Nel 2024 salgono a 517 i chili di rifiuti per ogni europeo, 6 chili in più pro capite sul 2023

Mar 31, 2026 - 01:00
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Nel 2024 salgono a 517 i chili di rifiuti per ogni europeo, 6 chili in più pro capite sul 2023

Bruxelles – Nel 2024 l’Unione Europea ha generato in media 517 kg di rifiuti urbani per persona, registrando un aumento di 6 kg rispetto all’anno precedente e di ben 38 kg (+8 per cento) rispetto al 2014. I dati diffusi oggi (30 marzo) da Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, rivelano differenze marcate tra gli Stati membri. Tra i maggiori produttori troviamo la Danimarca (755 kg) e Belgio (699 kg) mentre Estonia (375 kg) e Polonia (387 kg) presentano i dati più bassi. Per sette Paesi, i valori disponibili risalgono al 2023 e vedono l’Austria (782 kg a persona) al vertice seguita dalla Repubblica Ceca (538 kg), dalla Grecia (523 kg), dalla Bulgaria (490 kg), dall’Italia (489 kg) e, infine, dalla Romania (305 Kg).

Eurostat sottolinea che rispetto a dodici anni fa, la produzione di rifiuti urbani pro-capite è aumentata in ben 20 Stati membri, con gli incrementi più marcati registrati in Belgio (+274 kg per abitante dal 2014), seguito da Repubblica Ceca (+228 kg) e Austria (+217 kg). In controtendenza si muovono invece alcuni Paesi del nord Europa: i Paesi Bassi registrano una diminuzione di 54 kg di rifiuti urbani a persona, Danimarca (-53 kg) e Finlandia (-25 kg). In ottica di economia circolare, è interessante riportare i dati sulla quota di rifiuti urbani riciclati che, nel 2024, ha raggiunto mediamente i 248 kg pro capite, coprendo il 48,1 per cento del totale prodotto a livello comunitario: un avanzamento contenuto rispetto al 48,0 per cento (246 kg) registrato nel 2023 ma relativamente significativo rispetto al 2014, quando l’Europa riciclava solo il 43,0 per cento dei suoi scarti, fermandosi a 208 kg per abitante.

L’Italia sembra posizionarsi tra gli Stati virtuosi nel raggiungimento dei target comunitari. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2023 la Penisola ha raggiunto un tasso di riciclo del 50,8 per cento, superando ufficialmente l’obiettivo del 50 per cento fissato per il 2020. Questo risultato colloca il nostro Paese in un gruppo ristretto di nazioni che hanno già soddisfatto i criteri delle “nuove regole” di calcolo che sono divenute vincolanti per tutti dal 2025.

Anche se nell’UE vengono generati più rifiuti, la quantità totale di rifiuti urbani smaltiti in discarica è diminuita. Secondo Eurostat, analizzando il periodo 1995-2024, il totale dei rifiuti urbani smaltiti in discarica nell’UE è sceso di 72 milioni di tonnellate (59 per cento) passando da 121 milioni di tonnellate (286 kg pro capite) nel 1995 a 50 milioni di tonnellate (110 kg pro capite) nel 2024. Ciò corrisponde a un calo medio annuo del 2,0 per cento. Nel periodo più breve 2004-2024, le discariche sono calate in media del 2,3 per cento all’anno. Si è passati dai 121 milioni di tonnellate (286 kg per abitante) di metà anni Novanta ai 50 milioni di tonnellate (110 kg pro capite) registrati nel 2024. Di conseguenza, l’incidenza delle discariche sulla gestione totale dei rifiuti è crollata: se nel 1995 accoglievano il 61 per cento degli scarti prodotti, oggi tale quota è scesa al 24 per cento.

Questa significativa riduzione non è casuale: Eurostat riconosce che il merito va in gran parte all’attuazione della legislazione europea, in particolare alla Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio del 1994, che ha imposto agli Stati membri obiettivi di recupero e riciclo sempre più stringenti: entro il 31 dicembre 2025, ad esempio, il 65 per cento dei rifiuti di imballaggio dovrà essere riciclato. La sfida appare ancora aperta: secondo altri dati Eurostat, nel 2023, ogni cittadino europeo ha generato in media 178 kg di rifiuti di imballaggio. Senza nuovi interventi, stima che questi rifiuti potrebbero aumentare del 19 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2018, con i rifiuti di plastica che potrebbero subire un’impennata fino al 46 per cento.

Su questo tema, la Commissione Europea ha pubblicato oggi (30 marzo) gli orientamenti per l’attuazione del nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio – entrato in vigore lo scorso febbraio – con l’obiettivo di fornire “ulteriore chiarezza e sostegno alle imprese, agli Stati membri e ai portatori di interessi per garantire una transizione agevole verso una catena del valore degli imballaggi più circolare e competitiva”, così come dichiarato da Jessika Roswall – commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva. Queste nuove linee includono restrizioni sugli imballaggi monouso e sull’uso di sostanze chimiche permanenti (PFAS) negli imballaggi a contatto con gli alimenti, chiarimenti su come gestire la responsabilità del produttore imponendo che chi immette l’imballaggio sul mercato deve farsi carico, legalmente ed economicamente, della sua gestione quando diventa un rifiuto. Inoltre, diventa obbligatorio creare sistemi – come la restituzione di bottiglie in cambio di una cauzione – per garantire che i materiali non vengano dispersi e siano introdotti formati comuni di etichettatura per la raccolta differenziata, eliminando la confusione tra i diversi Stati.

 

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