Solateria – Recensione


Negli ultimi anni il genere metroidvania è diventato uno dei più affollati del panorama, indipendente e non. Nuovi progetti continuano a emergere con regolarità, spesso cercando di distinguersi in un campo ormai dominato da titoli molto amati dal pubblico. In questo contesto arriva Solateria, gioco che non prova a reinventare completamente la formula, ma che dimostra fin dalle prime ore di aver studiato bene i fondamentali del genere.
Ciò che incuriosisce di Solateria non è tanto il marketing o qualche promessa particolarmente ambiziosa, quanto la sensazione che dietro il progetto ci sia una certa sicurezza nel modo di costruire il gioco. Come detto, fin dalle prime battute è lampante che il team abbia preso come riferimento alcuni dei migliori esponenti del genere, cercando di replicarne le qualità principali senza limitarsi a copiarle.
Il cuore dell’esperienza è un sistema di combattimento costruito attorno al parry. Gran parte degli scontri ruota infatti intorno alla capacità del giocatore di leggere gli attacchi nemici e reagire con il giusto tempismo. Si tratta di una scelta che sposta immediatamente il focus verso un gameplay più tecnico rispetto a quello di molti altri metroidvania, muovendosi verso il mondo dei più complessi action-rpg.
Il risultato è un progetto che non nasconde le proprie influenze, ma prova comunque a inserirsi nel solco dei grandi con una certa personalità testarda. Non è una formula rivoluzionaria capace di cambiare il corso dell'industria, ma è evidente il tentativo di trovare un equilibrio tra suggestioni familiari e idee capaci di dare al gioco un’identità.
Dietro Solateria troviamo lo Studio Doodal, un team che nel proprio catalogo vantava finora soltanto un titolo chiamato Lapin, un platform dalle ambizioni decisamente diverse. Nonostante questa esperienza limitata nel campo dei mondi labirintici e dei boss brutali, il piccolo studio dimostra una pregevole sicurezza nel muoversi all’interno della struttura metroidvania.
Per capire davvero dove Solateria riesca a brillare e dove invece mostri il fianco, conviene partire dalle sue fondamenta narrative, poiché, come spesso accade nel genere (ma non solo), il primo passo è immergersi nel mondo che il gioco prova a raccontare, cercando di decifrare la storia presentata dal titolo.
La storia di Solateria
Solateria, conosciuta originariamente come la Terra del Sole, era un regno prospero alimentato dalla benedizione costante della Fiamma Primordiale, fonte di calore e potere. Era un equilibrio fragile ma apparentemente stabile, finché non è arrivata la Peste dell’Ombra, una calamità capace di corrompere ogni cosa e trascinare il mondo sull’orlo di una rovina inarrestabile. È in questo scenario a tratti post-apocalittico in miniatura che prende forma l’avventura del nostro protagonista, che si ritrova circondato da calore e misteriose energie. Il gioco ci mette nei panni di un piccolo guerriero di fuoco, una creatura senza memoria guidata da una voce misteriosa che lo spinge a cercare il re scomparso e a riportare equilibrio a ciò che resta del regno. È un punto di partenza familiare per il genere, ma funziona bene perché permette al giocatore di scoprire il mondo di Solateria insieme al protagonista. Ogni informazione raccolta lungo il viaggio, che si tratti di dialoghi, incontri o annotazioni sparse nel mondo, contribuisce quindi a ricostruire poco alla volta la storia di un regno ormai decaduto.Gran parte dell’avventura si sviluppa attraverso una serie di scontri con le creature corrotte dalla Peste dell’Ombra. Molti di questi nemici, un tempo parte integrante dell’ecosistema di Solateria, vagano in uno stato di possessione e il loro stato attuale contribuisce a rafforzare la sensazione di trovarsi in un mondo che ha perduto il proprio equilibrio.
A differenza di altri metroidvania più criptici, Solateria sceglie però un approccio leggermente più diretto alla narrazione. Il gioco, difatti, sin dalle prime battute introduce diversi personaggi secondari e fornisce strumenti per tenere traccia degli eventi principali, evitando che l'intera storia principale, nonché le diramazioni secondarie, restino completamente frammentate o lasciate alla memoria del giocatore.
Tra questi c’è anche una sezione del menu dedicata alla lore, ai boss e ai personaggi incontrati durante il viaggio. Non è una soluzione particolarmente originale, ma si rivela utile per ricostruire i vari tasselli della trama senza dover affidare tutto alle meningi del giocatore. Alcuni NPC cambiano posizione nel corso dell’avventura o reagiscono agli eventi che accadono nel mondo.
Sono piccoli dettagli, ma contribuiscono a restituire l’impressione che Solateria sia (stata) realmente abitata da personaggi con un ruolo preciso, piuttosto che semplici figure statiche sparse nella mappa. Il risultato è certamente una narrazione più leggibile rispetto a quella di molti titoli del genere e, se da un lato questo potrebbe ridurre leggermente il senso di mistero tipico dei metroidvania, dall’altro regala maggiore accessibilità alla lore e facilità di comprensione, soprattutto per chi non ama dover ricostruire ogni dettaglio da pezzettini sparsi.
Orientarsi per Solateria
Muoversi nel mondo di Solateria significa attraversare un territorio ampio e pieno di deviazioni, passaggi nascosti e percorsi che si rivelano solo con il tempo. Come ogni metroidvania che si rispetti, l’esplorazione è il cuore dell’esperienza e accompagna costantemente la crescita del protagonista, spingendo il giocatore a tornare più volte nelle stesse aree alla ricerca di un cunicolo segreto.
All’inizio, pertanto, molte strade sembrano semplicemente irraggiungibili e piattaforme troppo alte, corridoi bloccati o pareti sospette indicano chiaramente che qualcosa potrà essere scoperto più avanti. La sensazione è quella di una struttura ormai familiare per il genere, ma che qui si incastra bene grazie a una progressione delle abilità distribuita con un ritmo particolarmente equilibrato.
Con il passare delle ore il protagonista ottiene nuovi strumenti di movimento che mutano concretamente il modo di esplorare, in particolare grazie all'apprendimento di abilità come il doppio salto o il dash, le quali non servono esclusivamente a spostarsi più velocemente, ma permettono di rileggere zone già visitate sotto una prospettiva diversa, trasformando ambienti inizialmente lineari in spazi molto più aperti.
È proprio quando si torna nelle vecchie aree con nuove abilità che Solateria mostra il suo lato migliore. Percorsi che prima sembravano semplici dettagli dello scenario diventano accessibili all’improvviso, rivelando scorciatoie, stanze nascoste o collegamenti inaspettati tra diverse parti della mappa, premiando quindi chi decide di esplorare con attenzione.
La mappa aiuta a orientarsi senza diventare troppo invasiva. Difatti ogni area possiede una propria identità visiva e ambientale abbastanza marcata, rendendo più facile memorizzare i luoghi visitati e spesso è proprio l’ambiente stesso a suggerire la presenza di percorsi alternativi o passaggi che potranno essere raggiunti soltanto dopo aver ottenuto nuove abilità.
Sono piccoli indizi che invitano a tornare più avanti, valorizzando il backtracking e gestendo con cura tale meccanica, nonostante non sia una soluzione particolarmente originale. Resta indubbiamente una delle dinamiche più soddisfacenti del genere quando viene integrata bene nel level design e non si limita a guidare troppo apertamente il giocatore.
Con il progredire dell’avventura si sbloccano anche abilità che permettono di interagire direttamente con l’ambiente. Alcuni muri possono essere distrutti mentre specifici pavimenti cedono sotto attacchi verso il basso, aprendo nuovi collegamenti verticali tra diverse sezioni della mappa e contribuendo ad aggiungere un ulteriore livello alla dinamica dell’esplorazione. Accanto alla progressione delle abilità, Solateria introduce anche una leggera componente ruolistica legata al miglioramento del personaggio. Le risorse (gemme) raccolte durante l’esplorazione possono essere investite per potenziare diverse caratteristiche, rendendo il protagonista più resistente o più efficace in combattimento. Niente di particolarmente complesso, ma che contribuisce a dare un peso specifico alla progressione.
Quanto detto crea un legame costante tra combattimento ed esplorazione; le stesse tecniche utilizzate contro i nemici diventano spesso strumenti utili per scoprire passaggi nascosti o sbloccare percorsi alternativi, rendendo il sistema di abilità parte integrante del modo in cui il mondo di gioco viene gradualmente rivelato. Nella mappa sono presenti diversi altari che fungono da hub per curarsi e/o migliorare le proprie abilità (nonché per spostarsi velocemente).
Non tutto però è riuscito a sorprendermi allo stesso modo. In diverse occasioni il level design sembra suggerire con troppa evidenza la presenza di passaggi segreti o percorsi alternativi. Basta intravedere nella mappa uno spazio vuoto o una rientranza nella parete per capire quasi subito che dietro si nasconde qualcosa.
Non è un problema particolarmente grave, ma riduce leggermente quel senso di scoperta accidentale che molti metroidvania riescono a lasciare quando un segreto viene trovato quasi per caso e in modo del tutto spontaneo. In titoli più criptici del genere, trovare un passaggio nascosto può diventare realmente una piccola rivelazione.
Un discorso simile riguarda la componente platform in cui saltare tra piattaforme e sfruttare le abilità di movimento diventa elemento costante dell’avventura. Raramente il gioco propone sezioni davvero impegnative e ho avuto l'impressione che il platforming funga da accompagnatore all’esplorazione, senza mai diventare una sfida particolarmente severa. Posso tranquillamente ammettere che chi cerca prove di precisione molto tecniche potrebbe rimanere leggermente deluso.
In metroidvania recenti come Prince of Persia: The Lost Crown o MIO: Memories in Orbit (ma potrei citarne altri), alcune sezioni platform diventano sfide di abilità in grado di estenuare il giocatore, mentre in Solateria il focus resta soprattutto sull’esplorazione. Questa scelta rende il gioco più accessibile a una fetta più ampia di pubblico, ma allo stesso tempo lascia la sensazione che il design degli ambienti avrebbe potuto osare qualcosa in più.
La struttura funziona e accompagna bene il ritmo dell’avventura, ma raramente mette davvero alla prova il giocatore. A influire sul ritmo dell’esplorazione di Solateria (ma non solo) interviene anche la barra della stamina che viene consumata da azioni come lo scatto, costringendo il giocatore a gestire con maggiore attenzione gli spostamenti, soprattutto nelle prime ore di gioco.
Attacco, schivata e soprattutto parry
Se l’esplorazione rappresenta l’ossatura di Solateria, il combattimento è ciò che davvero tiene insieme l’intera esperienza. Fin dalle prime ore diventa chiaro che il sistema di battaglia ruota quasi interamente attorno al parry, una meccanica che richiede tempismo e attenzione e che rende ogni scontro una prova costante di riflessi.
Parare un attacco nel momento giusto non serve soltanto a difendersi poiché ogni parry riuscito contribuisce infatti a indebolire il nemico, accumulando una sorta di tensione che alla lunga porta allo stordimento temporaneo dell’avversario. Quando questo accade, si apre una breve finestra durante la quale è possibile infliggere danni molto più pesanti al nemico.
Questo sistema conferisce agli scontri un ritmo particolare, in cui non basta semplicemente spammare il tasto e colpire senza sosta, ma risulta necessario osservare attentamente i movimenti dei nemici, capire i loro pattern e scegliere il momento giusto per reagire. Anche gli avversari più semplici diventano così piccoli esercizi di lettura e tempismo, anche in preparazione agli scontri più impegnativi.
Con il progredire dell’avventura la difficoltà cresce in modo evidente, vuoi perché i nemici iniziano a utilizzare attacchi più rapidi o meno prevedibili, vuoi perché il numero di parate necessarie per stordirli aumenta. Il risultato è un sistema che spinge il giocatore a migliorare progressivamente, premiandone la capacità di leggere gli scontri con maggiore precisione, impendendo di accedere agli scontri con superficialità.
All’inizio si reagisce quasi d’istinto per evitare i colpi più pericolosi, ma dopo qualche ora gli scontri iniziano a trasformarsi in qualcosa di più tecnico, giocando anche con la componente action di Solateria. Si imparano i tempi di lettura, si riconoscono le animazioni, si migliorano i riflessi e ogni apertura diventa un’opportunità da sfruttare. A rendere gli scontri ancora più tesi contribuisce una struttura che prende chiaramente spunto da alcune meccaniche tipiche dei soulslike. Alla morte il protagonista perde le risorse accumulate, costringendo il giocatore a tornare, anche faticosamente, nel punto della dipartita per recuperarle, per mezzo di un sistema che sprizza rischio costante e rafforza quella logica di tentativi successivi che caratterizza gran parte dell’esperienza.
Le abilità che si sbloccano durante la progressione aiutano a mantenere gli scontri vari, non trattandosi solo di aumenti numerici dei danni, ma di nuove tecniche (parate particolari, attacchi più potenti) che ampliano le possibilità offensive o permettono di gestire meglio le situazioni più caotiche, soprattutto quando i nemici iniziano ad attaccare con maggiore aggressività.
Il sistema cresce quindi insieme al giocatore, aggiungendo strumenti utili per affrontare sfide sempre più impegnative. Alcuni boss, in particolare quelli legati alla trama principale, sfruttano molto bene questa struttura, costringendo a studiare attentamente i loro attacchi e a padroneggiare davvero il tempismo del parry per riuscire a sopravvivere agli scontri.
L’unico limite evidente riguarda la varietà delle armi poiché, per gran parte dell’avventura di Solateria, il protagonista utilizza sostanzialmente lo stesso strumento offensivo, e questo finisce per rendere il repertorio di attacchi un po’ troppo simile dall’inizio alla fine del gioco. Non è un problema che rovina l’esperienza, poiché il sistema di parry riesce comunque a mantenere gli scontri interessanti. Tuttavia, qualche opzione in più sul fronte dell’equipaggiamento avrebbe potuto aggiungere ulteriore profondità tattica, soprattutto nelle fasi più avanzate dell’avventura.
Nel complesso il combattimento resta comunque uno degli aspetti più riusciti di Solateria. Il ritmo degli scontri, la centralità del parry e la progressione delle abilità riescono a creare battaglie coinvolgenti che richiedono attenzione costante, mantenendo alta la tensione contro i boss più impegnativi ma anche contro i nemici più innocui. Un dipinto Solateria riesce a colpire immediatamente l'occhio del giocatore, devo ammetterlo. Il gioco adotta un’estetica completamente disegnata a mano che conferisce al mondo un’identità visiva molto chiara. Gli ambienti risultano ricchi di dettagli, con una particolare attenzione ai colori e all’illuminazione che contribuisce a rendere ogni area viva e riconoscibile.
Il protagonista stesso, una piccola creatura di fuoco dal design essenziale, si muove all’interno di scenari dominati da rovine, vegetazione e architetture tetre e cupe. Questo contrasto tra la sua figura minuta e l’ampiezza degli ambienti contribuisce a rafforzare la sensazione di attraversare un mondo antico e ormai segnato dalla rovina.
Le aree esplorabili sono caratterizzate da palette cromatiche ben distinte, che aiutano a differenziare chiaramente i vari biomi del gioco. Alcune zone sono immerse in tonalità verdi e blu profonde, con foreste illuminate da bagliori soffusi, mentre altre mostrano vestigia antiche e statue rituali avvolte da un’atmosfera che fa riferimento a un periodo più solenne.
Uno degli elementi più riusciti riguarda l’uso della luce: fasci luminosi e piccoli effetti ambientali attraversano spesso lo schermo, aumentando la sensazione di profondità del quadro. Non si tratta di ricerca di un realismo tecnico in senso stretto, ma di un utilizzo attento dei colori che permette di rendere riconoscibile quella porzione di mondo.
Anche gli sfondi svolgono un ruolo importante nella costruzione dell’atmosfera. Dietro il piano principale si intravedono alberi, strutture e sagome lontane che creano diversi livelli visivi e ciò aiuta a evitare l’effetto piatto che a volte caratterizza alcuni giochi bidimensionali meno curati, quasi invogliando il giocatore, qualora potesse, a introdursi in quella caverna posta alle spalle.
Gli stessi personaggi secondari seguono la medesima filosofia visiva, grazie ad animazioni fluide e design che restano coerenti con lo stile generale del gioco, rafforzando l’impressione di trovarsi sempre dentro un quadro in movimento ovvero di spostarsi tra tanti quadri presenti nella stessa sala del museo di Solateria. Gli ambienti sono costruiti separando diversi elementi dello scenario in asset distinti, una scelta che conserva la ricchezza dei dettagli senza compromettere troppo le prestazioni durante l’esplorazione.
Nel complesso lo stile artistico di Solateria riesce a sostenere bene l’atmosfera del gioco. Non punta a effetti spettacolari o soluzioni particolarmente complesse (che avrebbero comunque stonato con lo stile generale del titolo) ma costruisce un universo coerente e piacevole da osservare, accompagnando perfettamente il tono malinconico dell'avventura.
Cosa resta di Solateria
Arrivati finalmente ai titoli di coda, la sensazione principale che lascia Solateria è quella di una sorpresa decisamente ben riuscita e solida. Non è il tipo di gioco che arriva accompagnato da squilli di tromba, ma riesce a conquistare poco alla volta, mostrando con naturalezza la forza delle proprie idee e la coerenza della sua visione artistica complessiva. Nel corso dell’avventura, le diverse componenti del gioco riescono a sostenersi a vicenda con una buona dose di logica e armonia. L’esplorazione mantiene vivo il desiderio di scoperta, il combattimento trova nel parry un ritmo incalzante e lo stile artistico rende ogni passo piacevole, confermando che Studio Doodal ha saputo muoversi bene in un genere così complesso.Solateria ha anche il merito di introdurre alcune opzioni di accessibilità piuttosto utili per il pubblico, con la possibilità di modificare la difficoltà, oltre a impostazioni che permettono di adattare l’esperienza a diversi livelli di abilità, rendendo l’avventura più flessibile per chi preferisce concentrarsi sull’esplorazione piuttosto che sulla sfida più severa.
Non mancano comunque alcuni limiti. La varietà delle armi resta piuttosto contenuta e la componente platform non raggiunge mai livelli di particolare complessità. Aspetti che, a livello generale, non compromettono il gioco, ma che lasciano, a margine, la sensazione che alcune parti del design avrebbero potuto osare qualcosa in più.
Nonostante questo, Solateria riesce comunque a costruire un’avventura coerente, sostenuta da un buon sistema di combattimento e da uno stile artistico che accompagna con efficacia l’atmosfera del mondo di gioco. Non è un titolo destinato a rivoluzionare il genere, ma dimostra una solida comprensione delle sue regole (non è da tutti).
Alla fine resta la sensazione di aver scoperto un metroidvania curato e capace di ritagliarsi il proprio spazio tra produzioni spesso molto più rumorose, in particolare per uno studio giovane. Per gli appassionati del genere, ma anche per chi vuole approcciarsi al genere, è un viaggio che vale la pena intraprendere.
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