Ancora una tentata aggressione all’interno del carcere di Marassi

Gen 31, 2026 - 03:30
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Ancora una tentata aggressione all’interno del carcere di Marassi
Carcere Marassi

Genova. Nuova tentata aggressione ai danni del personale di polizia penitenziaria del carcere di Marassi. A darne notizia è il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Come spiega Vincenzo Tristaino, segretario nazionale Sappe per la Liguria, “un detenuto di origine nordafricana ha tentato di estrarre una lametta occultata nella bocca, con l’evidente intento di colpire l’unità di Polizia Penitenziaria intervenuta”.

L’azione non ha avuto conseguenze grazie alla tempestiva applicazione dei protocolli operativi di sicurezza predisposti dal comando dell’istituto. Determinante anche l’utilizzo delle bodycam in dotazione al personale, che ha contribuito a dissuadere ulteriori condotte violente e a impedire l’escalation dell’episodio.

A seguito dell’accaduto, il detenuto è stato posto in isolamento, come previsto dalle procedure vigenti. Il Sappe ribadisce la centralità della sicurezza negli istituti penitenziari e sottolinea l’importanza di strumenti operativi e tecnologici adeguati e di organici sufficienti per garantire la tutela del personale di polizia penitenziaria, quotidianamente esposto a gravi rischi.

Tristaino evidenzia inoltre le difficoltà che caratterizzano le carceri liguri e torna a sollecitare le Istituzioni affinché si riapra a Genova il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria della Liguria: “Riaprire il Prap in Liguria è assolutamente necessario per sanare le gravi inefficienze prodotte dalla soppressione, nel 2017, del provveditorato di Genova e la dipendenza logistica, gestionale e territoriale dal Piemonte, come è oggi”.

“Il governo e l’amministrazione penitenziaria – dice Donato Capece, segretario generale del Sappe – sono oggi più attenti ai problemi del settore, ma servono interventi urgenti, a partire dalla riapertura del provveditorato regionale di Genova”. Capece propone una “riorganizzazione delle carceri su tre livelli di sicurezza, adeguando formazione e impiego del personale, con più agenti dove necessario e maggiore presenza di educatori e assistenti negli altri contesti”. Ribadisce infine che “sicurezza e diritti devono procedere insieme e che i ruoli tecnici, come medici, psicologi e figure socio-pedagogiche, vanno attivati rapidamente”.

Secondo il Sappe, la polizia penitenziaria dovrebbe concentrarsi sulle funzioni di sicurezza e osservazione, rafforzando la collaborazione con l’autorità giudiziaria e potenziando il Nucleo investigativo centrale, da trasformare in servizio centrale di polizia giudiziaria per migliorare l’efficacia investigativa.

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Redazione Redazione Eventi e News