Punto e a capo: Antonin Tron raffredda la sensualità di Balmain
Less is more. L’esordio di Antonin Tron alla guida di Balmain potrebbe essere riassunto dalla massima che da sempre contraddistingue uno stile votato alla sottrazione più che al decorativismo. Lo stilista ha preso quindi le distanze dall’estetica con cui Olivier Rousteing, suo predecessore, aveva forgiato la storica maison parigina. Il marchio, di proprietà du Mayhoola, ha virato verso una femminilità meno esibita, facendo riferimento alle origini della maison fondamenta da Pierre Balmain nel 1945. “Richiamarsi alle origini di Balmain non è un esercizio di nostalgia per il passato, ma piuttosto un modo di trovare rilevanza e realtà contemporanee negli archivi, visti come l’emblema di un presente vivo e pulsante”, spiega la label nella nota che accompagna il défilé. In un’intervista di qualche giorno fa a Vogue Tron ha definito il suo approccio “opulenza minimale”. Il designer elenca alcune delle star che in passato hanno indossato Balmain citando Ava Gardner, Judy Garland, Marlene Dietrich e Josephine Baker. Modelli femminili distanti anni luce da Kim Kardashian, Beyoncé e Jennifer Lopez, solo per citare alcune delle muse di Rousteing.
La collezione autunno/inverno 2026 mixa rimandi storici diversi: la provocatoria eroticità della primavera 1946, le tecniche di drappeggio della primavera 1953 e la sartorialità emancipatrice rappresentata dalla giacca da pilota di Balmain, che è diventata un leitmotiv della collezione. Anche Rousteing ha interpretato più volte questo indumento, tra i più riconoscibili del suo ‘Balmain Army’, spingendo però con maggior enfasi sulla sensualità. Tron si è inoltre ispirato anche all’uso delle stampe animalier da parte di Pierre Balmain, “che celebra (e al tempo stesso sovverte) reinterpretando tigre, leopardo e coccodrillo – così come le piume – attraverso complessi ricami a mano, organze leggere e ariose e pelli morbide e flessibili”.
Lo stilista è affascinato dall’eleganza delle eroine dei film noir degli anni ’40, così come dalle loro “sorelle spirituali” nei film neo-noir degli anni ’80. Anche l’ambientazione della sfilata è cinematografica grazie alla collaborazione con l’architetto berlinese Andrea Faraguna, recentemente premiato con il Leone d’Oro alla Biennale di Architettura di Venezia, che ha avvolto le modelle in una nebbia crepuscolare. Sempre nell’intervista al magazine americano lo stilista sottolinea l’importanza degli accessori, in passerella hanno sfilato le nuove borse ‘Sphynx’ e la clutch ‘Dinner at 8’.
Nato a Parigi nel 1984, Antonin ha studiato design della moda presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa. Dopo la laurea nel 2008, è tornato a Parigi e ha trascorso diciassette anni lavorando nei team di design di Louis Vuitton, Givenchy, Balenciaga e, più recentemente, Saint Laurent. Antonin ha fondato il suo marchio indipendente Atlein nel 2016, ottenendo subito riconoscimenti e premi, tra cui il l’Andam Fashion Award nel 2018.
La prima collezione di Tron definisce la sua visione e dichiara la sua ambizione: “abbracciare un dinamismo corporeo; proporre una visione più pragmatica e quotidiana del glamour, più leggera, libera e facile da indossare; e rendere omaggio alle origini haute couture della maison, enfatizzando l’artigianalità e sviluppando nuove versioni dei tessuti più lussuosi, pensati per essere sontuosi ma mai eccessivi”.
Tutto giusto, forse troppo. Il lavoro di Tron ha privato Balmain di una dose, talvolta eccessiva, di sexiness e iperglamour. Allo stesso tempo tutti i rimandi al passato rischiano di allontanare il marchio dalla contemporaneità. La cliente di Balmain non dovrebbe essere rassicurata con trench coat e percil skirt ma incuriosita, affascinata, sedotta. L’eleganza traspare – soprattutto grazie ai sapienti panneggi e a una palette cromatica sofisticata – ma non bastano un paio di abiti cut-out ad attirare l’attenzione, a essere ricordati tra le dozzine di sfilate in calendario. “La donna Balmain non chiede scusa, non è borghese, è una tosta”, afferma il nuovo direttore creativo. Le sue prime proposte sembrano raccontare una narrazione diversa.
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