Rileggere le “Confessioni” di Sant’Agostino su una partitura elettronica

Un uomo attraversato dalla propria coscienza. È questa l’immagine che apre lo spettacolo dedicato a uno dei Padri della Chiesa Occidentale. Alessandro Preziosi interpreta Sant’Agostino, in un recital dedicato alle sue Confessioni, con traduzione e adattamento di Tommaso Mattei e musiche elettroniche originali di Paky De Maio. Non si tratta di una rilettura dell’opera, ma della messa in scena di uno dei testi fondativi della cultura occidentale.
Agostino nasce nel 354 a Tagaste, nell’attuale Algeria, da madre cristiana, e padre pagano. Studia retorica, insegna, cerca successo e insegue il piacere. Per anni aderisce al manicheismo, un’antica dottrina religiosa basata sulla lotta tra il bene e il male. Inizialmente, Agostino fu attratto dalla sua promessa di spiegare le ragioni del male, ma poi ne prese le distanze dopo l’incontro con il neoplatonismo, una corrente filosofica denotata da un approccio metafisico, religioso e teurgico, in cui la la realtà è descritta come una gerarchia e che ricerca il ritorno dell’anima all’Uno attraverso l’ascesi . A Milano ascolta Ambrogio, legge Paolo, si interroga sul rapporto tra libertà e grazia. Nel 387 riceve il battesimo. Poi torna in Africa, diventa vescovo di Ippona. Muore nel 430, mentre la città è assediata dai Vandali.
Agostino scrive le Confessioni tra il 397 e il 400: un dialogo con Dio, ma anche un’indagine radicale sull’io, il primo esempio di autobiografia spirituale nella storia della letteratura occidentale. L’adattamento segue il filo dell’opera fino all’episodio decisivo della conversione. Agostino parla a sé stesso, prima che a Dio o al pubblico, e lo fa attraverso un flusso di coscienza dove affronta i temi della verità e della felicità, del peccato, del ruolo della madre e del tempo, vissuto come esperienza spirituale.
Nello spettacolo al Teatro Franco Parenti, le Confessioni sono accompagnate a una partitura elettronica, che costruisce il contesto, uno spazio acustico che si traduce anche in uno spazio mentale. Il suono funge da preghiera rituale: scandisce il tempo interiore di Agostino, e lo dilata.
La struttura del recital riprende una delle intuizioni più celebri del pensiero agostiniano: «I tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la memoria; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa». Una struttura drammaturgica all’interno della quale si dispongono dodici azioni sceniche. La memoria richiama l’infanzia, gli studi a Cartagine, l’adesione al manicheismo, l’inquietudine morale. La visione coincide con la crisi, l’incontro con un’idea di verità, l’ascolto delle prediche di Ambrogio a Milano. L’attesa è il desiderio di una vita diversa, fino ad arrivare alla svolta nell’estate del 386, quando la lettura di un passo paolino segna la conversione.
Il recital lavora su questa coincidenza. Preziosi dà corpo a un uomo che si osserva mentre pensa, e che si giudica mentre ricorda, in un confronto diretto con l’interiorità. Ne emerge un Agostino contemporaneo: un intellettuale diviso, e la sua conversione, esito di un lungo processo mentale ed emotivo.
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