XXVII Congresso della Società di Neuropsicofarmacologia (Sinpf): i nuovi farmaci antiobesità alleati della salute mentale

Gen 31, 2026 - 16:00
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XXVII Congresso della Società di Neuropsicofarmacologia (Sinpf): i nuovi farmaci antiobesità alleati della salute mentale

Sinpf: «Nuovi farmaci scudo per depressione e aumento di peso legato a psicofarmaci». Nuove evidenze scientifiche aprono la strada a una psichiatria di precisione, dove i farmaci metabolici antiobesità potrebbero diventare coadiuvanti fondamentali nel trattamento dei disturbi psichiatrici

Non hanno rivoluzionato soltanto la perdita di peso e la gestione del diabete, i nuovi farmaci antiobesità si stanno rivelando preziosi alleati per la salute mentale. Da un lato, infatti, aiutano a contrastare l’aumento di peso legato ad alcuni psicofarmaci compromettendo l’aderenza terapeutica, dall’altro potrebbero contribuire a ridurre il rischio di depressione e disturbo bipolare. In sostanza gli agonisti del recettore del peptide-1 glucagone-simile (GLP-1), come semaglutide, liraglutide e tirzepatide, sono composti simili ad ormoni naturalmente presenti nel nostro organismo sui quali ci sono iniziali evidenze di efficacia, oltre che per il diabete e l’obesità, anche per altre patologie neuropsichiatriche. Lo dimostrano due studi recentemente pubblicati sulle riviste JAMA Psychiatry e BMC Psychiatry, di cui si è parlato in occasione del XXVII congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), che si chiude oggi a Milano, e che ha dedicato un’intera sessione all’interazione tra queste terapie e la salute mentale.

Lo studio di JAMA Psychiatry: semaglutide può aiutare a evitare aumento di peso da psicofarmaci


I ricercatori dell’Ospedale Universitario della Charité di Berlino hanno dimostrato che semaglutide può aiutare a superare uno dei maggiori ostacoli nel trattamento della psicosi e cioè l’aumento di peso indotto dai farmaci. «Si tratta di un problema che spesso porta i pazienti a interrompere le cure o a sviluppare gravi complicanze metaboliche», spiega Matteo Balestrieri, già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf. I risultati dello studio mostrano che l’uso di semaglutide in pazienti in terapia antipsicotica ha portato a una riduzione media del peso corporeo dell’8% in sole 24 settimane, mentre l’uso di liraglutide ha portato a una riduzione di circa il 5%. Un risultato straordinario se confrontato con la stabilità del peso osservata nel gruppo trattato con metformina, lo standard attuale. «Per la prima volta – aggiunge Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e co-presidente Sinpf – abbiamo uno strumento efficace non solo per curare la mente, ma per proteggere il corpo dei pazienti psichiatrici, riducendo drasticamente il rischio di diabete e malattie cardiovascolari correlate alla terapia. I GLP-1 agiscono sui centri della sazietà nel cervello, contrastando l’iperfagia (fame eccessiva) spesso causata dagli psicofarmaci».

Lo studio di BMC Psychiatry: cervello e metabolismo parlano la stessa lingua


La ricerca qui si è spinta oltre la gestione del peso. In questo studio condotto dalla Seoul National University Biomedical Informatics su oltre 360 mila persone, gli scienziati hanno utilizzato la tecnica della ‘randomizzazione mendeliana’ per indagare il nesso genetico tra il recettore GLP-1 e i disturbi psichiatrici. «I risultati parlano chiaro: una maggiore attività genetica del recettore GLP-1 è associata a una riduzione del rischio di depressione maggiore e disturbo bipolare – afferma Balestrieri –. È la prima prova genetica che suggerisce come il sistema GLP-1 non regoli solo l’insulina, ma influenzi direttamente i circuiti della regolazione affettiva, confermando così il ruolo potenziale degli agonisti GLP-1 nel trattamento della depressione e dei disturbi da uso eccessivo di alimenti e di alcol».

Farmaci antiobesità per ridurre effetti collaterali dei trattamenti per la salute mentale


Questi dati suggeriscono che il cervello e il metabolismo parlano la stessa lingua. «Queste evidenze aprono la strada a una psichiatria di precisione, dove i farmaci metabolici potrebbero diventare coadiuvanti fondamentali nel trattamento dei disturbi dell’umore – precisa Mencacci –. Significa curare il paziente in modo olistico, stabilizzando sia il metabolismo che la psiche. Inoltre, le evidenze suggeriscono che la genetica può contribuire a identificare chi potrebbe beneficiare maggiormente di questi trattamenti. Effetti positivi sono presenti anche rispetto all’aderenza ai trattamenti: riducendo gli effetti collaterali estetici e metabolici (l’aumento di peso), i pazienti sono più propensi a seguire le terapie psichiatriche».

Corpo e mente sono dunque profondamente interconnessi attraverso il metabolismo. «Utilizzare i GLP-1 in psichiatria significa non solo rendere le cure più tollerabili, ma potenzialmente intervenire sulle radici biologiche dei disturbi dell’umore», concludono gli esperti.

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