Referendum sulla giustizia, la battaglia si sposta sul quesito
L’ultima parola spetta ora alla Cassazione che dovrà almeno inizialmente certificare la validità delle oltre 550 mila firme raccolte dal “Comitato dei 15” contro la riforma costituzionale della separazione delle carriere. La data del voto è ormai quella del 22 e 23 marzo ma non si esclude che possa essere sollevato un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale proprio da quel Comitato sulla questione del quesito referendario. Se ne discuterà lunedì prossimo, annuncia il loro portavoce Carlo Guglielmi.
Com’è noto la Cassazione il 18 novembre ha ammesso quello dei parlamentari, mentre i cosiddetti “15 volenterosi” ne hanno proposto un altro che elenca però tutti gli articoli della Costituzione che verrebbero modificati se la riforma Nordio passasse anche nelle urne. Oltre che sulla data anche su questo aspetto il Tar avrebbe messo un punto nella sentenza di tre giorni fa con cui ha respinto il ricorso per posticipare la due giorni referendaria presentato dagli stessi. Infatti vi si legge altresì che “il testo del quesito non è nella disponibilità dei promotori ma è direttamente fissato dalla legge. In questo senso, del resto, si è anche espresso l’Ufficio centrale per il referendum costituito presso la Corte di Cassazione”.
Non la pensano così però quarantatré tra costituzionalisti, giuristi e magistrati in pensione (tra cui Vittorio Angiolini, Armando Spataro, Roberto Zaccaria, Gherardo Colombo, Giovanna De Minico, Maria Agostina Cabiddu) che rivolgono un appello al Governo per “integrare e modificare in autotutela gli atti già compiuti nella procedura referendaria, sia in ordine alla formulazione del quesito sia alla tempistica della consultazione elettorale e alla garanzia della effettiva ed eguale partecipazione di tutti i comitati promotori del referendum alla competizione elettorale medesima”. In definitiva, scrivono nell’appello “lo scopo comune è quello di offrire maggiore certezza alla validità della deliberazione referendaria”. Il rischio, ci spiegano, è che la pretermissione del quesito popolare potrebbe essere per ciò solo un motivo di impugnazione del referendum e dei suoi esiti (quali che siano) sia da parte del Comitato dei 15 sia da parte di qualunque cittadino.
Intanto 116 professori ordinari di Diritto costituzionale di diverse Università italiane hanno raccolto l’invito del presidente Giovanni Bachelet ad aderire al Consiglio scientifico del “Comitato società civile per il NO”. Sempre ieri il Comitato “Avvocati per il NO” presieduto da Franco Moretti, in una intervista alla rivista La Magistratura dell’Anm ha spiegato la posizione sua e degli altri circa 500 colleghi sulla legge Nordio: “Io credo che quando la politica vuole rafforzare la propria presenza lo faccia per un fine particolare. Viviamo un periodo, non soltanto a livello nazionale ma anche internazionale, in cui vige il principio per cui la politica non si processa”. Parallelamente l’Unione Camere Penali ha diffuso il programma della due giorni (6-7 febbraio) dedicata alla contro-inaugurazione dell’anno giudiziario. I lavori si apriranno venerdì 6 alle ore 10.00. Alle 10.15 interverrà Tullio Padovani, Accademico dei Lincei e Presidente onorario del Comitato Camere Penali per il Sì. Alle 10.30 il Presidente dell’Ucpi e del Comitato, Francesco Petrelli, dialogherà con il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sul significato e sulle ragioni del referendum.
Nel corso della due giorni interverranno esponenti della magistratura che hanno espresso il proprio sostegno al Sì, insieme a rappresentanti del mondo politico, istituzionale e accademico. Sul fronte politico invece la Segretaria del Pd Elly Schlein in una intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera conferma l’impegno “pancia a terra” del partito e suo personale nella campagna referendaria: “Sarò in giro per tutto il Paese e quindi ci metterò la faccia”, ha scandito la leader dem. A sette settimane dal voto la partita appare ancora aperta.
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