Marche: Cesetti (PD), “Giunta non ci prenda in giro su comuni montani”
Tiene banco nelle Marche la classificazione dei comuni montani. Principale tema di discussione in sala consiliare, e fuori. L’opposizione attacca e la giunta, con a capo il presidente della Regione Francesco Acquaroli, risponde a guardia alta. Al fuoco in tal senso le ultime dichiarazioni di Fabrizio Cesetti, consigliere regionale del Partito Democratico. “Senza una revisione della legge varata dal governo nazionale circa i criteri di classificazione dei Comuni Montani, le Marche verranno drammaticamente penalizzate”, si legge in una nota ufficiale.
Cos’è un comune montano?
La nuova legge nazionale sulla montagna (legge n. 131/2025) e soprattutto il decreto hanno ridefinito quali comuni sono “montani”, e quindi che hanno diritto a fondi, agevolazioni fiscali e servizi speciali. I principali parametri sono:
- altitudine media (indicativamente sopra i 350 metri sul livello del mare);
- pendenza del territorio;
- caratteristiche geomorfologiche del territorio.
Il risultato è che:
- i comuni montani in Italia diventano 3.715;
- circa 347 comuni in meno rispetto alla classificazione precedente.
L’attacco di Cesetti
La dura reazione dopo che nell’ultimo consiglio regionale, martedì 3 marzo, la maggioranza ha impedito il voto di una mozione, proposta dalla minoranza, che intendeva impegnarla ad agire tempestivamente in tutte le sedi istituzionali competenti. “Non mi sorprende la scelta della giunta ,- attacca l’esponente dem – perché in Conferenza Stato Regioni la Regione aveva già votato favorevolmente a quella legge ‘ammazza-aree interne‘. Non ci prendano in giro con i loro giochetti”.
Le soluzioni
Secondo Cesetti nelle possibilità e nei doveri del presidente Acquaroli figurava l’esercitazione delle prerogative previste dall’articolo 127 comma 2 della Costituzione, “che conferisce alle Regioni il potere di impugnare leggi o atti aventi valore di legge dello Stato di fronte alla Corte costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione, se si ritiene che tali norme ledono direttamente la propria sfera di competenza o, indirettamente, le attribuzioni degli enti locali, da cui derivi, come in questo caso, una compressione dei poteri della stessa Regione”. Essendo però scaduto il termine limite, è stata ora persa l’unica occasione di ripristinare lo status di comune montano alle 29 amministrazioni marchigiane a cui è stato negato.
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