Mauro: "Se Donnarumma va a litigare a metà campo senza motivo c'è qualcosa che non va"

Aprile 2, 2026 - 10:30
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Mauro: "Se Donnarumma va a litigare a metà campo senza motivo c'è qualcosa che non va"

L'ex centrocampista duro: "In Italia il calcio è per chi può pagarselo"

Massimo Mauro, ex centrocampista e attuale commentatore in tv, intervistato dalla Gazzetta dello Sport dice la sua sui problemi del calcio italiano, che per la terza volta consecutiva non si è qualificato per la fase finale dei Mondiali.


Su Bosnia-Italia: "Se il capitano Donnarumma va a litigare a metà campo senza motivo, anche se sta giocando bene mi viene qualche dubbio sulla statura della squadra: qualcosa non funziona. Non devi provocare litigi in una partita dove hai tutto da perdere su quel piano: sei fuori casa e in uno stadio da 11.000 persone che - senza offesa - sembra di Lega Pro. Sei pure in vantaggio, quindi devi giocare meglio e picchiare di più fingendo di non aver picchiato, essere furbo e intelligente. Ho sentito di tutto: abbiamo giocato meglio, l'espulsione poteva essere un giallo, la moviola… Ma dove vai in queste condizioni? Se non riesci a battere la Bosnia, anche in 10, che vai a fare al Mondiale? Non ti puoi attaccare alle solite scuse. C’è una certezza: che la squadra non merita di qualificarsi".

"IL CALCIO IN ITALIA E' PER CHI PUO' PAGARSELO"

Mauro prosegue nella sua disamina: "A 10 anni sei costretto ad andare nelle scuole calcio e ci va chi può pagare: è il modo peggiore per innamorarsi del calcio. Si deve pagare anche per vedere le partite perché nelle tv generaliste arrivano dopo mezzanotte: i giovani non si avvicinano. E i calciatori che emergono, sono subito fenomeni: l'ultimo è Palestra, ieri il migliore, che ha fatto 40 partite in Serie A e vale 50 milioni. Ma che mondo è? C'è una differenza pazzesca tra essere un giocatore emergente forte ed essere un riferimento nazionale. Invece il centravanti dell’Italia, Kean, lotta per non retrocedere. È un sistema impazzito: non ci rendiamo conto di quanto danno fa, perché non c'è più selezione. Senza qualunquismo, spesso i grandi giocatori erano poveri o senza genitori: nessuno rompeva le scatole ai figli come oggi. Vialli mi diceva: 'Non ero povero, ma avevo fame di divertimento e vittoria, volevo essere uno dei primi'. Questo non c'è più e noi non abbiamo trovato contromisure come successo in Norvegia, Spagna, Francia, Germania. Siamo una tragedia. Non è colpa di Gattuso o dei giocatori che hanno perso in Bosnia".

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Redazione Redazione Eventi e News