Parlare del selfie di Meloni con l’ex camorrista è come quando gli stolti guardano il dito che indica la Luna…

Aprile 11, 2026 - 06:30
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Parlare del selfie di Meloni con l’ex camorrista è come quando gli stolti guardano il dito che indica la Luna…

Sin dagli anni Ottanta, fare politica a colpi di casi giudiziari, costituisce una triste rapsodia, che scandisce i tempi del discorso pubblico, contribuendo in modo decisivo a deteriorarlo. Un certo tipo di giornalismo, autodefinitosi di inchiesta punta a recitare un ruolo moralizzatore, non avvedendosi della scivolosità e della pericolosità del terreno su cui sceglie di impostare l’ordine del discorso.

Il caso dei selfie del primo ministro con un ex-camorrista, adesso collaboratore di giustizia, reso pubblico da una nota trasmissione televisiva, rientra appieno in questa casistica. Non si tratta di mettere in discussione l’opposizione al governo Meloni. Su questo siamo tutti d’accordo, sia sul piano ideologico che su quello pratico. E’ il come che ci rende molto perplessi. In primo luogo, il primo ministro, sulla scia della tendenza attuale di inseguire i social, si presta volentieri a farsi ritrarre con chiunque glielo chieda. Lo ha fatto perfino con un ragazzo che le ha detto che avrebbe votato NO al referendum. Un selfie, quindi, non costituisce un indizio giudiziario rilevante. In secondo luogo, la premier si è fatta ritrarre con un collaboratore di giustizia, non con un pericoloso latitante o con un personaggio chiacchierato. Sebbene anche in questo caso vigerebbe il beneficio del dubbio.

Soprattutto, la risposta della premier al selfie, ha centrato in pieno alcune delle più rilevanti contraddizioni che animano chi, da anni, confonde la giustizia sociale col giustizialismo. Meloni ha ricordato che sotto il suo governo è stato catturato Matteo Messina Denaro, e sono stati difesi il 41 bis e l’ergastolo ostativo. E’ precisamente questo il punto: esiste un giustizialismo trasversale a destra e a sinistra, che condivide l’opportunità di fare svolgere alla giustizia penale il ruolo di regolatore dei conflitti sociali. Che considera come dei totem misure afflittive delle libertà civili, messe in discussione più volte da istanze nazionali e internazionali. Che, in nome della sicurezza e della lotta al terrorismo, ha difeso l’applicazione del 41 bis ad Alfredo Cospito.

Su questo punto, i giornalisti che hanno diffuso il selfie della premier, hanno poco da dire, perché si trovano al suo fianco, in prima fila. Tanto che sono stati silenti, se non addirittura compiacenti, sugli sgomberi del Leoncavallo e di Askatasuna, e non hanno messo in discussione i decreti sicurezza e la gestione paramilitare delle piazze. Pronti come sono a rilanciare l’allarme terrorismo. Eppure, se non si è ancora capito, il nocciolo duro di un’opposizione degna di tal nome, dovrebbe proprio essere la giustizia. Sia come tutela delle libertà fondamentali che l’esecutivo attuale fa vacillare ogni giorno di più, sia come opposizione alle politiche repressive, vero e proprio surrogato di un governo privo di progettualità e prerogative. Mao Zedong parlava del dito, della luna, degli stolti che indicano il primo. Sarebbe ora di tornare a vedere la luna.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia