Trump vuole indebolire la protezione delle rare balene franche nordatlantiche

Mar 5, 2026 - 12:30
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Trump vuole indebolire la protezione delle rare balene franche nordatlantiche

La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAAA), che dipende direttamente dal Dipartimento del commercio Usa, ha avviato la fase di osservazioni per valutare un'azione di "deregulion" per annullare le misure federali di protezione della velocità delle imbarcazioni che proteggono le balene franche nordatlantiche (Eubalaena glacialis), una specie in via di estinzione e, come ammette la stessa NOAA, «Considerata una specie in pericolo ai sensi dell'Endangered Species Act, con una popolazione stimata di circa 380 individui all'inizio del 2024. Le principali minacce alla sopravvivenza della balena franca nordatlantica includono l'impigliamento negli attrezzi da pesca e le collisioni con le imbarcazioni».

Proprio per ridurre il rischio di collisioni tra imbarcazioni e balene franche nordatlantiche, nel 2008 il National Marine Fisheries Service (NMFS) ha Introdotto lo “speed rule”, un regolamento che istituisce restrizioni stagionali e obbligatorie sulla velocità delle imbarcazioni in aree designate lungo la costa orientale degli Stati Uniti. La NOAA spiega che «La norma sulla velocità richiede che la maggior parte delle imbarcazioni di lunghezza pari o superiore a 65 piedi (19,8 metri) transiti a velocità pari o inferiori a 10 nodi nelle Seasonal Management Areas (SMA) istituite.nel 2008 il NMFS ha iniziato ad attuare un programma volontario di Dynamic Management Area (DMA) program (noto come Slow Zones fino al 2020) per migliorare la protezione delle aggregazioni di balene franche nordatlantiche che potrebbero formarsi al di fuori dei confini designati delle SMA. Nel 2020, il NOAA Fisheries’ Greater Atlantic Regional Fisheries ha introdotto il programma "Right Whale Slow Zone" in tutto il New England e nel Medio Atlantico per fornire ulteriori protezioni. Queste zone volontarie funzionano allo stesso modo delle DMA, con la differenza che possono essere attivate anche da rilevamenti acustici oltre che visivi.

Dopo che la caccia alle balene franche nordatlantiche fu vietata nel 1935, la loro popolazione era aumentata fino a raggiungere i 483 individui nel 2010. Purtroppo, dopo il loro numero è calato.  

Le collisioni con le imbarcazioni sono una delle principali cause di lesioni e morte delle balene franche nordatlantiche. Ocean Usa spiega che «Sono animali lenti, che nuotano a velocità inferiori a 4 miglia orarie (o una media di 6 chilometri), solitamente vicino alla superficie dell'acqua. Sono anche di colore scuro e prive di pinna dorsale, il che le rende molto difficili da individuare. Studi hanno dimostrato che la velocità di un'imbarcazione è un fattore determinante nelle collisioni con le balene franche nordatlantiche. Ad alta velocità, le imbarcazioni non possono manovrare per evitarle e queste balene nuotano troppo lentamente per riuscire a spostarsi. Questo le espone a un rischio elevato di essere colpite, con conseguenti lesioni mortali dovute a traumi da corpo contundente o tagli causati dalle eliche.

Un'altra delle principali cause di morte delle balene franche nordatlantiche è l'impigliamento negli attrezzi da pesca utilizzati per catturare aragoste, granchi e altre specie. Circa un quarto della popolazione rimane impigliato ogni anno negli attrezzi da pesca negli Stati Uniti e in Canada, e circa l'85% è rimasto impigliato almeno una volta. Sono state osservate corde avvolte intorno alla bocca, alle pinne, alla coda e al corpo, che le rallentano; rendono difficile nuotare, riprodursi e nutrirsi; e possono causare la morte. Le corde tagliano la carne delle balene, causando infezioni potenzialmente letali, e sono così resistenti da aver reciso pinne e code e lesionato le ossa.  

Ora, la NOAA, su impulso dell’amministrazione Trump, vuole «Elaborare programmi duraturi che tengano conto sia della conservazione che della vitalità economica delle comunità costiere. A tal fine, ricerchiamo specificamente informazioni sui seguenti argomenti. Efficacia delle tecnologie per ridurre gli impatti con le balene: NMFS supporta lo sviluppo e l'utilizzo di tecnologie, approcci ingegneristici e altri strumenti avanzati. per ridurre il rischio di impatti con le balene di grandi dimensioni».

Il NMFS è alla ricerca dati e/o analisi scientifiche e commerciali che distinguano il rischio di collisione rappresentato da diverse classi di dimensioni dell'imbarcazione, incluso il confronto tra il pescaggio e la manovrabilità delle imbarcazioni da diporto più piccole rispetto alle grandi navi oceaniche e come tali fattori influenzino il rischio di collisione. Ma ricerca anche «Informazioni sull'utilizzo di approcci dinamici per le speed zones basati sul rilevamento di balene (avvistamenti, rilevamento acustico o altre forme) comunicate ai naviganti tramite notifica elettronica in tempo reale come strumento di gestione primario in sostituzione delle SMA statiche. La NMFS accoglie inoltre con favore le opinioni delle parti interessate sull'utilizzo di DMA/Slow Zones volontarie e sull'efficacia di queste zone temporanee».

Oceana Usa fa notare che «Gli studi suggeriscono che le imbarcazioni che viaggiano a una velocità inferiore ai 10 nodi hanno meno probabilità di uccidere le balene franche del Nord Atlantico in caso di collisione». Ma le agenzie Usa sembrano più interessate alla tranquillità della navigazione e a permettere una velocità più elevata delle imbarcazioni che alla sicurezza delle rarissime balene, paventando anche danni economici a causa della protezione dei cetacei.

La ong ambientalista Natural Resources Defense Council (NRDC) ricorda che le misure attualmente in vigore «Riducono le collisioni mortali con grandi navi commerciali, che rappresentano una delle principali cause di mortalità per questa iconica specie americana. L'azione dell'amministrazione minaccia di minare una tutela comprovata e scientificamente provata, in vigore da quasi due decenni».

Francine Kershaw , scienziata senior del NRDC, è molto preoccupata: «L'indebolimento della regola sulla velocità delle navi riporterà le balene franche nordatlantiche sulla corsia preferenziale verso l'estinzione. Questa regola è semplice: quando e dove le balene franche sono maggiormente a rischio, le grandi navi devono rallentare. Il limite dei 10 nodi funziona. Riduce significativamente le probabilità che una collisione si trasformi in una tragedia ed è ampiamente riconosciuto come una buona pratica per la protezione delle balene da scienziati e operatori del settore marittimo. Al contrario, non ci sono prove che altre tecnologie possano offrire lo stesso livello di protezione del rallentamento delle navi. E’ sconsiderato mettere a repentaglio il futuro di una delle specie più a rischio del nostro Paese».

Gib Brogan, Senior Campaign Director di Oceana, conclude: «I limiti di velocità in acqua sono una riduzione del rischio necessaria, non una restrizione non necessaria. La Vessel Speed Rule salva vite, sia umane che di balene franche nordatlantiche, specie in grave pericolo di estinzione. Una collisione tra un'imbarcazione e una balena può ferire o uccidere persone, distruggere imbarcazioni ed è spesso fatale per la balena. Gli impatti con le imbarcazioni rappresentano una delle principali minacce per questa specie. L'attuale regolmento, in vigore da 18 anni, contribuisce a mitigare le collisioni tra imbarcazioni e offre alle balene franche del Nord Atlantico maggiori possibilità di sopravvivenza. Oceana incoraggia la National Oceanic and Atmospheric Administration a non indebolire il regolamento attuale o ad adottare strategie e tecnologie non comprovate che metterebbero a rischio solo balene ed esseri umani. La NOAA dovrebbe invece cogliere questa opportunità per basarsi sulla sua ricerca e competenza passate per migliorare le protezioni esistenti e sostenere il recupero della balena franca nordatlantica e di altre grandi balene nell'Atlantico statunitense».

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