Nuove strategie nella lotta alla malattia di Alzheimer

Fare leva sui progressi della ricerca scientifica e sulla creazione di strutture adeguate, per favorire il benessere fisico delle persone con Alzheimer e delle loro famiglie
Secondo i dati ufficiali, prodotti da istituzioni sanitarie e raccolti dal Ministero della Salute, nel nostro Paese, circa 1,2 milioni di persone convivono con la demenza, di cui circa la metà sono casi di malattia di Alzheimer.
A livello europeo, le statistiche ufficiali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei piani demografici pubblicati dalle istituzioni di sanità pubblica, rilevano che la demenza è una condizione prevalente nella popolazione anziana e si prevede un forte aumento dei casi nei prossimi decenni.
Sul fronte scientifico e della ricerca è stato recentemente annunciato uno studio coordinato dall’Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Icb) – pubblicato sul Journal of Neuroinflammation – che propone una nuova strategia nella lotta alla malattia di Alzheimer: quella di puntare sul rafforzamento delle difese naturali del cervello attraverso lo sviluppo di una piccola molecola smart.
La ricerca, condotta in collaborazione con il Dipartimento di biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’Università Campus Bio-Medico di Roma e l’Irccs Fondazione Santa Lucia descrive lo sviluppo di Sulfavant A, un composto di sintesi brevettato dal Cnr e già oggetto di studio per la sua capacità di potenziare la difesa naturale dell’organismo nel trattamento dei tumori (in particolare il melanoma) e nel contrasto ad agenti patogeni come i batteri.
“Il lavoro suggerisce un vero e proprio cambio di prospettiva nel trattamento della malattia, cioè non concentrarsi esclusivamente sulla rimozione diretta delle placche amiloidi, ma di sostenere e potenziare i meccanismi endogeni di difesa del cervello, con particolare attenzione al ruolo dell’immunità innata – afferma Angelo Fontana, direttore del Cnr-Icb e coordinatore del team di studiosi.
La nostra ricerca ha adottato un approccio alternativo mirato al rafforzamento della funzione della microglia, le cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale deputate alla sorveglianza e alla rimozione di detriti cellulari e aggregati proteici di beta-amiloide, incluse le forme iniziali che si formano prima della comparsa dei sintomi patologici – continua Fontana.
In particolare, lo studio si è concentrato sulla modulazione dei meccanismi di clearance già presenti nel cervello, con l’obiettivo di aumentarne l’efficienza in modo selettivo senza intervenire esclusivamente sulla distruzione diretta dei depositi“.
L’approccio innovativo a contrasto dell’Alzheimer
Nonostante i progressi recenti, le opzioni terapeutiche oggi disponibili nel trattamento di quella che è la forma più comune di patologia neurodegenerativa, restano ancora limitate, rendendo prioritario lo sviluppo di approcci innovativi capaci di intervenire precocemente sui meccanismi di malattia.
“Nei modelli preclinici di malattia di Alzheimer, il trattamento con Sulfavant A ha determinato una marcata riduzione delle placche di beta-amiloide, una diminuzione dei segni di degenerazione neuronale e un miglioramento significativo delle prestazioni nei test di memoria e apprendimento” spiega Marcello D’Amelio, responsabile dell’Unità di neuroscienze molecolari dell’Università Campus Bio-Medico di Roma – supportata da Fondazione Roma – e responsabile della sperimentazione preclinica.
“I dati suggeriscono che il sostegno alla funzione microgliale, oltre a un intervento diretto sui depositi amiloidei, possa contribuire al ripristino di un equilibrio fisiologico compromesso nelle fasi di malattia“.
Allo stato attuale i risultati indicano che il potenziamento dell’immunità innata cerebrale rappresenta una strategia terapeutica promettente e complementare agli approcci tradizionali.
“La ricerca, sostenuta da finanziamenti europei e della Regione Campania – conclude Fontana – proseguirà ora verso la validazione clinica, per la quale auspichiamo il coinvolgimento di partner privati, con l’obiettivo di sviluppare interventi terapeutici sicuri ed efficaci per la malattia di Alzheimer“.
Giardini terapeutici: strumenti per il miglioramento del benessere psico-fisico delle persone con Alzheimer
Sul piano dell’approccio sociale e psicologico, è di questi giorni la notizia dell’inaugurazione a Milano, presso il Pio Albergo Trivulzio, del Giardino Alzheimer, un giardino terapeutico di circa 1.500 mq, creato per favorire il benessere psico-fisico delle persone anziane con decadimento cognitivo.
Si tratta di uno spazio verde innovativo, di cura non farmacologica, appositamente progettato per migliorare la salute e il benessere, attraverso un’immersione nella natura, nei suoi colori e nei suoi profumi, creando un’atmosfera accogliente e familiare, dove ritrovarsi con i propri cari e passeggiare in libertà.
Il Giardino è stato fortemente voluto dalla Fondazione Amici del Trivulzio, Martinitt e Stelline, che ne ha sostenuto tutti i costi di realizzazione e che ha promosso una collaborazione fra gli Uffici tecnico-sanitari del Pio Albergo Trivulzio e il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, che ha sviluppato tutta la progettazione – con un approccio basato su evidenze scientifiche – e ha coordinato la fase esecutiva dei lavori.
Il giardino è strutturato come uno spazio verde protetto all’aperto, dove gli ospiti del Trivulzio affetti da Alzheimer, insieme ai loro familiari e agli operatori sanitari, possono sperimentare gli effetti benefici del contatto con la natura, anche grazie ad attività come ortoterapia, pet therapy e musicoterapia.
Attraverso l’organizzazione di attività di giardinaggio e orticoltura, con approccio terapeutico, è possibile incrementare a livello esperienziale il contatto con la natura e come parte della terapia riabilitativa (sia cognitiva sia fino-motoria), stimolando la parte residua della memoria, aumentando così il benessere dell’ospite e rallentando il decadimento cognitivo dell’anziano.
Sempre grazie a stimolazioni sensoriali, il giardino è studiato anche per ridurre l’aggressività e i problemi comportamentali, nonché l’utilizzo di farmaci, con la possibilità di misurare dal punto di vista scientifico i benefici del verde sul paziente, sui familiari e sul personale addetto al reparto.
“La Fondazione Amici del Trivulzio, Martinitt e Stelline, opera da 10 anni al fianco delle tre storiche Istituzioni milanesi – ricorda il suo presidente, Marco Zanobio – promuovendo progetti e iniziative per migliorare la vita degli ospiti del Trivulzio e per favorire l’integrazione sul territorio dei ragazzi e delle ragazze delle Comunità Martinitt e Stelline, con quel rinnovato spirito meneghino dedicato alla cura delle persone più fragili.
In questo contesto rientra a pieno titolo il Giardino Alzheimer del Trivulzio, che la Fondazione ha voluto donare al Pio Albergo Trivulzio come segno di vicinanza agli ospiti dell’istituto, perché il giardino possa essere parte del percorso di cura e luogo di incontro con i propri familiari“.
Marco Zanobio osserva inoltre come “la realizzazione del giardino è stata possibile grazie a un lavoro di squadra fra Fondazione, Trivulzio e Università e al generoso sostegno dei tanti milanesi – cittadini, aziende, studi professionali, enti – che hanno condiviso l’iniziativa, supportando con le proprie donazioni il progetto.
Proprio per questo mi piace pensare al giardino come a un luogo vivo, diventando compito di tutti noi farlo vivere in tutte le stagioni, perché sia uno spazio verde e condiviso dove gli ospiti possano ritrovarsi e abbracciare i propri familiari, pensato per accogliere, far incontrare le persone e restituire centralità alla relazione: sì un Giardino Alzheimer, ma soprattutto mi piace chiamarlo Il Giardino degli abbracci, nato perché Milano – tramite la Fondazione – ha voluto simbolicamente abbracciare con generoso affetto i suoi vecchi e il suo Trivulzio“.
Creare giardini terapeutici come gesto concreto e attento per prendersi cura delle persone
Durante la presentazione, Giulio Senes, del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, docente esperto di healing garden, di pianificazione e architettura del paesaggio, presidente della European Greenways Association e dell’Associazione Italiana Healing Gardens, ha ricordato che la progettazione di un Giardino Terapeutico come quello del Pio Albergo Triulzio passa attraverso una fattiva collaborazione pubblico-privato perché diversi soggetti pubblici possono lavorare insieme per un obiettivo comune: il bene delle persone che vivono il territorio.
“Si tratta di un gesto concreto e attento con cui dimostriamo di volerci prendere cura dei più fragili e delle loro famiglie e rappresenta anche un importante esempio della terza missione dell’università, cioè di trasferimento dei risultati delle attività scientifiche nella realtà civile, nel nostro caso le attività di ricerca del gruppo che si occupa di Architettura del Paesaggio alla Statale di Milano“.
Il progetto, infatti, ha da una parte adottato l’approccio Evidence-Based Design e il metodo basato sulle evidenze scientifiche sviluppati e affinati negli ultimi vent’anni e, dall’altra, è stato la dimostrazione di realizzazioni partecipate, che coinvolgono tutte le componenti interessate alla sua realizzazione, attraverso questionari e focus group con staff e familiari degli ospiti.
La portata e il valore del progetto sono stati riconosciuti dagli organizzatori della 35th Alzheimer Europe Conference, che hanno accettato di presentarlo durante i lavori e anche dagli organizzatori del Cityscape Award cha hanno premiato il progetto lo scorso luglio 2025.
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