Skincare e make up cruelty free, come riconoscerli davvero in un mercato globale

Mar 11, 2026 - 03:00
 0
Skincare e make up cruelty free, come riconoscerli davvero in un mercato globale
cruelty free make up

Una breve guida per acquistare creme e cosmetici cruelty free, con uno sguardo anche alla skincare asiatica, oggi molto popolare

Sempre più consumatori vogliono essere sicuri che creme, sieri e rossetti non siano stati testati sugli animali. Ma capire se un prodotto è davvero cruelty free non è sempre semplice, soprattutto quando si acquistano cosmetici provenienti da mercati extra europei, come quello asiatico.

I simboli da cercare

Il primo elemento da osservare è la presenza di certificazioni riconosciute. I marchi davvero cruelty free tendono infatti ad affidarsi a enti indipendenti, che verificano l’intera filiera produttiva.

Tra i simboli più diffusi ci sono il coniglio stilizzato del programma Leaping Bunny o il logo Cruelty Free di Peta. Queste certificazioni indicano che né il prodotto finito né gli ingredienti sono stati testati sugli animali, e che l’azienda non affida tali test a terze parti.

A sinistra, il simbolo di Leaping Bunny. A destra, il simbolo di Peta

Attenzione invece alle diciture generiche come “not tested on animals“. Non sempre sono sufficienti, anche perché in alcuni casi queste possono riferirsi soltanto al prodotto finale, mentre gli ingredienti singoli potrebbero essere stati testati in precedenza su animali, prima di essere comprati ed utilizzati dal brand che stiamo acquistando.

Prodotti che arrivano da lontano

Inoltre, un brand potrebbe vendere, oltre che nel nostro Paese, in zone del mondo dove la normativa vigente richiede ai brand stranieri test sugli animali per poter entrare nel mercato. Ricordiamo infatti che se Unione Europea, India, Israele e Nuova Zelanda hanno vietato da tempo i test sugli animali, questa regola non vale in tutto il mondo.

A chiedere obbligatoriamente i test sono oggi sopratutto Egitto e Arabia Saudita. Per molto tempo tra questi Paesi c’è stata anche la Cina, che tuttavia sta cambiando le sue politiche.

Dal 2021 molti cosmetici (come creme, shampoo o make-up) possono essere venduti in Cina senza test sugli animali, se l’azienda fornisce sufficienti certificazioni di sicurezza. Rimane l’obbligo per alcuni prodotti, come i solari e le tinture per capelli.

In Giappone, negli Stati Uniti e in Corea i test non sono obbligatori, ma possono talvolta essere svolti, soprattutto su ingredienti nuovi. E’ importante tenere presente questo elemento perché la skincare coreana è ormai diventata un fenomeno globale, grazie a routine elaborate e formulazioni innovative.

Anche qui, negli ultimi tempi la situazione si sta evolvendo, e diversi brand coreani hanno scelto di non effettuare più test sugli animali e ottenere certificazioni internazionali.

Tuttavia, non si tratta di un trend generalizzato: quando si acquista un prodotto extra europeo è sempre utile consultare il sito del marchio per capire meglio la sua politica aziendale.

Orientarsi negli acquisti online

Questo perché, al di là delle certificazioni, un occhio deve sempre andare alla trasparenza. Le aziende davvero impegnate per evitare i test sugli animali tendono a pubblicare informazioni chiare sulle loro policy interne, sugli ingredienti che utilizzano e sui Paesi in cui commercializzano i prodotti. Importante anche verificare, per le aziende più grandi, la presenza di un bilancio di sostenibilità pubblico o documenti simili.

In mancanza di queste informazioni, soprattutto nel caso di prodotti venduti principalmente online, è difficile avere garanzie reali. Un caso emblematico è quello del marchio cinese Sheglam, di proprietà della piattaforma Shein.

Per quanto riguarda i test sugli animali, Sheglam scrive infatti sul proprio sito di essere 100% cruelty free e di recente ha annunciato di aver ricevuto la certificazione Leaping Bunny.

Tuttavia, diversi osservatori negli ultimi anni hanno fatto notare come le informazioni sulla filiera di Sheglam e di Shein non siano in realtà dettagliate né verificabili. Shein è stata anche accusata di pubblicità ingannevole, proprio a causa dei proclami sulla propria sostenibilità.

Ricordiamo in chiusura che queste nuove piattaforme ultra low cost e fast beauty sollevano comunque altre importanti questioni ambientali e sociali: sono problematiche a causa del packaging in plastica usa e getta, dell’inquinamento delle acque nei dintorni delle fabbriche, del comprovato sfruttamento della manodopera in atto nei Paesi di produzione.

In più, si basano su un modello di consumo rapidissimo, che spinge all’acquisto compulsivo di prodotti destinati a durare poco.

Crediti immagine: Depositphotos

L'articolo Skincare e make up cruelty free, come riconoscerli davvero in un mercato globale è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia