Poca crescita, nuovo debito, interessi: in Italia gli ingredienti per l’insostenibilità di bilancio
Bruxelles – L’Italia ha tutte le carte in regola per spaventare l’eurozona: debito in crescita, uscite superiori alle entrate, e aumento della spesa per coprire gli interessi del debito. C’è praticamente tutto quello che serve perché la situazione di bilancio sia insostenibile. E’ il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, a descrivere la situazione, nella risposta a un’interrogazione parlamentare presentata dai banchi dei liberali europei (RE) sul livello generale dei disavanzi pubblici nell’area dell’euro.
“La capacità di finanziare la spesa per interessi è uno dei fattori che determinano la sostenibilità di bilancio“, premette Dombrovskis. Nel caso specifico, “sebbene Italia e Spagna presentino avanzi primari, questi sono inferiori alla spesa per interessi, e l’eccedenza è finanziata da nuovo debito“. L’Italia dunque produce nuovo debito per ripagare il debito, e la spesa per coprirne gli interessi è prevista in aumento, per un importo pari al 3,9 per cento del prodotto interno lordo (PIL) nel 2025, al 4 per cento nel 2026 e del 4,1 per cento nel 2027, secondo le stime della Commissione europea.
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Ricetta da spirale sempre più viziosa, dunque. Anche perché, aggiunge ancora il commissario per l’Economia, “il livello del debito e la sua dinamica attesa nel tempo sono un altro aspetto chiave da considerare”. Per l’Italia la traiettoria del debito è in crescita costante: 133,9 per cento in rapporto al PIL nel 2023, 134,9 per cento nel 2024, 136,4 per cento nel 2025, atteso al 137,9 per cento quest’anno. Buon per il Paese che questo dato, per il 2027, è previsto in controtendenza (137,2 per cento in rapporto al PIL). Perché anche la mancata crescita contribuisce a complicare il tutto.
“Il differenziale tra il tasso di interesse medio che il governo paga sul suo debito e il tasso di crescita dell’economia è una variabile cruciale per la dinamica del debito“, ricorda ancora Dombrovskis. Per l’Italia, previsioni economiche alla mano, sono tutt’altro che rosee: 0,4 per cento nel 2025, penultimo livello di crescita per quest’anno, ultimo nel 2027. Poca crescita, debito in crescita, nuovo debito per coprire altro debito, più spese per pagare gli interessi sul debito vecchio e nuovo. Lo stato di salute delle finanze pubbliche italiane resta dunque precario.
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