Acs: “A rischio la presenza cristiana in Medio Oriente”
Allarme della fondazione pontificia Acs per l’escalation bellica in Medio Oriente: “A rischio la presenza cristiana“. Un ulteriore inasprimento degli scontri nell’area potrebbe avere conseguenze devastanti sulle comunità cristiane dell’intera regione. “La presenza cristiana in Medio Oriente non deve scomparire”, avverte Regina Lynch, presidente esecutivo di Acs Internazionale. “Una nuova spirale di violenza potrebbe spingere comunità già fragili oltre il limite della sopravvivenza”, aggiunge. Anche in Paesi come l’Iran, dove i cristiani subiscono discriminazioni e restrizioni, piccole comunità continuano a vivere la loro fede, spesso in circostanze molto difficili. I convertiti, in particolare, rimangono particolarmente vulnerabili. “Il desiderio di libertà e dignità dei popoli della regione è legittimo- prosegue Lynch-. Ma il prezzo di una nuova guerra sarebbe estremamente alto. I civili sono sempre quelli che soffrono di più, e i cristiani sono spesso tra i più indifesi”. In Iraq cresce la paura. I villaggi cristiani distrutti dalla violenza estremista negli ultimi anni sono stati appena ricostruiti. La situazione rimane precaria, basata sulla speranza che la ricostruzione duri e che le famiglie cristiane che tornano possano ricostruire le loro vite.

Sos estremismi
“Una nuova ondata di distruzione sarebbe quasi impossibile da sopportare per queste comunità- sottolinea Lynch-. Molti cristiani sono già emigrati e, con una nuova guerra, è improbabile che tornino. Quelli che rimangono sono spesso anziani, poveri e profondamente preoccupati per il futuro”. In Siria le ideologie estremiste non sono scomparse e continuano a rappresentare un rischio per le minoranze percepite come “occidentali”, compresi i cristiani. Nel sud del Libano, le comunità cristiane si sono periodicamente trovate coinvolte in cicli di violenza, nonostante non desiderino altro che la pace. “Vogliono la pace e sono innocenti, eppure diventano ripetutamente vittime del conflitto”, precisa Lynch. I team di Acs sul campo segnalano una crescente ansia, poiché migliaia di persone sono già state sfollate. A Gaza, la situazione umanitaria rimane catastrofica. Qualsiasi ulteriore interruzione delle consegne di aiuti metterebbe in pericolo la sopravvivenza della piccola parrocchia cattolica e delle migliaia di persone che dipendono dalla sua assistenza.

Presenza cristiana
In Cisgiordania, molte famiglie cristiane speravano in un aumento dei pellegrini e dei visitatori durante il periodo pasquale. La rinnovata instabilità minaccia il loro sostentamento, poiché il turismo resta una delle principali fonti di reddito. Nonostante l’insicurezza e le difficoltà, le parrocchie e le comunità religiose continuano il loro lavoro: distribuiscono cibo, gestiscono scuole, danno rifugio alle famiglie sfollate e promuovono la riconciliazione ovunque sia possibile. Da decenni, Aiuto alla Chiesa che Soffre sostiene le comunità cristiane in tutto il Medio Oriente e continuerà a farlo. “Chiediamo preghiera e solidarietà. Qualunque siano gli sviluppi politici, la presenza cristiana e la missione della Chiesa in Medio Oriente devono continuare”, conclude Regina Lynch.
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