Afghanistan e Pakistan si fanno guerra di confine, mentre è già in corso una delle crisi alimentari più gravi al mondo

Mar 5, 2026 - 12:30
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Afghanistan e Pakistan si fanno guerra di confine, mentre è già in corso una delle crisi alimentari più gravi al mondo

Ieri, l’United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA) ha riferito che «Le ostilità lungo il confine tra Afghanistan e Pakistan proseguono per il settimo giorno consecutivo. L'accesso alle aree colpite dagli scontri rimane limitato, quindi i resoconti delle vittime non possono ancora essere verificati in modo indipendente. Scuole e mercati in diversi distretti di confine rimangono chiusi a causa della persistente instabilità, mentre i colpi di mortaio hanno costretto le famiglie a fuggire dai villaggi nel nord-ovest del Pakistan. Gli operatori umanitari continuano ad aiutare le persone bisognose di aiuti umanitari nel sud della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, ma parte del loro lavoro nelle zone di confine è stato temporaneamente sospeso».

In Afghanistan, i bombardamenti e attacchi aerei portati dal Pakistan hanno causato vittime civili e danneggiato abitazioni. Nella provincia di Nangarhar, un bombardamento nei pressi del valico di frontiera di Torkham ha ferito 5 civili, tra cui bambini, mentre un altro colpo di mortaio nel distretto di Nazyan ha ferito due persone e danneggiato delle abitazioni».
L'OCHA ha invitato sia il Pakistan che il governo talebano dell’Afghanistan – ma anche le milizie jihadiste che sostengono da un lato e l’altro del confine- a «Proteggere i civili e le infrastrutture civili, a garantire un accesso umanitario rapido e senza ostacoli e a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario».

L'United Nations Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA) aveva già lanciato e ribadito il suo appello a «Porre fine agli scontri transfrontalieri tra le forze di sicurezza de facto afghane e le forze di sicurezza pakistane, che stanno peggiorando la già grave situazione umanitaria in Afghanistan. L'UNAMA invita inoltre tutte le parti a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale, compreso il diritto internazionale umanitario, e a garantire la protezione dei civili».

Mentre continua la guerra lungo la Linea Durand, la contesa e contestata frontiera pakistana-afghana, l'UNAMA, in linea con il suo mandato del Consiglio di sicurezza, continua a documentare scontri e attacchi con vittime civili all'interno dell'Afghanistan, mentre le agenzie umanitarie hanno lanciato l'allarme per un peggioramento dell'impatto umanitario sulla popolazione afghana, tra cui sfollamenti su larga scala e interruzione delle attività di assistenza.

Dalla tarda serata del 26 febbraio al 2 marzo 2026, l'UNAMA aveva già registrato almeno 146 vittime civili in Afghanistan, con 42 morti e 104 feriti, tra cui donne e bambini. E si tratta solo di dati preliminari, visto che nell’emirato dei r talebani le notizie circolano con grande difficoltà.

Tra le vittime civili figurano quelle causate dal fuoco indiretto negli scontri transfrontalieri che hanno colpito le aree residenziali nelle province di Paktya, Paktika, Nangarhar, Kunar e Khost in Afghanistan, e quelle degli attacchi aerei pakistani nelle province di Paktika e Nangarhar.

Secondo i dati preliminari raccolti dall'OCHA, «Circa 16.400 famiglie sono state sfollate nelle province di Paktya, Paktika, Nangarhar, Kunar e Khost dalle aree colpite dagli scontri. Inoltre, a centinaia di famiglie ancora sfollate dopo il terremoto di Kunar dell'agosto 2025, il più mortale in Afghanistan degli ultimi 30 anni, è stato consigliato di lasciare l'area e tornare ai loro luoghi di origine o di rimanere presso i parenti come misura precauzionale».

Sono state colpite anche le strutture umanitarie e mediche, tra cui l'ospedale di emergenza al posto di frontiera di Torkham e un centro di transito dell'International Organization for Migration (IOM), Nangarhar, nell'Afghanistan orientale, ha subito ingenti danni collaterali e l’IOM ha sospeso le operazioni di frontiera a Torkham e Bahramcha per motivi di sicurezza, limitando l'accesso umanitario e la fornitura di assistenza in un momento in cui i bisogni sono in rapido aumento.

La stessa IOM avverte che «L'Afghanistan sta affrontando una delle più grandi crisi di sfollamento legate ai rimpatriati a livello globale, con oltre cinque milioni di rimpatriati registrati negli ultimi due anni, di cui 2,6 milioni solo nel 2025. Qualsiasi ulteriore sfollamento causato dal conflitto o improvvisi rimpatri su larga scala metterebbe a dura prova i servizi locali, le infrastrutture di confine e le comunità ospitanti, erodendo ulteriormente la già limitata capacità di risposta».

Il World Food Programme (WFP9 ha sospeso le sue attività nelle aree dove sono in corso combattimenti e attacchi aerei, con circa 160.000 persone colpite dalla sospensione delle distribuzioni di cibo. In un comunicato il WFP fa un quadro tragico della situazione in Afghanistan: «Forse ricorderete il terremoto che ha colpito l'Afghanistan orientale il 31 agosto. Le comunità delle province montuose di Kunar e Nangarhar, già tra le più vulnerabili, sono state le più colpite, perdendo familiari, case e mezzi di sussistenza. Oggi, quelle stesse comunità sono di nuovo in prima linea, ad affrontare l'escalation del conflitto con il Pakistan. I distretti colpiti stavano già affrontando una grave insicurezza alimentare, con più della metà di loro che soffrivano livelli di fame di emergenza, mentre quattro delle province colpite stavano sperimentando livelli critici di malnutrizione acuta, lasciando le famiglie in una situazione sempre più disperata. Dall'altra parte del paese, al confine occidentale con l'Afghanistan, la violenza in Iran sta alimentando il timore di un'impennata dei rimpatri. Abbiamo assistito a un'analoga impennata di rimpatri durante l'intensificarsi dei combattimenti nel giugno 2025. Per molti, tornare in Afghanistan significa non solo affrontare povertà, disoccupazione e fame, ma anche una rinnovata instabilità».

L'Afghanistan continua a essere una delle crisi alimentari più gravi al mondo, con un afghano su tre, ovvero 17,4 milioni di persone, che necessitano urgentemente di assistenza alimentare. Anche la malnutrizione infantile ha raggiunto livelli preoccupanti: si prevede che 3,7 milioni di bambini necessiteranno di cure nel 2026. Con una nuova crisi in atto e le attuali prospettive di finanziamento, il WFP non sarà in grado di raggiungere le famiglie in fuga dall'Iran e dal Pakistan e gli sfollati interni a causa del conflitto transfrontaliero in Afghanistan.

L’agenzia Onu lancia un urgentissimo allarme: «Per la nostra risposta invernale di quest'anno, il WFP è riuscito a fornire assistenza alimentare solo a una minima parte delle persone bisognose. Il WFP avverte che entro aprile 2026 i fondi per le operazioni di emergenza si esauriranno, mettendo a rischio milioni di persone di perdere un sostegno essenziale. Il nostro fabbisogno finanziario per i prossimi sei mesi ammonta a 313 milioni di dollari. Il WFP esorta la comunità internazionale a onorare il proprio impegno e a non abbandonare l'Afghanistan nel momento del massimo bisogno».

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia