Roland Berger: perché l’Europa non è in declino e può rilanciare la competitività

Mar 20, 2026 - 20:30
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Roland Berger: perché l’Europa non è in declino e può rilanciare la competitività

Contenuto tratto dal numero di febbraio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Da anni l’Europa viene raccontata come un continente in affanno, stretto tra la potenza tecnologica degli Stati Uniti e l’ascesa industriale della Cina. Crescita debole, produttività stagnante, costi energetici elevati e incertezza geopolitica hanno alimentato l’idea di un declino difficile da arrestare. Eppure, guardando oltre i titoli, il quadro appare meno univoco.

È quanto emerge dai dati contenuti nel report Europe Future Readiness IndeX di Roland Berger, che analizza lo stato di salute dell’economia europea attraverso sei dimensioni chiave: capitale umano, infrastrutture, istituzioni, sostenibilità, digitalizzazione e resilienza.

“L’Europa dispone delle dimensioni economiche, della base industriale e delle capacità istituzionali necessarie per ripristinare la propria competitività”, ha sottolineato Maurizio Minelli, partner di Roland Berger. “La nostra analisi mostra che la competitività europea è diminuita nel corso di molti anni. Tuttavia, è incoraggiante osservare che l’indice si colloca ora chiaramente al di sopra del suo trend di lungo periodo, sebbene parta ancora da un livello troppo basso. L’Europa deve continuare a compiere sforzi significativi”.

Il report

L’Europa resta infatti uno dei pilastri dell’economia globale. È il secondo mercato di consumo al mondo dopo gli Stati Uniti, con una domanda interna superiore a quella cinese, e conserva una base manifatturiera ampia e diversificata. La produzione industriale pesa ancora per circa il 14% del Pil, una quota più alta rispetto a quella americana. Anche sul fronte del capitale umano il continente mantiene un vantaggio competitivo: oltre un quarto dei laureati Stem mondiali si forma in Europa.

Eppure, dal 1990 la quota europea del Pil globale è scesa dal 25% a poco più del 17%. La produttività, misurata come Pil per ora lavorata, si è progressivamente allontanata da quella statunitense. Alla base c’è un insieme di fattori noti: un mercato unico ancora frammentato, una regolazione complessa, mercati dei capitali poco integrati e una difficoltà cronica nel trasformare la qualità della ricerca in crescita industriale.

Secondo il report, negli ultimi 15 anni – in particolare dopo la crisi finanziaria, la pandemia e lo shock energetico – molti indicatori strutturali hanno perso slancio. Tuttavia, i dati più recenti segnalano un possibile punto di svolta. Nel 2024 si sono osservati segnali di stabilizzazione e, in alcuni ambiti, un’inversione di tendenza.
I progressi più evidenti riguardano la sostenibilità. L’Europa ha ridotto in modo significativo l’intensità di CO2 del proprio Pil e, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, ha iniziato a diminuire la dipendenza dalle importazioni di energia. Anche la spesa per la difesa è aumentata rapidamente, contribuendo a rilanciare un settore industriale che per anni era rimasto marginale e frammentato.

Alcune grandi aziende europee del comparto hanno registrato una crescita rilevante di fatturato e valore di mercato.
Più articolato è il quadro del capitale umano. Sono aumentati i livelli di istruzione e la presenza femminile nei consigli di amministrazione, mentre restano aperte criticità legate all’invecchiamento demografico e al ritardo nelle competenze digitali. Si tratta di nodi strutturali, ma non irreversibili, soprattutto se affrontati con politiche mirate su formazione e lavoro qualificato.

Le maggiori debolezze emergono invece su infrastrutture, istituzioni e innovazione. I costi dell’energia, pur ridimensionati rispetto ai picchi del 2022, restano elevati rispetto ai concorrenti globali. Il debito pubblico è cresciuto e la percezione dell’efficacia delle istituzioni si è indebolita. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale rende l’energia e la capacità di esecuzione fattori centrali della competitività, questi limiti pesano più che in passato.
Il ritardo più marcato resta quello dell’innovazione tecnologica.

Come rileva il report Roland Berger, le startup europee raccolgono meno capitali e crescono più lentamente rispetto a quelle statunitensi. La quota europea di brevetti globali e di pubblicazioni scientifiche ad alto impatto nel campo dell’intelligenza artificiale è inferiore e in calo. Non manca la qualità della ricerca, ma la capacità di trasformarla in leadership industriale.

Europa e competitività

“La competitività europea è ancora sottoposta a forti pressioni, nonostante i recenti segnali positivi. Le sfide sono rilevanti, ma possono essere superate se agiamo in modo deciso e coordinato. È necessario un chiaro focus sull’intelligenza artificiale, dove esiste una grande opportunità di valorizzare meglio i dati aziendali. Questa opportunità va colta”.

Secondo Roland Berger, il rilancio della competitività europea passa da un cambio di passo culturale e politico: una nuova mentalità di ‘Europe All In’. Le sfide su infrastrutture, digitalizzazione e istituzioni sono complesse, ma non insormontabili. Non sarebbe la prima volta che il continente riesce a invertire una traiettoria negativa. Ciò che serve è accettare che il contesto globale è cambiato e che solo uno sforzo coordinato – su semplificazione normativa, innovazione, mercati dei capitali e utilizzo strategico dei dati industriali per l’IA – può consentire all’Europa di difendere il proprio modello di sviluppo e la propria prosperità sociale.

L’articolo Roland Berger: perché l’Europa non è in declino e può rilanciare la competitività è tratto da Forbes Italia.

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