei proventi». Inoltre, solo il 42% dei proventi generati nel biennio 2012-13 (primi anni di messa all’asta delle quote Ee Ets) sono stati effettivamente spesi ad oggi, ovvero a dodici anni di distanza. Ultimo ma non ultimo, dei 3,6 miliardi di euro utilizzati per misure emergenziali volte alla riduzione dei costi delle bollette tra il 2021 e il 2022 e che, sulla base delle norme, sarebbero derivati dall’uso dei proventi d’asta non è possibile ricostruire il quadro effettivo della spesa dalle rendicontazioni, e ciò evidenzia sia complessità amministrative che criticità nella pianificazione della spesa pubblica.

L’analisi mostra una serie lacune in termini di soprattutto di pianificazione della spesa di breve e medio periodo per i fini previsti dalla direttiva, ad esempio politiche per la promozione dell’efficienza energetica o delle rinnovabili, ma anche di tracciabilità della spesa dei proventi sia in termini di volumi che di destinazioni d’uso.

spesa ets italia

Scrivono gli esperti di Ecco riguardo il meccanismo Ets che peraltro la premier Meloni vorrebbe sospendere (richiesta che al momento non ha fatto breccia né tra i paesi partner né a Bruxelles) e su come sono stati utilizzati i ricavi derivanti da esso: «Negli ultimi anni una parte di queste risorse è stata utilizzata per affrontare l’emergenza energetica. Tra il 2021 e il 2022, almeno 3,6 miliardi di euro derivanti dalle aste Ets dovrebbero essere stati impiegati per misure temporanee di contenimento dei costi delle bollette, tuttavia dalle rendicontazioni ufficiali non è possibile tracciare questa spesa.  La Direttiva Ets prevede infatti strumenti che consentono di intervenire concretamente per ridurre i costi delle bollette di famiglie e imprese, senza tuttavia comprometterne la finalità principale: favorire il progressivo abbandono della dipendenza dai combustibili fossili. Questa dipendenza, oltre a essere responsabile delle emissioni di gas serra, rappresenta infatti una delle principali cause degli elevati costi energetici dell’Unione».

Nello studio dedicati alle aste dell’Ets in Italia, in cui non a caso nella titolazione si fa riferimento ai concetti di «trasparenza e tracciabilità» dei ricavi, viene anche ricordato che la direttiva Ets consente agli Stati membri di utilizzare fino al 25% dei proventi delle aste per compensare i costi indiretti sostenuti dalle imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale e viene poi sottolineato che nonostante l’aumento dei costi energetici negli ultimi anni, l’Italia ha destinato a queste compensazioni in media il 5,6% dei proventi dal 2020, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia.

Esiste quindi un ampio margine di manovra per utilizzare in modo più efficace i proventi delle aste Ets, sottolineano i ricercatori del think tank Ecco precisando che queste risorse potrebbero contribuire a ridurre il peso degli oneri presenti nelle bollette elettriche di famiglie e imprese, sostenere i settori energivori e accompagnare la transizione energetica, attraverso misure pienamente compatibili con il quadro europeo. Il problema è però come l’Italia sta mettendo – e non mettendo – in pratica queste possibilità offerte dal meccanismo comunitario. «La direttiva vigente prevede la possibilità esplicita di utilizzo dei proventi per sostegno alle famiglie a basso reddito e modernizzare i loro sistemi di riscaldamento, ancora una volta confermando il suo fine redistributivo e prevedendo che il 100% dei proventi d’asta siano impiegati. L’Italia, tuttavia, nella sua trasposizione nazionale vincola il 50% dell’uso dei proventi al fondo di ammortamento dei titoli di Stato, riducendo, nei fatti, le possibilità di azione.

La questione è tutt’altro che di poco conto, considerando tra l’altro che tra il 2025 e il 2030, si stimano proventi dall’Eu Ets tra i 27 e i 33 miliardi di euro e che, come scrivono gli esperti di Ecco, «questi proventi potrebbero dare un contributo significativo nel finanziamento delle politiche del clima e supportare le imprese e i cittadini nell’abbandono dell’utilizzo dei combustibili fossili, emancipandosi dalla volatilità dei prezzi di queste fonti, che mina la competitività delle imprese e l’equilibrio delle nostre società». Per un Paese a ridotto spazio fiscale come l’Italia, viene sottolineato, «il completo, efficiente ed efficace utilizzo dei proventi delle aste derivanti dall’Eu Ets, rappresenta un elemento fondamentale della strategia di finanziamento per la transizione».

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