Sardegna, così i volontari hanno risposto alla devastazione del ciclone Harry

Gen 24, 2026 - 08:30
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Sardegna, così i volontari hanno risposto alla devastazione del ciclone Harry

Il mondo del volontariato, in Sardegna, non ha di certo pensato alla conta dei danni (ingentissimi) causati dal ciclone Harry: quello è un compito che spetta alla Regione. La quale, nel corso del sopralluogo del capo dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, attraverso la presidente Alessandra Todde ha ribadito «la necessità di una puntuale quantificazione» del disastro registrato in alcuni territori dell’Isola.

La costa del Sarrabus nelle prime ore del ciclone Harry

I volontari sono intervenuti prima, durante e dopo l’emergenza. Con diverse modalità che fanno emergere due importanti aspetti, fondamentali in casi del genere: la prevenzione e il ripristino ambientale. Facendo tesoro delle tragiche esperienze degli ultimi vent’anni, stavolta la macchina regionale della Protezione civile ha funzionato molto bene. Con buona pace degli immancabili leoni da tastiera che, soprattutto nelle ore immediatamente precedenti l’arrivo del ciclone africano, ironizzavano sull’allerta rossa diramata nelle aree più a rischio della Sardegna.

Le ferite dell’Ogliastra e del Sarrabus Gerrei

Il territorio ogliastrino, soprattutto nella fascia costiera orientale dell’Isola, è stato uno dei più bersagliati. Come era largamente nelle previsioni, visto che il vento di mare spingeva in quella direzione. I Comuni maggiormente interessati dall’evento critico hanno lavorato in piena collaborazione con la Protezione civile e il mondo del volontariato che assicura i servizi in quello specifico ambito.

Il mare in tempesta nel litorale del Sarrabus, in Sardegna

Nel Sarrabus Gerrei le precipitazioni sono state intense ma più contenute. Tra le associazioni mobilitate c’era l’Avocc (Associazione di volontariato “Egidio Coas – Paola Casula” di Villaputzu), operativa con due sezioni: quella di protezione civile e quella di soccorso sanitario. «Siamo entrati in azione domenica 18 gennaio», spiega il vicepresidente Mario Melis. «I Centri operativi comunali – Coc di Villaputzu e San Vito ci hanno chiesto di prestare particolare attenzione al Flumendosa: c’era un alto rischio di esondazione di quel fiume, dunque con i nostri 18 operatori abbiamo presidiato i ponti e le vie d’accesso (in Ogliastra sono caduti 548,4 mm di pioggia nel territorio di Gairo e 489,2 mm nei pressi di Villagrande Strisaili, mentre la stazione meteo di San Vito ha rilevato 160,9 mm e quella di Villaputzu 147,5 mm, ndr)».

Mario Melis alla guida di un mezzo dell’Avocc

«Abbiamo installato le pompe idrovore nei capannoni delle aree più esposte, allertato gli allevatori (che infatti hanno messo in sicurezza il bestiame), informato le famiglie che vivono nelle zone più isolate. Insomma, abbiamo giocato d’anticipo. La macchina regionale ha funzionato bene. Va detto che, negli ultimi anni, gli enti locali hanno provveduto a effettuare la necessaria manutenzione del territorio, con la pulizia dei canali e le opere idrauliche necessarie per evitare gli allagamenti di strade e campagne. Questo ha aiutato enormemente a fronteggiare un’emergenza di questa portata. Nessuno ha lamentato problemi particolari, tutti hanno rispettato l’allerta rossa e le disposizioni dei sindaci».

Immagine aerea del Sarrabus sommerso dall’acqua piovana

«Un evento molto potente»

La spiaggia del Poetto, nove chilometri di sabbia bianca da Cagliari a Quartu Sant’Elena, è sparita per un paio di giorni sotto 60 centimetri di acqua marina. Tutta la costa è stata flagellata dalla pioggia e dal vento (raffiche sino a 110 km/h), con una forte erosione in buona parte del litorale. La mareggiata non ha depositato soltanto tonnellate di alghe, ma anche detriti e rifiuti di tutti i tipi. L’associazione Cittadinanzattiva “Oikos” di Quartu Sant’Elena è intervenuta ieri e oggi, chiamando a raccolta soci e cittadini di tutta l’area metropolitana di Cagliari.

Michele Randaccio, presidente di Cittadinanzattiva “Oikos”

«Abbiamo organizzato una delle nostre consuete clean up, stavolta con un carattere di emergenza», spiega il presidente Michele Randaccio. «Hanno risposto decine e decine di persone, oltre alla maggior parte dei nostri 65 volontari. Se devo trovare un aggettivo per definire gli ultimi giorni, direi potente: sia per la portata del ciclone Harry, sia per la partecipazione di tanta gente per ripulire il tratto di spiaggia del nostro Comune. Il mare ha restituito una quantità enorme di rifiuti: passi per alcune centinaia di nasse, disseminate dai pescatori al largo, il problema è che abbiamo trovato pneumatici, lattine di bibite, buste e altri oggetti di plastica, pannolini. Sono sicuro che, sotto i 60 centimetri di Posidonia depositati in riva, ci siano altri oggetti. Purtroppo, le disposizioni di legge non ci permettono di toccare le alghe. Fa male, però, vedere i risultati del comportamento incivile di tante persone che si liberano delle cose più impensabili e inquinano l’ambiente».

Una piccola parte dei rifiuti recuperati dai volontari di Oikos

Centoventi persone in 48 ore hanno dato una mano a Oikos, nonostante il maltempo. «Oikos è una parola greca che significa “casa”, ma anche “ambiente”. L’abbiamo scelta perché dobbiamo e vogliamo essere responsabili, tenendo pulito l’ambiente come la nostra casa. E questo aspetto, evidentemente, sta a cuore anche a tanti altri cittadini. Tuttavia, è triste dover fare i conti con l’inciviltà di numerose persone che evidentemente non amano la loro terra».

La spiaggia di Quartu ricoperta da posidonia e rifiuti di ogni genere

Non tutti i mali vengono per nuocere: ecco la sorpresa celata a lungo

Tanti danni e disagi, ma anche una buona notizia. Il maltempo dei giorni scorsi ha riportato alla luce, nella spiaggia di Chia (territorio di Domus de Maria, a 50 km da Cagliari, nel versante sud-occidentale) tombe e reperti archeologici: con molta probabilità appartengono all’antica città di Bithia, un attivo centro portuale e commerciale fenicio-punico. Per oltre due millenni sono rimasti protetti dalla sabbia, c’è voluta la forza dirompente del ciclone Harry per vederli riaffiorare. I carabinieri hanno isolato l’area e segnalato il ritrovamento alla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna.

Credits: foto Cittadinanzattiva Oikos Quartu Sant’Elena e Avocc (Associazione di volontariato “Egidio Coas – Paola Casula”) di Villaputzu

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Redazione Redazione Eventi e News