Chi è Péter Magyar, l’ex braccio destro di Orbán che ora guida la sfida al suo sistema di potere
Bruxelles – Il primo uomo a riuscire nell’impresa di porre fine al sistema di potere creato dal primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán, dopo sedici anni di governo consecutivi, potrebbe essere uno dei suoi ex collaboratori più stretti. Secondo i più recenti sondaggi condotti in vista delle elezioni in Ungheria di questa domenica (12 aprile), TISZA – il partito guidato dall’avvocato quarantaseienne Péter Magyar – otterrebbe il 49 per cento dei consensi, staccando di dieci punti Fidesz, la creatura politica di Orbán che si fermerebbe al 39 per cento. Ma la storia del leader di TISZA – e la sua parabola politica – sono molto diverse da quanto ci si potrebbe aspettare e spiegano molto di quello che ci si dovrà attendere qualora dovesse diventare primo ministro.
L’ingresso in Fidesz e la carriera a Bruxelles
Nato a Budapest nel 1981, Magyar iniziò a familiarizzare con la politica ungherese sin dalla tenera età: figlio di due importati avvocati, il suo padrino fu Ferenc Mádl, presidente della Repubblica dal 2000 al 2005, mentre l’amico della sua infanzia è stato Gergely Gulyás, che oggi occupa il ruolo di capo di Gabinetto del Primo Ministro. All’inizio degli anni duemila, si iscrisse alla facoltà di Legge presso l’Università Cattolica di Budapest e fu proprio durante i suoi studi – a seguito della sconfitta di Orbán alle elezioni parlamentari del 2002 – che Magyar decise di prendere la tessera di Fidesz, facendo così il suo ingresso in quel ‘cerchio magico’ nel quale sarebbe rimasto per più di vent’anni.
Il giovane avvocato scalò rapidamente le gerarchie del partito insieme ad un altra militante, Judit Varga, che nel 2006 sarebbe diventata sua moglie. Nel 2011, durante il semestre di presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea, Magyar e Varga si trasferirono a Bruxelles per lavorare rispettivamente come diplomatico alla Rappresentanza Permanente dell’Ungheria presso l’UE e come consigliera politica dell’europarlamentare di Fidesz János Áder. Nel 2015, Magyar ricevette anche l’incarico di gestire i rapporti tra il Governo Orbán e il Parlamento Europeo, compito non banale visti i frequenti scontri tra Budapest e Strasburgo.
Il ritorno a Budapest: i ruoli nelle aziende di Stato e le prime tensioni con Orbán
Al loro ritorno in patria dopo quasi un decennio nella capitale belga, il peso dei Magyar all’interno del sistema di potere orbavano era notevolmente cresciuto. Péter entrò così nel cda di diverse aziende di Stato, mentre Judit scelse di lanciarsi direttamente in politica e nel 2019 assunse la carica di Ministra della Giustizia. Proprio quando la sua carriera sembrava aver spiccato il volo, iniziò quella che – in una recente intervista alla BBC – Magyar ha definito come una “graduale dissafezione” nei confronti di Orbán, di Fidesz e dell’intera struttura di potere che ruota attorno al governo di Budapest. “Col tempo sono diventato sempre più critico”, ha spiegato, “ma mi esponevo solo in conversazioni private tra amici. I politici mi dicevano che era necessario mantenere il potere e io l’ho accettato per un po’ di tempo, ma nel 2024 è arrivato il punto di svolta”.
Il riferimento è al grosso scandalo politico che nel 2024 coinvolse la presidente della Repubblica, Katalin Novàk, e la stessa Varga, da cui Magyar si era separato l’anno precedente. All’inizio di febbraio, fu rivelato che Novák aveva concesso la grazia ad un uomo condannato per aver coperto alcuni casi di abusi sessuali su minori all’interno di una casa famiglia di proprietà dello Stato. Il caso ebbe una significativa eco mediatica e nel giro di pochi giorni Novák lasciò il ruolo di capo dello Stato e Varga – che si era già dimessa da ministra nel 2023 per potersi candidare alle elezioni europee dell’anno successivo ma aveva controfirmato il provvedimento di grazia prima di lasciare il Ministero – abbandonò il seggio al Parlamento nazionale.
L’abbandono di Fidesz e la nuova carriera da leader dell’opposizione
A seguito di questo evento, Magyar uscì allo scoperto e – con un post su Facebook – annunciò la propria intenzione di dimettersi da tutti i suoi incarichi nelle compagnie statali e di abbandonare definitivamente Fidesz. “Coloro che detengono veramente il potere tentano di nascondersi dietro alla gonna delle donne“, fu la accusa di Magyar, con un chiaro riferimento al fatto che Novák e Varga fossero state usate come capro espiatorio di un intero sistema di potere corrotto.
Le parole scritte su Facebook – unite a una successiva intervista rilasciata ad un popolare canale YouTube avverso al governo – fecero rapidamente crescere la popolarità di Magyar, che cominciò a presentarsi come il nuovo leader dell’opposizione e il simbolo della lotta alla corruzione diffusa all’interno della cerchia orbaniana. Tra il febbraio e il marzo del 2024, si tennero numero manifestazioni antigovernative capaci di radunare decine di migliaia di persone e fu proprio durante una di queste proteste che Magyar, puntando nuovamente il dito contro la corruzione dilagante e la malagestione dell’economia da parte di Orbán, annunciò il proprio ingresso in TISZA, una forza politica nata nel 2020 ma fino a quel momento del tutto irrilevante nel panorama partitico ungherese.
Con meno di tre mesi per condurre la propria campagna elettorale, TISZA ottenne il 29,6 per cento dei voti alle elezioni europee del mese di giugno, riuscendo ad eleggere sette eurodeputati. Fidesz conquistò il 44,8 per cento dei consensi, ma già nell’autunno del 2024 il partito di Orbán fu scavalcato da quello di Magyar nei sondaggi: un divario che è andato ampliandosi nell’ultimo anno e mezzo, portando l’ex braccio destro del Primo Ministro ad essere il favorito per la vittoria al voto di questa domenica.
Dopo Orbán, un altro governo di destra?
Conoscere la storia politica di Magyar è fondamentale per evitare di cadere nell’errore di considerarlo un leader progressista o un esponente del centro-sinistra ungherese. TISZA fa parte del Partito Popolare Europeo, il principale gruppo politico di centro-destra all’interno dell’UE, e gli ideali sanciti nel suo manifesto elettorale sono quelli tipici del cristianesimo conservatore. Sulla politica estera, Magyar ha un profilo pienamente europeista e ostile all’avvicinamento tra Mosca e Budapest portato avanti da Orbán. Tuttavia, in riferimento al conflitto russo-ucraino, Magyar ha più volte espresso posizioni non così dissimili da quelle del suo predecessore, schierandosi contro all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e facendo opporre i suoi parlamentari al nuovo prestito da 90 miliardi a Kiev.
La vera svolta – almeno a parole – si produrrà nella lotta alla corruzione e nel tentativo di ripristinare le garanzie dello Stato di diritto. Sul resto, è probabile che a guidare l’Ungheria resterà un uomo di centro-destra.
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