Longevità e qualità della vita: nutrizione, scienza e cultura

Mar 11, 2026 - 03:00
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Longevità e qualità della vita: nutrizione, scienza e cultura
longevità

La longevità non riguarda solo la terza età ma l’intero arco della vita. Un booklet dell’Osservatorio Nestlé – L’Età senza Età – raccoglie il contributo di esperti di nutrizione, medicina e psicologia per promuovere una cultura della healthy longevity

L’allungamento della vita rappresenta uno dei fenomeni demografici più rilevanti del nostro tempo. Vivere più a lungo, tuttavia, non coincide automaticamente con vivere meglio. La sfida contemporanea consiste piuttosto nel trasformare l’aumento dell’aspettativa di vita in anni di salute, autonomia e benessere.

Da questa consapevolezza nasce il nuovo booklet Il benessere ha il passo lungo. Pensare oggi all’età di domani, realizzato da Nestlé nell’ambito dell’Osservatorio L’Età senza Età. La pubblicazione raccoglie contributi di esperti provenienti da ambiti disciplinari diversi e propone indicazioni concrete per promuovere una cultura della longevità consapevole.

Il progetto si fonda su un obiettivo dichiarato: rendere accessibili conoscenze e competenze sulla longevità, superando l’idea che l’invecchiamento sia un tema limitato alla sola terza età. La prospettiva adottata considera invece l’intero ciclo di vita, evidenziando come le scelte quotidiane compiute in età adulta – e persino giovanile – possano influenzare in modo significativo la qualità degli anni futuri.

Alimentazione e stili di vita nella costruzione della longevità

Uno dei pilastri della healthy longevity riguarda la nutrizione. Nel booklet interviene Giuseppe Fatati, nutrizionista clinico e direttore scientifico dell’Osservatorio Nestlé, che analizza il rapporto tra alimentazione e qualità della vita nel contesto italiano.

Secondo l’esperto, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso un’alimentazione equilibrata, ma persiste una certa distanza tra consapevolezza teorica e comportamenti quotidiani. In questo quadro, la pubblicazione propone dieci indicazioni pratiche orientate a promuovere abitudini alimentari più equilibrate e coerenti con le esigenze di salute a lungo termine.

Il presupposto scientifico è chiaro: in una società nella quale l’aspettativa di vita continua ad aumentare, la nutrizione assume un ruolo strategico nel determinare non soltanto la durata della vita, ma anche la qualità degli anni vissuti.

Il tema della longevità non riguarda esclusivamente la dimensione sanitaria. Secondo Nic Palmarini, direttore del National Innovation Centre for Ageing nel Regno Unito e amministratore delegato di Voice Italia Social Enterprise, l’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle più profonde trasformazioni sociali del XXI secolo.

La crescente presenza di persone che vivono a lungo e in buona salute apre infatti nuove prospettive economiche e culturali. Palmarini invita a considerare la longevità non come un problema da affrontare, ma come un’opportunità da valorizzare, evidenziando il potenziale contributo delle generazioni mature alla vita sociale, culturale ed economica.

In questa prospettiva, le politiche pubbliche e le strategie sociali dovrebbero promuovere condizioni che consentano alle persone di mantenere un ruolo attivo nella società anche nelle età più avanzate.

Età biologica e fragilità: il contributo della ricerca geriatrica

Il quadro scientifico viene ulteriormente approfondito dall’intervento di Giuseppe Bellelli, professore ordinario all’Università di Milano-Bicocca e direttore della Scuola di specializzazione in gerontologia e geriatria.

Uno degli aspetti centrali analizzati riguarda la distinzione tra età anagrafica ed età biologica. Due individui della stessa età possono infatti presentare condizioni di salute molto diverse, determinate da fattori genetici, stili di vita e contesto sociale.

Nel campo della geriatria, particolare attenzione viene riservata al tema della fragilità, una condizione che interessa circa il 10–15% delle persone oltre i 65 anni e fino alla metà degli ultraottantenni.

Secondo Bellelli, tuttavia, la fragilità non rappresenta un destino inevitabile: attraverso prevenzione, attività fisica e corretti stili di vita è possibile contrastarne l’insorgenza e limitarne gli effetti.

La riflessione sulla longevità non può prescindere dalla dimensione psicologica. Nel booklet interviene Guendalina Graffigna, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttrice dell’EngageMinds Hub.

L’approccio proposto considera l’invecchiamento come un processo che coinvolge non solo il corpo ma anche le rappresentazioni culturali e le attitudini individuali. Secondo Graffigna, la costruzione di una longevità sana richiede un cambiamento comportamentale che deve essere promosso già nelle prime fasi della vita attraverso strumenti educativi e culturali.

La pubblicazione propone inoltre una serie di suggerimenti orientati a sviluppare un atteggiamento positivo nei confronti del tempo che passa. Tra questi figurano pratiche quotidiane come la gratitudine, l’altruismo e la capacità di mantenere uno sguardo curioso e aperto verso il mondo.

Una società con cinque generazioni

Uno degli elementi più significativi del fenomeno della longevità è la coesistenza, nelle società contemporanee, di cinque diverse generazioni, ciascuna caratterizzata da bisogni, valori e aspettative differenti.

In questo contesto, la promozione dell’healthy aging diventa una responsabilità condivisa che coinvolge politiche pubbliche, sistemi sanitari, imprese e comunità. Stili di vita, relazioni sociali, ambiente e cultura concorrono infatti a definire le condizioni che permettono di vivere più a lungo in salute.

L’Osservatorio L’Età senza Età, nato nel 2024 su iniziativa di Nestlé, si propone proprio di analizzare questi fenomeni attraverso contributi multidisciplinari e analisi dei dati, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per orientare scelte consapevoli.

Crediti immagine: Depositphotos

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