Dal caso Niscemi al rischio nazionale: la mappa fragile dell’Italia

Gen 30, 2026 - 10:00
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Dal caso Niscemi al rischio nazionale: la mappa fragile dell’Italia

La frana che ha colpito Niscemi riporta al centro il tema del dissesto idrogeologico in Italia, tra fragilità geologiche note, strumenti di monitoraggio pubblico e nuove tecnologie per la prevenzione

Con un fronte lungo circa quattro chilometri e un abbassamento del terreno di diverse decine di metri lungo la corona, la frana di scivolamento che ha interessato Niscemi, in provincia di Caltanissetta, il 25 gennaio scorso ha coinvolto aree prossime al centro abitato, in particolare il quartiere Sante Croci, e ha interessato la strada provinciale Sp10.

L’abitato sorge su un pianoro delimitato da una scarpata, dove affiorano sabbie con livelli di arenaria poggianti su substrati argillosi, una combinazione litologica che storicamente favorisce fenomeni di instabilità.

Un territorio con una lunga memoria di dissesti

L’evento non rappresenta un episodio isolato. La zona di Sante Croci era già stata colpita, il 12 ottobre 1997, da una frana di vaste proporzioni. Più in generale, il comune di Niscemi rientra tra i territori siciliani caratterizzati da una ricorrenza significativa di dissesti franosi, come documentato dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Iffi).

L’inventario, gestito a livello nazionale, censisce oggi oltre 684.000 frane sull’intero territorio italiano, restituendo un quadro dettagliato di una fragilità diffusa e stratificata nel tempo.

A seguito dell’evento di gennaio, i geologi della regione siciliana, afferenti all’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, sono impegnati nei sopralluoghi tecnici finalizzati alla mappatura della frana.

Le attività in corso consentiranno l’aggiornamento dell’Inventario Iffi e del Piano di Assetto Idrogeologico (Pai), strumenti fondamentali per la pianificazione territoriale e la gestione del rischio.

L’integrazione sistematica dei nuovi dati rappresenta un passaggio chiave per adeguare le misure di prevenzione e mitigazione alle condizioni reali dei territori.

IdroGeo e la diffusione dei dati sul rischio

Parallelamente, l’Ispra, in collaborazione con Regioni e Province autonome, censisce quotidianamente i principali eventi di frana e i danni associati a edifici, infrastrutture, beni culturali e attività produttive.

Le informazioni confluiscono nella piattaforma nazionale IdroGeo, sviluppata per rendere accessibili dati e mappe sul dissesto idrogeologico.

Lo strumento consente di individuare i livelli di pericolosità da frana e alluvione entro un raggio di 500 metri da un punto di interesse, favorendo una maggiore consapevolezza collettiva dei rischi territoriali.

frana niscemi - dati ispra

Italia, paese strutturalmente esposto

Il quadro delineato dall’ultimo Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, presentato lo scorso luglio, conferma la dimensione strutturale del problema.

Il 94,5% dei comuni italiani risulta esposto a rischio per frane, alluvioni, valanghe o erosione costiera. Il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni; oltre 1,28 milioni di abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata, mentre 6,8 milioni sono esposti a rischio alluvionale nello scenario di pericolosità idraulica media.

Accanto ai sistemi di mappatura tradizionali, l’Ispra promuove la sperimentazione di tecnologie innovative per il monitoraggio dei fenomeni franosi.

Tra queste rientrano il fotomonitoraggio mediante sensori fotografici, capaci di documentare nel tempo le trasformazioni del territorio, e l’applicazione dell’Intelligenza artificiale per la raccolta e l’analisi delle informazioni.

L’obiettivo è migliorare l’accessibilità dei dati e l’efficacia degli strumenti di prevenzione, in un contesto in cui le informazioni sono già disponibili ma richiedono un uso sistematico e integrato per tradursi in riduzione concreta del rischio.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia