Cosmeticoressia: i rischi (non solo per la pelle) della skincare precoce tra bambini e preadolescenti

Aprile 1, 2026 - 14:30
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Cosmeticoressia: i rischi (non solo per la pelle) della skincare precoce tra bambini e preadolescenti

L’istruttoria dell’AGCM sulle pratiche di marketing rivolte ai minori porta in Italia un dibattito internazionale sulla cosmeticoressia, un fenomeno emergente che coinvolge bambini e preadolescenti e può influire sullo sviluppo dell’autostima e della percezione del corpo. Lo psicologo Cristian Pagliariccio commenta rischi, segnali d’allarme e strategie di prevenzione

di Elisabetta Turra

In Italia si sta tracciando una strada inedita nella tutela dei minori. L’istruttoria avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) nei confronti di grandi catene cosmetiche per presunte pratiche di marketing rivolte ai bambini ha acceso un faro su un fenomeno che non riguarda solo la bellezza, ma anche la salute psicologica delle nuove generazioni. Un dibattito che ha superato i confini nazionali e catturato l’attenzione dei media internazionali, aprendo la strada a una riflessione più ampia sulla cosmeticoressia.

Cosmeticoressia: un termine che allarma

Quando si parla di cosmeticoressia, o dermatorexia, non ci si riferisce a una diagnosi clinica codificata, ma a un comportamento emergente, un attaccamento psicologico alla perfezione della pelle che porta all’uso eccessivo di prodotti cosmetici, anche in età precoce. “Non è tutta farina del sacco dei giovanissimi – spiega Cristian Pagliariccio, iscritto all’Ordine degli psicologi del Lazio e Psicologo dell’Educazione – ma nasce dall’interazione tra vulnerabilità individuale e sollecitazioni sociali. I ragazzi e le ragazze, soprattutto in preadolescenza, sono estremamente sensibili ai messaggi dei social media che modellano l’identità. Vedono modelli estetici idealizzati e tendono a interpretarli come obiettivo da raggiungere, quando in realtà la soluzione ai problemi della pelle – ad esempio l’acne – resta medica, non cosmetica”. La diffusione di routine di skincare tra bambini e bambine, spesso senza reali necessità dermatologiche, viene presentata come un modo per “stare insieme” o per essere accettati socialmente. Dietro queste pratiche si nasconde anche un mercato pronto a fidelizzare i più giovani e a trasformarli in consumatori a vita.

Social media e modelli estetici: amplificatori di insicurezze

I social media bombardano i giovani con tutorial e trend che presentano la cura della pelle come elemento chiave di desiderabilità. «Chi pubblica contenuti non pensa quasi mai alle conseguenze psicologiche su un pubblico minorenne – osserva Pagliariccio – . Se un creator mostra una routine di skincare per adulti senza avvertenze, un bambino può imitarla, credendo sia normale per la sua età. È un problema di responsabilità: proprio come per i prodotti, anche chi diffonde questi messaggi dovrebbe valutare l’introduzione di indicazioni di età». La recente indagine italiana ha acceso i riflettori a livello internazionale, mostrando come il fenomeno possa essere sottovalutato altrove e creando un precedente nella tutela dei minori.

Cosmetici e immagine corporea: un legame profondo

L’uso di cosmetici destinati ad adulti può rappresentare un campanello d’allarme di un disagio più profondo. «C’è una connessione forte tra immagine corporea e autostima – sottolinea Pagliariccio – soprattutto negli adolescenti, in cui il confronto sociale è intenso. Quando si attribuisce valore a come si appare, si rischia di sviluppare tendenze all’autoperfezionismo. Se l’accettazione sociale sembra dipendere dall’aspetto, la costruzione del sé diventa fragile». La pressione per conformarsi agli standard estetici può incidere sull’accettazione nei gruppi di pari, rendendo più vulnerabili chi già fatica a sentirsi all’altezza dei modelli proposti.

Rischi psicologici e comportamenti compulsivi

La cosmeticoressia non si limita all’uso di prodotti: può tradursi in comportamenti compulsivi, come l’acquisto continuo di cosmetici o l’esposizione ostentata dei propri acquisti. «Si può arrivare a valutare il proprio valore in base a ciò che si possiede – evidenzia Pagliariccio – o a sviluppare rituali ossessivi legati alla skincare. Ciò può innescare ansia da prestazione, perfezionismo patologico e una relazione disfunzionale con l’aspetto fisico». La supervisione dei genitori diventa fondamentale: non per limitare i giovani, ma per aiutarli a distinguere tra cura di sé e ossessione estetica.

Genitori: segnali da osservare e strategie d’intervento

Il dottor Pagliariccio suggerisce alcuni strumenti pratici:

  • Attenzione alle avvertenze e alle indicazioni di età: se chi sponsorizza un prodotto non le inserisce, probabilmente il contenuto non è adatto ai minori.
  • Preferire prodotti pediatrici: fino a indicazioni cliniche specifiche, usare cosmetici pensati per bambini.
  • Spiegare l’unicità della pelle: non esiste una pelle “perfetta” universale.
  • Separare cura personale ed estetica: valorizzare aspetti dell’identità indipendenti dall’aspetto fisico.
  • Consultare professionisti: medico o psicologo in caso di dubbi o comportamenti problematici.

Prevenzione e promozione della salute: una responsabilità collettiva

«È necessario lavorare molto di più sulla promozione della salute e sull’educazione all’uso critico dei media – conclude Pagliariccio – . La tutela dei giovani richiede un impegno condiviso per aumentare la consapevolezza e fornire strumenti per prevenire relazioni disfunzionali con il corpo e con i consumi». In un’epoca in cui la cura di sé si intreccia con la comunicazione digitale, proteggere i più fragili dai messaggi estetici ossessivi resta una sfida urgente e globale.

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