Trump ha trasformato l’anniversario dei 250 anni degli Stati Uniti nella solita propaganda personale

Si chiama America 250 e ne sentiremo parlare fino alla noia. È la celebrazione del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, iniziativa lunga un anno che culminerà il 4 luglio 2026. Attenzione: il 2026 non è certo un anno banale nelle traiettorie statunitensi. L’espressione elettorale di medio termine del prossimo novembre rappresenta il referendum decisivo che metterà chiarezza tra le indicazioni divergenti che in questo momento arrivano dall’altra sponda dell’Atlantico.
Si capirà, ad esempio, se la virata di arcigno conservatorismo passatista, innestata dal dilagare del dettato Maga, è definitivamente entrato nel circolo vitale della nazione. Se quegli attuali scenari politici possiedano l’elasticità democratica necessaria a consentire la convivenza politica di un J.D. Vance e di un Zohran Mamdani. Se ai principi di verità e realtà verrà restituita l’indispensabile centralità nelle descrizioni del confronto politico, della società nazionale e di quella internazionale, oggi sottoposte a incontrollati slittamenti che hanno destabilizzato l’opinione pubblica americana.
Ed ecco che l’evento, battezzato “United States Semiquincentennial”, si propone l’obiettivo di coinvolgere gli americani, le istituzioni e il settore privato in una riflessione collettiva sul passato della nazione, cercando ispirazione per le generazioni future. Ma la commemorazione è già travolta da controversie incentrate sulla politicizzazione e sulle lotte di potere nell’ambito della commissione incaricata di guidarla. I temi della polemica sono chiari e si riassumono nel tentativo di sfruttare l’anniversario e il calendario di eventi a fini propagandistici, con Donald Trump principale inquisito al riguardo.
Dopo la sua rielezione, Trump si è mosso in fretta per assumere il controllo di una serie di istituzioni culturali potenzialmente ostili, tra cui il Kennedy Center e la National Portrait Gallery, arrivando a pianificare il violento attacco al venerabile Smithsonian Institute, con la minaccia di privarlo dei fondi se non fossero state soddisfatte le sue richiesta di revisione di materiali giudicati woke, allineando le narrazioni storiche al rinnovamento dell’orgoglio nazionale, tipicamente Maga.
Quanto ad America250, nel 2016 il governo federale ne pianificò la celebrazione in termini dichiaratamente apolitici; Obama firmò la legge che istituiva una commissione bipartisan per il coordinamento dell’iniziativa, rispondente al potere legislativo e non alla Casa Bianca, con una struttura che avrebbe incluso personalità di rilievo, membri ed ex-membri del Congresso. In tutto sedici commissari, nominati dai leader repubblicani e democratici della Camera e del Senato e che Joe Biden, durante il suo passaggio alla Casa Bianca, ha affidato alla presidenza di Rosie Rios, l’ex tesoriera di Obama. Cinque anni più tardi, il progetto di Trump d’impadronirsi delle celebrazioni per il duecentocinquantesimo compleanno degli Stati Uniti ha preso le mosse in primavera, all’indomani della rielezione.
Il primo passo è stato nominare direttore esecutivo della commissione il giovane Ari Abergel, un 25enne ex-produttore di Fox News, già portavoce della first lady Melania. Rosie Rios si è piegata a questa richiesta, dichiarandosi anzi «rinvigorita» dal sostegno della Casa Bianca al comitato: «Affinché sia la più grande celebrazione nella storia della nazione, serve il contributo di tutti i nostri leader», ha detto nell’occasione, approvando l’uso del marchio America250 nelle attività dei fundraiser di Trump, ovvero sdoganando l’intervento di quello che è stato il team elettorale del trionfo trumpiano, pronto a riciclarsi in questa nuova impresa.
Appena insediato, Abergel s’è affrettato a convocare quattro commissari, chiedendo loro di dimettersi per far posto a nuovi nominati. È stato l’innesco della lotta per il controllo dell’organizzazione. I quattro si sono rifiutati e hanno contrattaccato: «La direzione esecutiva andrebbe riservata a un candidato esperto, non a un funzionario televisivo », hanno reagito. «Questo anniversario non va messo a repentaglio con qualcuno che non lo prende sul serio». Lo scontro tra Abergel e vari membri della commissione si è andata intensificando fin oltre i desiderata di Trump: Abergel ha suggerito che “America’s Field Trip”, il concorso in cui gli studenti creano opere d’arte celebrative, venisse trasferito sotto il controllo di un’agenzia governativa.
La sua riprogettazione del sito web, affidata alle mani di Brad Parscale – mente della campagna digitale di Trump nel 2020 – ha visto la proliferazione d’immagini del presidente in carica e di loghi delle aziende finanziatrici. E, con un post su Facebook, Abergel ha annunciato la partnership di America250 con “Moms for Liberty”, un gruppo conservatore che vuole rimuovere alcuni libri dai programmi scolastici e si oppone all’insegnamento di idee liberali su razza e genere. Intanto la responsabile della raccolta- fondi di Trump, Meredith O’Rouke, ha iniziato a cercare quattrini per America250.
Ai donatori è stata offerta una «esperienza Vip» degli eventi e sono state annunciate donazioni da aziende trumpiane come Oracle, Lockheed, Amazon e perfino dalla Ultimate Fighting Championship, la federazione di arti marziali estreme (Trump ha annunciato che un incontro Ufc si terrà alla Casa Bianca in onore di America250). Aprendo alla collaborazione a consulenti affiliati a Trump, la Rios ha chiesto a Chris LaCivita, co-responsabile della campagna di Trump, di assumere la carica di consigliere speciale.
Lo stesso Trump ha poi annunciato che Justin Caporale, l’uomo che ha orchestrato i suoi comizi nella campagna 2024, avrebbe lavorato alla produzione di eventi per America250. Alla società di produzione di Caporale, la Event Strategies, sono state appaltate diverse parate dell’esercito a Washington.
Si tratta della stessa Event Strategies che appare nella documentazione relativa al famigerato comizio “Stop the Steal”, tenuto da Trump il 6 gennaio 2021, in sincronia con l’attacco al Campidoglio. Monica Crowley, ex collaboratrice di Fox News e ora responsabile del protocollo della Casa Bianca, è stata nominata portavoce della celebrazione, di cui Abergel così ha disegnato le prospettive: «Il presidente Trump è il re del patriottismo. Quando si tratterà di celebrare l’America, nessuno sarà meglio di lui».
Infatti il 4 luglio scorso, lo stesso Trump ha dato il via al conto alla rovescia con un evento all’Iowa State Fairgrounds, in pratica la fiera dello Stato. Nell’occasione gli organizzatori avevano promesso «patriottismo, entusiasmo, ispirazione e uno sguardo ai futuri festeggiamenti », ma il discorso di Trump è stato in puro stile campagna elettorale, con vanterie sui successi e frecciate agli avversari, concretizzando il timore di una iperpolarizzazione politica di America250.
Preoccupazioni confermate durante la parata militare in commemorazione del medesimo anniversario della fondazione dell’esercito, tenutasi il giorno del compleanno del presidente e che ha visto esplodere le proteste anti-Trump in tutto il paese, con lo slogan “No Kings”. Cinquant’anni fa, nel 1976, il Bicentenario fu caratterizzato da un dispiego di velieri, monete commemorative e da un profluvio di stelle e strisce. Ma fu anche segnato dalle divisioni di una nazione reduce dal Vietnam e dal Watergate, incerta su cosa ci fosse da celebrare.
Già nel 1973, la commissione bipartisan incaricata di supervisionare l’anniversario era stata sciolta, con l’accusa d’aver favorito la rielezione di Richard Nixon. Eppure, quella celebrazione contribuì al boom d’interesse pubblico per la storia nazionale, che si spinse ben oltre il 1976, contribuendo a stimolare la riflessione collettiva sulle origini e anche sulle colpe del paese, a cominciare dalla schiavitù.
Ora il timore diffuso è che il 2026, non consegua gli stessi risultati. Detto questo, in cosa consisteranno questi festeggiamenti? Rios per ora si rifiuta di fornire dettagli sugli eventi di America250, ma basta sfogliare un opuscolo col logo America250 per venire a conoscenza delle esortazioni rivolte ai governatori degli Stati per la trasformazione delle fiere statali in «epicentri patriottici», o per sentir parlare di spettacoli di droni tricolori, punti vendita di «patatine della libertà», di una grande mostra sui Padri Fondatori e dello srotolamento sul Mall della capitale della «più grande bandiera statunitense della storia», portata da 500 testimonial, tra cui astronauti e atleti olimpici.
«Non cederemo la narrazione del duecentocinquantesimo a chi vorrebbe sovvertirne il potenziale unificante » garantisce Rios. Ma la faziosità dilaga. «Gli americani sono più uniti attorno ai principi della Dichiarazione d’Indipendenza di quanto pensino. Cerchiamo di fare del duecentocinquantesimo anniversario un’occasione per riscoprire quelle idee e il loro significato per i prossimi 250 anni» ha auspicato Ken Burns, popolarissimo divulgatore d’oltreoceano, una specie di Piero Angela che giocherà certamente un ruolo di rilievo nell’illustrare ai connazionali il senso di questo anniversario.
Intanto a fine settembre la commissione ha comunicato il licenziamento in tronco di Abergel, per «gravi violazioni», tra cui un post sui social di America250 in onore dell’attivista Charlie Kirk, pubblicato senza autorizzazione. Lo Studio Ovale lo ha difeso, ma non ha potuto contrastare la decisione. Alla vigilia dell’inizio delle celebrazioni, si è diffusa la convinzione che il Semiquincentenario si trasformerà in una gigantesca macchina promozionale per il presidente. E Trump appare pronto a fare di tutto perché l’evento ruoti attorno alla sua figura. Il tema della festa nazionale rischia di diventare soprattutto un “Celebriamo la grandezza del nostro Donald”.
Questo è un articolo del numero di Linkiesta Magazine 01/26 – “Lo scudo democratico”, ordinabile qui.
L'articolo Trump ha trasformato l’anniversario dei 250 anni degli Stati Uniti nella solita propaganda personale proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




