Dal codazzo allo zainetto: un politico visto da un tavolo al Pantheon

Ci siamo arrivati così, nel modo più romano e più umano possibile: chiedendo un consiglio al concierge dell’albergo. Il signor Paolo, due chiavette sulla giacca, quelle che non sono decorazione ma un linguaggio, ci ha squadrati senza farci capire nulla e poi ha deciso per noi con una calma che somiglia a un mestiere antico.
Ha fatto i conti con quanto volevamo camminare, con la pioggia probabile, con l’ora tarda. E ha disegnato un percorso che era già un racconto: Fontana di Trevi, qualche chiesa ancora aperta nella notte, quelle dove entri e ti sembra di finire in paradiso, con una musica che non sai da dove venga e non vuoi che finisca. È andata esattamente così. Molto meglio di qualsiasi guida di intelligenza artificiale, grazie Paolo.
Poi il ristorante. E qui il cameriere non ha fatto storytelling: ha fatto cronaca, con quella precisione quieta che a Roma è una forma di intelligenza pratica. «Questo era il ristorante preferito di Spadolini. Siete seduti al suo tavolo». Poi ha indicato la seduta come si indica un dettaglio che spiega un’epoca: «Ecco perché la poltrona è così ampia: aveva bisogno di molto spazio». E, come se stesse dicendo la cosa più normale del mondo, ha aggiunto l’altra frase, quella che sposta il discorso dalla nostalgia alla storia: «Qui negli anni ci sono stati tantissimi politici e molto spesso qui le decisioni di governo venivano discusse e prese».
Siamo a due passi dal Pantheon, in uno di quei luoghi romani che funzionano come archivi viventi: sulle pareti scorrono facce e strette di mano, presidenti e primi ministri, e non è difficile immaginare che certe conversazioni, tra un piatto e l’altro, tra un saluto e un cenno, siano passate davvero da qui, perché per decenni la politica ha avuto bisogno anche di luoghi stabili, riconoscibili, “terzi”: non il Palazzo e non la strada, ma una zona franca in cui parlare senza convocare e decidere senza formalizzare. Non è solo percezione: la cronaca romana ha raccontato Da Fortunato come un approdo attraversato da politici di più stagioni e da figure internazionali.
Che Spadolini fosse di casa qui, inoltre, non è soltanto una memoria orale. Un articolo di cronaca del Corriere della Sera, nel ricordo del ristoratore Fortunato Baldassarri, cita il locale come ritrovo di politici e riporta anche un dettaglio concreto legato a lui. E un testo pubblicato nel 2025 da Formiche, firmato da Lamberto Dini, parla esplicitamente delle “lezioni” che si apprendevano “alla lunga tavola” di Spadolini proprio al ristorante Da Fortunato al Pantheon.
Noi, stasera, ci siamo seduti in un tempo diverso, ma lo capisci anche attraverso il cibo: carciofo alla romana come antipasto, poi i tagliolini alla spigola con polvere di limone bruciato e basilico. Il carciofo è Roma che resta, una frase scolpita. I tagliolini, con quel limone “bruciato” e quella nota aromatica che arriva dopo, sono Roma che cambia: una città che conosce la tradizione ma non smette di provarci, di aggiornare il gesto. E mentre mangi, ti accorgi che anche il mestiere della politica ha fatto lo stesso: non ha abbandonato del tutto i vecchi riti, ma li ha compressi, accelerati, spostati altrove.
Il cameriere racconta com’era “prima” senza nostalgia costruita: una volta i politici arrivavano con il codazzo, portaborse e assistenti, una movimentazione ampia, quasi una piccola compagnia che si spostava insieme. Oggi invece, dice, vengono in giro con lo zainetto. Spesso da soli. Niente più borse, niente più corte visibile. È un cambio di scena che si vede: meno entrate e uscite sincronizzate, meno tavoli satellite, meno brusio organizzativo. Una sala più semplice. Ma non è affatto detto che ci sia meno lavoro: è solo che il lavoro non occupa più spazio davanti agli occhi.
La differenza più grande, rispetto ai tempi di Spadolini, non è morale e neppure estetica. È strutturale. Oggi il Parlamento è più piccolo: la riduzione del numero dei parlamentari ha portato i deputati da 630 a 400 e i senatori elettivi da 315 a 200. E lo “staff” non è sparito: è cambiato di forma. Alla Camera esiste un dato pubblico che rende bene la trasformazione: al 31 ottobre 2025 risultano 217 contratti attivi di collaboratori dei deputati e 181 deputati che se ne avvalgono. La macchina di supporto, insomma, c’è ancora; solo che sempre meno spesso si manifesta come corte in movimento. Sempre più spesso è una rete distribuita: un pezzo presente e un pezzo remoto, un pezzo in agenda e un pezzo in chat.
Ma il salto vero rispetto alla Prima Repubblica è un altro ancora: la politica non finisce più. Non perché i politici siano diventati più instancabili, ma perché la dimensione digitale ha cancellato la separazione tra i tempi. In Italia il telefono cellulare è praticamente universale nelle famiglie, e la crescita rispetto ai decenni passati racconta quanto sia cambiato il terreno su cui si cammina. E poi c’è la dieta digitale quotidiana: secondo AGCOM, nei primi nove mesi del 2025 hanno prodotto traffico dati circa 61 milioni di SIM “human” e il consumo medio giornaliero è stimabile in circa 1 GB per SIM.
Tradotto in vita: messaggi, notifiche, richieste, smentite, rilanci, micro-crisi che nascono e muoiono in poche ore ma pretendono risposta immediata. È un flusso che ti segue ovunque e che, paradossalmente, ti rende più solo proprio mentre ti collega a tutti.
E allora il ristorante cambia funzione. Se davvero in certi anni “le decisioni di governo venivano discusse e prese” tra un primo e un secondo, è perché il pranzo era un pezzo della macchina: un luogo abbastanza protetto da permettere conversazioni lunghe, abbastanza pubblico da rendere reale la politica, abbastanza stabile da costruire rituali. Oggi spesso il pranzo è una parentesi da incastrare, un intervallo tra due cose che non si vedono: una call, una chat, un documento condiviso, un post da correggere, una risposta urgente. È qui che si capisce il passaggio dal codazzo allo zainetto: prima il potere aveva bisogno di spazio attorno; oggi ha bisogno di spazio dentro, e spesso non lo trova.
Uscendo, il Pantheon fa il suo mestiere: resta. Ti ricorda che alcune forme attraversano i secoli senza chiedere permesso. La politica, invece, cambia pelle continuamente. E a volte te ne accorgi non da un convegno e non da un talk show, ma da una poltrona troppo larga, da una “lunga tavola” che un tempo era scuola, da un cameriere che ti consegna un frammento di storia come fosse il pane, e da un carciofo alla romana seguito da tagliolini alla spigola con limone bruciato, che sanno di tradizione e di presente nello stesso morso. Il codazzo occupava la sala. Lo zainetto occupa la testa.
L'articolo Funerali a Nichelino per Adamo Massa, il 37enne morto nella rapina a Lonate Pozzolo sembra essere il primo su VareseNews.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




